Pmi sarde: stretta sul credito bancario

Negli ultimi cinque anni le pmi sarde hanno visto calare i finanziamenti del 22,2%. Cna: accesso al credito ancora troppo difficile per gli artigiani

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La Sardegna è una tra le regioni più penalizzate dal cosiddetto credit crunch, la stretta sul credito imposta dalla Banca Centrale Europea negli ultimi anni per ovviare alla crisi economica. La nostra regione si colloca infatti al sesto posto dopo Molise, Marche, Calabria, Abruzzo ed Umbria per avere registrato la più consistente riduzione dello stock di finanziamenti alle piccole imprese negli ultimi cinque anni. Una leggera inversione di tendenza è avvenuta soltanto nell’ultimo anno, quando la perdita di finanziamenti per le pmi isolane è stata “solo” di 120 milioni.

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Un operaio al lavoro

Ad attestare questi dati poco rassicuranti per le pmi isolane è la settima edizione dell’Osservatorio sul credito alla piccola impresa realizzato da Fondazione Impresa che scatta una fotografia alla situazione del credito alle imprese con meno di 20 addetti alla luce degli strumenti adottati recentemente dalla BCE per ovviare alla stretta sul credito degli anni scorsi, il cosiddetto credit crunch (dall’abbassamento ai minimi storici dei tassi di rifinanziamento principale ai prestiti alle banche finalizzati al finanziamento dell’economia reale).

Dal 2011 al 2015 – riporta lo studio di Fondazione Impresa – gli impieghi vivi concessi alle pmi sarde sono calati del 22,2% contro una media italiana del 19,6%. I 3 miliardi e 102 milioni concessi alle pmi sarde nel giugno 2011 sono diventati 2.412 milioni nel giogno 2015, con una variazione in negativo di ben 689 milioni.

Cna: penalizzate soprattutto le pmi artigiane

“La ripresa dei finanziamenti e il ritorno alla normalità sono ancora lontani in Sardegna nonostante i primi timidi segnali di ripresa registrati nell’ultimo anno – commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della CNA Sardegna -. Per le imprese sarde l’accesso al credito continua ad essere ancora molto difficile soprattutto nel settore dell’artigianato. Garanzie eccessive richieste agli imprenditori, tassi di interesse ancora alti ed eccessiva burocrazia continuano ad essere ostacoli insormontabili per molti piccoli artigiani che di fatto sono esclusi dai finanziamenti”.

La ricerca di Fondazione Impresa evidenzia come tra le piccole imprese italiane sia ancora molto forte lo scetticismo verso gli strumenti adottati dalla Banca Centrale Europea per ovviare alla stretta sul credito: per quasi il 73% degli imprenditori intervistati queste misure non condurranno ad alcuna apertura dei rubinetti del credito.

La sfiducia prevale soprattutto nei settori del commercio e dell’artigianato dove rispettivamente l’86,8% e il 79,6% degli intervistati ritiene che le misure assunte dalla BCE non riusciranno a far ripartire il credito in Italia.

Lo stock dei finanziamenti alle pmi

In Italia lo stock dei finanziamenti alle piccole imprese è diminuito in cinque anni del 19,6%: dai 174 miliardi e 618 milioni concessi nel giugno 2011 si è passati ai 140.382 del giugno 2015. Nell’ultimo anno a livello nazionale si è passati dai 147 miliardi e 440 milioni concessi alle piccole imprese nel 2014 ai 140,382 dello scorso giugno con una flessione del 4,79%.

In Sardegna negli ultimi cinque anni lo stock di finanziamenti per le piccole imprese è calato come detto del 22,2%. A livello territoriale la provincia di Olbia-Tempio è quella che soffre maggiormente con una flessione del 26,03% degli impieghi fissi nel quinquennio 2011-2015. Seguono Sassari (24,14%) e Nuoro (23,30%). Olbia-Tempio è anche la provincia dove si è registrata la maggiore flessione di finanziamenti alle piccole imprese in quest’ultimo anno.

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