Pensioni d’oro: via libera della Consulta ai tagli

0
224
pensioni
Il Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale

Via libera della Corte Costituzionale al contributo di solidarietà introdotto dal Governo Letta per le annualità 2014-2016 sulle pensioni superiori ai 91 mila euro. Ovvero su trattamenti superiori da 14 fino a 30 volte rispetto alle pensioni minime stabilite dall’Inps. La decisione della Consulta di intervenire sulle pensioni d’oro – che riporta una parvenza di equità in un sistema pensionistico iniquo come quello italiano – ha creato ovviamente molte polemiche perché – secondo gli avvocati difensori di molti pensionati di lusso – va ad incidere sui diritti acquisiti dei loro assistiti.

Contrariamente a quanto avvenuto in passato con analoghi provvedimenti targati Berlusconi e Monti, in questo caso la Consulta ha ritenuto legittimo il prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro escludendone la “natura tributaria” e considerandolo “un contributo di solidarietà interno al circuito previdenziale, giustificato in via del tutto eccezionale dalla crisi contingente e grave del sistema“. La Corte – si legge un breve comunicato della Consulta – “ha anche ritenuto che tale contributo rispetti il principio di progressività e, pur comportando innegabilmente un sacrificio sui pensionati colpiti, sia comunque sostenibile in quanto applicato solo sulle pensioni più elevate, da 14 a oltre 30 volte superiori alle pensioni minime“.

Insomma – secon do i giudici della Corte Costituzionale – il contributo di solidarietà non è una tassa camuffata imposta ai soli pensionati, ma un mezzo per ristabilire un po’ di equità nel nostro sistema pensionistico, anche perchè tra gli obiettivi del prelievo imposto dal Governo Letta per il triennio 2014-2016 c’era anche quello di sostenere i lavoratori che in quel periodo risultavano “esodati”.

pensioni
Si profilano tagli per le pensioni d’oro

La riforma Boeri delle pensioni

La decisione della Consulta dà una nuova luce alla proposta di riforma del sistema pensioni ipotizzata lo scorso novembre dal presidente dell’Inps Tito Boeri che chiedeva un sacrificio finanziario ai pensionati che attualmente prendono una pensione di gran lunga superiore ai contributi versati durante la vita lavorativa.

In particolare la proposta Boeri prevede che siano bloccati gli aumenti per le pensioni da 3.500 a 5 mila euro, che siano tagliate drasticamente le pensioni oltre i 5 mila e, ancor di più, i vitalizi dei parlamentari.

Secondo il presidente dell’Inps – rileva Repubblica – il denaro risparmiato con questi tagli potrebbero servire a sostenere tanti lavoratori over 55 che hanno perso il lavoro prima di raggiungere l’età pensionabile e tanti giovani ai quali tuttora è precluso un dignitoso futuro pensionistico.

Anche nel caso della riforma ipotizzata da Boeri, come per il contributo di solidarietà imposto dal Governo Letta, non si tratta di una tassazione mascherata (che ovviamente non può essere imposta solo ai pensionati, ancorchè d’oro), ma di un mezzo per provare a ridurre sperequazioni e disuguaglianze tra i trattamenti pensionistici. Sperequazioni che in Italia – rileva ancora Repubblica – sono state favorite dal lento passaggio tra il sistema retributivo (pensioni calcolata in base alle ultime retribuzioni) e quello contributivo (pensioni calcolate in base ai contributi versati): chi è andato in pensione con il vecchio sistema retributivo ha infatti ricevuto trattamenti che per circa un terzo non sono giustificati dai versamenti fatti (negli anni 2000 tre milioni di persone sono uscite dal lavoro in media a 58 anni di età e con assegni superiori ai 2 mila euro mensili).

Queste disparità crescono poi a dismisura nei regimi pensionistici speciali (come ad esempio quello dei giornalisti) che continuano a favorire le sperequazioni tra pensionati d’oro e giovani che pur pagando i contributi non potranno godere della pensione o tutt’al più percepiranno pensioni irrisorie.

La sentenza della Corte Costituzionale può sicuramente essere il primo passo verso un sistema pensionistico più equo. Anche se è presumibile una riforma in questo senso avrà enormi ostacoli soprattutto da parte della classe politica. Difficilmente i nostri politici decideranno di rinunciare alle proprie pensioni (spesso cumulative!!!) e ai propri vitalizi.

Il banco di prova lo avremo comunque già a settembre, con la legge di Stabilità: tra le altre misure il Governo propone infatti di estendere il sistema contributivo a tutti i pensionati, anche a chi già percepisce l’assegno. Anche in questo caso si chiede ai pensionati più ricchi un sacrificio economico per rendere più equo il sistema previdenziale. Ma già si profila all’orizzonte una nuova battaglia di carte bollate davanti alla Corte costituzionale, sempre sulla scorta di una interpretazione assai estesa del concetto di diritto acquisito.

Eppure la Consulta si è già pronunciata e chiede al sistema previdenziale italiano di essere più equo e solidale. In tempo di crisi le sperequazioni non sono più ammissibili. Non si possono continuare a tutelare esclusivamente i ricchi pensionati ignorando sistematicamente chi è privato dei suoi diritti. Non si può continuare a difendere un sistema previdenziale che, nel corso degli anni, si è dimostrato iniquo e profondamente sbagliato.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.