Pietro Casula (Sardi nel mondo): “La Sardegna investa nell’energia bianca”

Da anni l’imprenditore Pietro Casula, presidente del Movimento Sardi nel mondo, propone alla Regione le nuove tecnologie per produrre energia pulita

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L'imprenditore Pietro Casula, presidente del Movimento Sardi nel mondo

La gravissima crisi sociale e occupazionale del Sulcis Iglesiente è nota a tutti. Come è noto che uno dei più gravi problemi della Sardegna, oltre quello di bonificare le tante zone inquinate, è quello di trovare una alternativa energetica al carbone che possa alimentare le ultime grosse industrie energivore. E’ noto infine che i temi dell’energia pulita e della sostenibilità ambientale sono sulla carta al primo punto dell’agenda della politica sarda, ma che questa si è finora dimostrata incapace di trovare valide soluzioni a questi problemi. Immaginiamo però che esistano impianti altamente innovativi ad impatto zero sull’ambiente che possano convertire in energia pulita i rifiuti prodotti nell’isola (tranne quelli metallici) e le emissioni di CO2 abbattendo i costi del chilowattora del 35-40%. Non è fantascienza. Questi impianti esistono da anni in Germania. Una delle grosse aziende che li produce è amministrata da Pietro Casula, imprenditore sarde e presidente del Movimento per la Sardegna Sardi nel mondo.

Originario di Carbonia, Casula è emigrato in Germania all’inizio degli anni Settanta e dal 2010 si occupa di energia. Oggi è tra i responsabili di una società leader nel mondo nella produzione di energia pulita. Nonostante la lontananza dalla sua terra, Pietro Casula ha sentito da subito l’esigenza di impegnarsi per la Sardegna e da anni sta tentando senza successo di portare le innovative tecnologie teutoniche anche nella nostra devastata regione.

Pietro Casula: da Carbonia a Neuss

L’amore per la Sardegna non si esaurisce mai”, esordisce Casula che oggi vive a Neuss, città di circa 150mila abitanti nella Renania Settentrionale-Westfalia. “Essendo a conoscenza delle problematiche sarde abbiamo cercato di indirizzare questi sviluppi tecnici sull’isola e siamo arrivati a dei risultati veramente interessanti. Con il nostro processo tecnico abbiamo la possibilità di smaltire i rifiuti e produrre energia pulita senza emissione di Co2: scarichi zero. Capisco che è difficile da credere, ma tutti hanno la possibilità di vedere e toccare con mano”.

white tec pietro casula
Gli impianti della WhiteTec a Neuss, in Westfalia (foto tratta dal sito della WhiteTec)

Progetti alla mano Pietro Casula snocciola numeri e dati per spiegare una tecnologia apparentemente straordinaria che in Germania, dove il tema delle emissioni è molto sentito, è assolutamente normale. “Le nostre centrali – spiega l’imprenditore – consentono di produrre non soltanto energia elettrica, ma anche altri materiali che si possono utilizzare nell’edilizia o in altri campi come l’industria automobilistica”.  Non solo: la catena produttiva permette anche di smaltire e trasformare anche le emissioni di CO2 delle aziende inquinanti con effetti positivi sull’ambiente e sulla salute collettiva.

L’energia bianca

L’energia prodotta con queste tecnologie – aggiunge Pietro Casula – è una evoluzione dell’energia verde perché non ha alcuna emissione inquinante: è energia bianca. Da qui il nome White Tec della nostra azienda”.

Ma perché, nonostante tanti incontri con i nostri rappresentanti istituzionali, teoricamente molto appassionati ai temi delle energie rinnovabili, dell’ecologia e della sostenibilità ambientale, questo progetto non è mai stato per lo meno esaminato e preso seriamente in considerazione?

Stiamo cercando di presentare questo progetto alla Regione Sardegna sin dal 2011 – spiega Casula -. Abbiamo registrato dei consensi, ma l’idea non è mai stata veramente presa in considerazione per motivi che veramente non riesco a decifrare. Evidentemente i nostri amministratori sentono di dover convivere con una situazione che crea problemi non indifferenti alla popolazione”.

Il progetto

Il progetto proposto originariamente alla Regione sarda fa prevedeva la realizzazione di una grossa centrale da 300 Mega Watt per un investimento di circa 385 milioni di euro e un fatturato annuo di circa 300 milioni. Ma c’è anche la possibilità di realizzare delle piccole centrali non impattanti nei singoli comuni. “Garantiamo l’abbattimento dei costi dell’energia del 35-40% con buone ricadute occupazionali – afferma Casula -: la centrale da 300 Mega Watt avrebbe portato circa mille nuovi posti di lavoro considerando l’indotto. Sono dei dati che avrebbero dovuto almeno far pensare i nostri amministratori”.

Ma quanto costerebbe un progetto del genere alle casse pubbliche? “Ci sono diverse possibilità e proposte anche a costo zero – spiega l’imprenditore -: dipende ovviamente dalla grandezza degli impianti. Considerando la situazione territoriale sarda non bisogna però considerare solo i costi energetici, ma anche quelli della sanità. Le imprese sarde producono molte emissioni con gravi conseguenze sulla salute della popolazione. Se c’è una soluzione per questi problemi perché non provare a ragionarci?”.

Eppure, nonostante una miriade di lettere e email spedite ai rappresentanti istituzionali della Regione Sardegna – l’innovativo progetto di una centrale bioenergetica in Sardegna non è mai stato adeguatamente valutato. “Purtroppo nelle nostre istituzioni c’è molta incompetenza e l’incompetenza porta a questi risultati – conclude con rammarico Casula -. Non fare nulla sapendo che ci sono dei progetti che possono garantire sviluppo e benessere sociale è da irresponsabili”.

Non resta che sperare in un intervento pubblico e disinteressato degli esperti che, bypassando una politica che ha ormai dimostrato tante volte la sua inadeguatezza, possa davvero valutare la fattibilità in Sardegna di un progetto di questo genere.

2 COMMENTI

  1. Quanto riferito da Pietro Casula è la triste verità di una Regione che non vuole impegnarsi seriamente nella soluzione del problema energetico, ma che finisce per seguire fantasiosi progetti che non si realizzeranno mai.
    Le numerose false informazioni su una Sardegna che produce più di quello che consuma in materia di energia, alimentano l’ignoranza del problema e nascondono la realtà sull’enorme quantità di energia che non è più utilizzata per la chiusura di tante fabbriche. Costruire costosissimi gasdotti, che costringono anche ad una dipendenza politica dai paesi di origine, è una scelta vecchia, politicamente sbagliata e con un enorme dispendio di finanza; l’energia deve essere prodotta dove serve e non dove fa comodo alle poche società che continuano a condizionare il mercato.

  2. Giovanni Urracci, coordinatore dei Sardi nel mondo in Svizzera che collabora con Pietro Casula, ricorda agli amministratori e consiglieri regionali, che sin dagli anni 65/70 con la famosa Lega Sarda allora, oggi Federazione Sarda in Svizzera, i circoli sardi sono sempre attenti al problema Sardegna.
    Anche a noi hanno sempre risposto picche… facciamo anche un nostro mea culpa, non essendo riusciti ad avere un consigliere regionale con oltre 700 mila sardi (LA SECONDA SARDEGNA). Anch’io da sempre combatto le nostre malefatte ed oggi con l`amico Casula insisto sul progetto. Arriverà quel giorno in cui anche nella nostra regione qualcuno si sveglierà.
    Giovanni Urracci, originario di Fordongianus, emigrato in Svizzera dal 1966

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