Piano immigrazione: appello della Regione ad una informazione corretta

Polemiche sul Piano immigrazione varato dalla Giunta regionale: l’assessore al lavoro si appella alla correttezza dei mezzi di informazione

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Giornali

Cerchiamo di favorire la massima diffusione di informazioni corrette e puntuali, liberando il campo da strumentalizzazioni veicolate spesso da notizie false che inquinano il dibattito pubblico su questi argomenti”. Parole  sagge, in tempi di populismi e fake news, quelle pronunciate dall’assessore regionale al Lavoro Virginia Mura durante la recente presentazione del Piano immigrazione 2017 con cui la Giunta regionale sarda ha stanziato 11 milioni di euro per facilitare l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale e culturale dei cittadini stranieri che risiedono in Sardegna.

Un piano quanto mai necessario e per questo già preventivamente approvato dalla Consulta regionale per l’immigrazione, se si considera la drammatica situazione creata dai recenti sbarchi non programmati che stanno riversando sulle strade cagliaritane tantissimi stranieri che vivono di elemosina o spesso delinquono. “Solo con una reale integrazione si possono assicurare condizioni di vita dignitose, limitare i conflitti sociali generati dai recenti flussi non programmati e contrastare il clima di intolleranza alimentato da azioni di propaganda del tutto irresponsabili”, ha detto l’assessore della Giunta Pigliaru, appellandosi come detto ad una informazione corretta e non populista su un tema delicato come quello dell’immigrazione.

Le reazioni al piano immigrazione

Ma è chiaro che un Piano immigrazione che prevede lo stanziamento di 11 milioni per l’inserimento lavorativo dei cittadini stranieri non poteva non suscitare una veemente reazione di chi si oppone ad una maggioranza politica che, a dire il vero, sempre per rimanere nell’alveo di una informazione corretta, sta facendo pochino per favorire il lavoro e lo sviluppo economico della Sardegna.

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Il palazzo della Regione Sardegna in viale Trento a Cagliari

La retorica mainstream di stampo politically correct vorrebbe attribuire tali “iniziative” politiche nell’alveo dell’accoglienza del migrante, ma è evidente che destinare fondi per l’inserimento lavorativo di non cittadini è chiaramente una rottura del legame giuridico-politico che lo Stato e le Regioni hanno con i propri cittadini”, ha scritto Alberto Agus, dirigente Nazionale e Coordinatore Regionale Popolo Della Famiglia Sardegna in un lungo post su Facebook in cui, con argomentazioni molto civili e circostanziate, ha criticato nel merito il Piano immigrazione. “L’assurdità e la gravità di tale delibera è evidente anche solo prendendo in considerazione il grave stato di disoccupazione e povertà presente in Sardegna, nonché quello dell’emigrazione. Secondo i dati ISTAT del 2016 – ricorda Agus – i cittadini sardi tra disoccupati ed inattivi sono 522.300 unità, pari al 52,89 % della popolazione in età lavorativa su una popolazione di 1.653.135 unità. I dati sull’emigrazione ci dicono che i sardi iscritti all’AIRE, l’anagrafe dei cittadini italiani all’estero, sono 109.327.Forse sarebbe stato più opportuno destinare quegli undici milioni di euro per creare l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini sardi prima che degli immigrati, se non proprio per rispetto della cittadinanza italiana e per conclamato deficit democratico, almeno per spirito di giustizia”.

Per protestare contro il piano per l’immigrazione varato dalla Giunta regionale i militanti di CasaPound hanno affisso nei giorni scorsi a Sassari, Alghero, Cagliari, Oristano Carbonia e Iglesias degli striscioni che dicono: 11 milioni all’immigrazione, ai Sardi povertà e disoccupazione”.
Mentre dall’isola ogni anno migliaia di giovani emigrano all’estero in cerca di lavoro – afferma il coordinatore regionale di CasaPound Italia Fabio Corrias – la Giunta Pigliaru, incapace di programmare un serio piano per il lavoro dei Sardi, decide di stanziare 11 milioni di euro per creare opportunità lavorative per gli immigrati. Crediamo che le priorità per la Giunta debbano essere altre come ad esempio la crisi del Sulcis, il costo dell’energia, la sinergia tra le imprese dell’agroalimentare, la destagionalizzazione del turismo, iniziative che darebbero una spinta al mondo del lavoro, ma questa volta in favore dei cittadini sardi”.

Prima i sardi o prima gli stranieri

La nuova diatriba aperta dal Piano immigrazione però non deve e non può più essere semplificato con la solita contrapposizione tra “prima gli stranieri” o “prima gli italiani o i sardi”.

Probabilmente se l’amministrazione isolana avesse dimostrato di essere in grado di tutelare tutti i cittadini, sia i sardi che gli stranieri che vogliono rimanere in Sardegna, con adeguate politiche di sviluppo e con una adeguata tutela dell’ordine pubblico, un intervento del genere non sarebbe stato percepito come una ingiustizia da parte di chi, magari sardo e in condizioni di difficoltà economiche, si sente solo e abbandonato al suo destino dalle istituzioni che dovrebbero proteggerlo.

Tapparsi gli occhi, negare questa evidenza e tacciare superficialmente di razzismo ogni voce critica a provvedimenti di questo genere é un atteggiamento “buonista” (il suffisso “ista” sta ad indicare una qualità teoricamente positiva che viene però snaturata ideologicamente) che fa ancora più danni, perché propone una realtà illusoria ed edulcorata.

Ed è un atteggiamento che purtroppo stanno adottando anche molti giornalisti sardi che, interpretando la realtà con il paraocchi della loro ideologia, offrono a chi li legge o li ascolta una informazione scorretta e poco realistica. Anche a questi colleghi – oltre a chi effettivamente cavalca l’ondata del razzismo per cercare facili ricette per risolvere questi problemi complessi ed epocali – dovrebbe essere rivolta la richiesta dell’assessore Saba. “Cerchiamo di favorire la massima diffusione di informazioni corrette e puntuali, liberando il campo da strumentalizzazioni veicolate spesso da notizie false che inquinano il dibattito pubblico su questi argomenti”.

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