Popolo della Famiglia: l’unica vera novità nella politica italiana

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Una manifestazione del Popolo della Famiglia (foto tratta dalla pagina Facebook del Popolo della Famiglia)

Si terrà il prossimo 28 gennaio a Roma l’assemblea nazionale del Popolo della Famiglia. La formazione fondata da Mario Adinolfi, politico di lungo corso tra i fondatori del Partito Democratico, e dall’avvocato Gianfranco Amato, presidente dell’associazione Giuristi per la vita, è forse l’unica vera novità nel pantano in cui si trova oggi la politica italiana.

La debàcle del referendum costituzionale ha restituito un Partito democratico a pezzi ed ha fatto finalmente gettare la maschera al rottamatore Matteo Renzi che oggi, dopo le dimissioni post referendarie, sta dimostrando il suo vero volto calcolatore in vista delle prossime elezioni politiche.

Il grande rinnovamento renziano si è risolto in una serie di provvedimenti populisti e di riforme impopolari che hanno penalizzato i lavoratori, come nel caso del jobs act, o hanno semplicemente dato voce a piccole lobby ideologiche, come è accaduto con la legge Cirinnà sulle unioni civili.

Ben poco invece è stato fatto, nei mille giorni del governo Renzi, per risollevare l’Italia da una povertà sempre più evidente e preoccupante che riguarda un numero sempre maggiore di famiglie. Artigiani e piccoli imprenditori sono sempre più tartassati e tante famiglie riescono a mala pena ad arrivare a fine mese.

Le sacche inascoltate del disagio che regna in Italia sono state decisive per l’affossamento di una riforma costituzionale pasticciata che proponeva un finto cambiamento solo sulla carta, finalizzato a far rimanere tutto come prima.

Emblematico di questa politica gattopardesca è il governo nato dalle ceneri del governo Renzi. Renziloni, Gentilenzi, Genticloni: lo hanno chiamato in vari modi per rimarcare la sostanziale identità rispetto a quello precedente. Una uguaglianza testimoniata dalla patetica vicenda del ministro Fedeli, inserita nella compagine governativa al dicastero dell’istruzione non certo per le sue competenze in campo scolastico, ma probabilmente per le sue battaglie ideologiche.

Oltre a quello delle fasce più disagiate è stato essenziale per l’affossamento della riforma costituzionale anche l’apporto di buona parte del variegato mondo cattolico più militante che, nello stravolgimento della Carta ha paventato un passepartout per il proseguimento delle politiche del centrosinistra renziano finalizzate allo smembramento della famiglia tradizionale ed iniziate con la legge Cirinnà sulle unioni civili.

Il Popolo della Famiglia

popolo della famiglia
Mario Adinolfi e Gianfranco Amato in una foto tratta dalla pagina Facebook del Popolo della Famiglia

In un brodo primordiale fatto di politica, insulti e battaglie da social network sulle questioni etiche si sta distinguendo il Popolo della Famiglia. La formazione politica di Mario Adinolfi, nata all’indomani dell’ultimo Family Day che ha portato al Circo Massimo di Roma circa due milioni di persone da tutta Italia, oggi può contare sul quotidiano La Croce, che dopo una breve apparizione cartacea è reperibile solo tramite abbonamento online, e su una seguitissima TV su Facebook.

La decisione di Mario Adinolfi di fondare un soggetto politico autonomo per difendere i cosiddetti diritti non negoziabili ha suscitato parecchio scompiglio, soprattutto nella variegata galassia dei movimenti e delle associazioni di matrice cattolica che hanno dato vita alle due edizioni, 2015 e 2016, del Family Day, con l’obiettivo di difendere il matrimonio cosiddetto tradizionale ed opporsi all’introduzione del cosiddetto gender nelle scuole.

Il portavoce del Comitato “Difendiamo i nostri figli” Massimo Gandolfini e alcuni altri promotori del Family Day hanno però da subito preso le distanze da Adinolfi  e dall’avvocato Amato, bollando la nascita del Popolo della Famiglia come una iniziativa personale. Ma per la verità, questi autorevoli esponenti del movimentismo cattolico, pur avendo inizialmente cercato di evitare qualsiasi commistione dei loro movimenti con la politica hanno finito per creare delle alleanze con i parlamentari del movimento politico Idea Carlo Giovanardi, Gaetano Quagliariello ed Eugenia  Roccella.

Più netta e trasparente è stata la scelta di Adinolfi e Amato che, fondando tempestivamente il Popolo della Famiglia, hanno da subito intuito che la rivendicazione dei diritti non negoziabili sarebbe dovuta passare attraverso la creazione di un movimento autonomo, indipendente e svincolato dagli schemi della vecchia politica.

Lo scorso maggio il partito di Adinolfi e Amato ha iniziato il primo difficile approccio con l’agone politico, affidandosi a un primo gruppo di volonterosi militanti. Il Popolo della Famiglia ha partecipato alle scorse amministrative collezionando, come era prevedibile per un movimento politico nato da qualche mese, nella maggior parte delle regioni italiane percentuali da prefisso telefonico, riuscendo comunque a piazzare qualche esponente nei consigli comunali.

Ma la scelta della nettezza e della trasparenza sembra essere quella vincente. Le numerose manifestazioni del Popolo della Famiglia sul territorio sono sempre più partecipate, le dirette del Popolo della Famiglia TV contano mezzo milione di spettatori e sembra crescere anche la credibilità del Popolo della Famiglia come vero e proprio interlocutore politico. Adinolfi d’altronde – lo riconoscono anche i suoi detrattori – è un politico esperto, riesce ad incassare anche attacchi durissimi e personali, conosce alla perfezione i meccanismi della politica e soprattutto conosce bene i punti deboli degli avversari. Soprattutto quelli del Partito Democratico che ha contribuito a fondare.

La vicenda della non-laurea del neo ministro Valeria Fedeli, tirata fuori proprio dal giornalista cattolico, è emblematica di come il Popolo della Famiglia, semplicemente con una incessante ricerca della verità dei fatti, possa riuscire a toccare i nervi scoperti di una sinistra molto ideologica e ben poco avveduta.

L’assemblea del prossimo 28 gennaio a Roma servirà a testare il seguito di questo nuovo movimento politico, al quale non aderiscono solo cattolici (anche se il programma è ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa), ma anche laici ed appartenenti ad altre confessioni religiose. Minimo comune denominatore di questi militanti sono la ricerca della verità e la lotta contro un pensiero unico dominante che tende a distruggere, con i suoi potenti mezzi mediatici, ogni voce dissonante. Ma che proprio nella sua propensione all’ideologia e al pregiudizio trova il suo punto debole.

Non si sa se le prossime elezioni si terranno a giugno oppure, più probabilmente, ad ottobre per consentire ai parlamentari di maturare la pensione. Né si sa con quale legge elettorale si andrà a votare. Non si sa neppure se il variegato mondo cattolico che ha a cuore i diritti non negoziabili si possa ricompattare per uscire dalla inconsistenza politica in cui è stato relegato negli ultimi anni.

Quel che è certo – lo va ripetendo spesso Adinolfi durante la sua trasmissione quotidiana su Facebook dal titolo Stampa & Vangelo – è che il simbolo del Popolo della Famiglia sarà sicuramente sulle schede che fra qualche mese saranno consegnate agli italiani chiamati a scegliere i loro rappresentanti in Parlamento.

1 COMMENTO

  1. Credo che saremo tantissimi. Questi signori ancora non hanno capito con chi hanno a che fare. Vi massacreremo. Il vostro viaggio sarà di sola andata, la doccia è gratis!!! Volevate la rivoluzione, ebbene ci siete riusciti. Questo partito in poco tempo arriverà in Parlamento e ci prenderemo anche l’Europa. Tremate stiamo arrivando!!!!!!

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