Piccole imprese: otto mesi di lavoro per pagare il Fisco

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Mediamente un artigiano o un piccolo imprenditore italiano deve sborsare in tasse circa il 61% del suo reddito annuale: in media deve cioè lavorare fino alla metà di agosto solo per far fronte ai suoi obblighi con l’Erario. Seppure la pressione fiscale sulle piccole imprese sia lentamente calata nel 2015, nel 2016 è destinata a crescere lievemente. Segno di un sistema fiscale che per riuscire davvero a favorire lo sviluppo e il lavoro deve essere profondamente modificato. Lo attesta il Rapporto 2016 dell’Osservatorio CNA sulla tassazione della piccola impresa che misura e quantifica la pressione fiscale di 124 città italiane: tutti i capoluoghi di Regione e di Provincia.

Leggi il rapporto CNA.

Nella classifica stilata dalla Cna la città italiana più tartassata dall’Erario è Reggio Calabria, con una pressione fiscale complessiva che tocca addirittura il 73,2%. Seguono Bologna (71,9 per cento) e Roma (69,8 per cento). Quanto al fatidico giorno della liberazione fiscale, che il rapporto chiama Tax Free Day, le piccole imprese di Reggio Calabria lavorano addirittura fino al 24 settembre soltanto per pagare il Fisco, quelle di Bologna fino al 19 settembre e quelle di Roma fino all’11 settembre.

Il comune italiano meno tartassato è Gorizia: nella città friulana l’incidenza del peso totale della fiscalità sulle piccole imprese si ferma al 54,4 per cento e un’impresa smette di lavorare per pagare le tasse già dal 17 luglio.

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La situazione delle piccole imprese sarde

I conti in azienda

Quanto alla Sardegna la classifica – che fa riferimento a un’azienda italiana tipo: un’impresa manifatturiera individuale con cinque dipendenti, un laboratorio, un negozio e un reddito di 50 mila euro all’anno – vede Sassari quattordicesima nella graduatoria nazionale con una pressione fiscale del 66,1%. Seguono Olbia al 33° posto con una pressione fiscale del 63,1%, Cagliari al 44° con il 62,2%, Nuoro al 60° con una pressione fiscale del 60,5%, Oristano al 97° posto con una pressione fiscale del 58,3%. Nettamente al di sotto della media nazionale sono Iglesias al 113° posto con una pressione fiscale del 56,4%, e Carbonia, al 119° posto con una pressione fiscale del 55,3%. Un risultato ottenuto soprattutto grazie alle agevolazioni fiscali concesse dallo Stato al Sulcis-Iglesiente che continua ad avere il drammatico primato di provincia più povera d’Italia.

Se dunque a Carbonia si lavorerà per l’Erario fino al 20 luglio (con 163 giorni di lavoro con proventi destinati alla famiglia) e ad Iglesias una PMI lavorerà per il Fisco fino al 25 luglio (158 giorni tax free) i numeri salgono per le altre città isolane. Ad Oristano bisognerà aspettare fino al 31 luglio per avere 152 giorni tax free, a Nuoro fino all’8 agosto (144 giorni tax free). A Cagliari un artigiano o una piccola impresa dovrà lavorare per il Fisco fino al 15 agosto (137 giorni tax free), ad Olbia fino al 18 agosto (134 giorni tax free), mentre, come detto, a Sassari una PMI smetterà di lavorare per pagare l’Erario solo il 29 agosto, destinando solo 123 giorni di lavoro al mantenimento della famiglia.

Ma dopo aver pagato le tasse, quanto resterà in cassa alle piccole imprese?

La media italiana indica una cifra di 19.497 euro. Ma se a Gorizia, la città che oggi tratta fiscalmente meglio artigiani e Pmi, dopo aver pagato tutte le tasse i 50mila euro diventano 22.800, a Reggio Calabria su un reddito di 50mila all’artigiano o al piccolo imprenditore restano solo 13.377 euro.

Ovviamente anche in Sardegna – in base al rapporto CNA – i redditi degli imprenditori anche nel 2016 subiranno un salasso. A Sassari degli originari cinquantamila rimarranno in cassa soltanto 16.964 euro, ad Olbia rimarranno 18.464 euro, a Cagliari resteranno 18.916 euro, a Nuoro 19.774. A Oristano resteranno 20.835 euro, mentre ad Iglesias ne rimarranno 21.776 e a Carbonia 22.344.

Alla luce di questi dati – sostiene l’associazione artigiana – è sempre più urgente una riforma complessiva del sistema fiscale. In Italia, tra tassazione nazionale e prelievi locali, la pressione fiscale è giunta a livelli insostenibili e le piccole imprese sono penalizzate da procedure complesse e burocrazia elefantiaca: “un mix che determina minore produttività e competitività delle imprese, produce l’allungamento della stagnazione economica e uccide ogni possibilità di ripresa economica”.

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