Nanni Boi e le sue storie di pallone

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Nanni Boi durante la presentazione del suo libro insieme a Stefania De Michele e Stefano Arrica

Gallardo anticipa Lodetti e batte Barluzzi segnando il pareggio del Cagliari a San Siro contro il Milan. L’immagine risalente al 25 ottobre 1965, scelta da Nanni Boi come copertina del suo Storie di pallone in Sardegna, fa capire molto della filosofia dell’autore. Il peruviano Gallardo, impresso nella mente dei tifosi cagliaritani soprattutto per via dei palloni che scagliava nel canale di Mammarranca quando tirava le punizioni allenandosi all’Amsicora, in realtà non era proprio quel bidone dipinto dall’immaginario collettivo. Proprio un gol di Gallardo, infatti, regalò al Cagliari la prima vittoria in serie A contro il vecchio Lanerossi Vicenza. Il peruviano riuscì a segnare con la nazionale peruviana persino contro il blasonato Brasile di Pelè e Rivelino.

Storie di pallone in Sardegna, presentato nella sede del Cus Cagliari davanti ad un parterre di vecchie glorie del calcio rossoblù e del giornalismo sportivo cagliaritano, racconta una serie infinita di questi aneddoti. Che Nanni Boi fosse malato di pallone se ne sono accorti praticamente tutti quelli che, come il sottoscritto, hanno in parte condiviso il suo percorso professionale. Negli stipetti delle redazioni che ha frequentato, prima alla Nuova Sardegna e poi ad Epolis, era sempre presente la sua preziosissima collezione dell’Almanacco del calcio, che conosceva praticamente a memoria. Come ha raccontato Bruno Corda, uno che di calcio e di rossoblù se ne intende visto che dai microfoni di Radiolina ha fatto la radiocronaca di non meno di millecinquecento partite del Cagliari, sin da quando era un giovane cronista sportivo per la Nuova, tutti i colleghi facevano a gara per averlo vicino: Nanni Boi conosceva immancabilmente vita e miracoli, gol e maglie indossate da tutti i giocatori in campo. Sfornava aneddoti che risultavano molto preziosi per i cronisti che dovevano infarcire i novanta minuti di cronaca con parole e racconti capaci di affabulare il pubblico radiofonico.

Nanni Boi, memoria storica del Cagliari

Storie di pallone
La copertina del libro Storie di pallone in Sardegna del giornalista cagliaritano Nanni Boi

Una parte, probabilmente minima di quegli aneddoti Nanni Boi l’ha raccontata in questo libro che segue di qualche anno Tiro Mancino, dedicato al suo mito assoluto: Gigi Riva. Rombo di Tuono, presente al Cus Cagliari insieme a Tomasini, Reginato e ad altre vecchie glorie del Cagliari, è senza dubbio il collante di queste storie di pallone che spaziano in oltre cinquant’anni di vita del calcio in Sardegna. Momenti che hanno avuto l’apice in quel 12 aprile del 1970 quando il Cagliari festeggiò matematicamente all’Amsicora il suo primo scudetto grazie ai gol del bomber, che chiuse quella stagione da capocannoniere con 21 gol. Ma che ripercorrono le principali ere rossoblù fino alla recente gestione Giulini.

Gigi Riva, che Nanni Boi definisce “il numero 11 che si è fatto uomo”, è senza dubbio oggetto di una venerazione ai limiti dell’idolatria pagana da parte dell’autore. Molti degli aneddoti riguardano proprio il bomber di Leggiuno: i suoi gol, l’incidente che ha messo fine anzitempo alla sua carriera, ma anche il colpaccio del suo acquisto, legato indissolubilmente alla figura del dirigente rossoblu Andrea Arrica, il deus ex machina del calcio mercato di allora, ricordato con commozione dal figlio Stefano, oggi presidente del Cus Cagliari.

Tra le pagine del libro di Nanni Boi rivivono campioni e carneadi che hanno calcato tutti i campi della Sardegna. Molti sono passati come meteore, altri sono riusciti a realizzare il grande sogno: la Serie A. Quello raccontato, seppur senza indulgere nella nostalgia, in Storie di pallone in Sardegna è un calcio d’altri tempi, molto lontano da quello attuale, dove per stipulare un contratto bastava una firma su un fazzoletto di carta, dove in campo c’erano ancora il regista, il libero, lo stopper, il centromediano metodista e le ali. Un calcio dove i gol non si segnavano semplicemente, si siglavano. Dove c’era ancora tanta poesia.

Eppure il vero protagonista di queste Storie di pallone in Sardegna sembra essere proprio l’autore, il piccolo Nanni Boi che quel 12 aprile del 70, pettinato con “la curvetta”, andò all’Amsicora sulla 1100 del babbo (auto che da grande ha acquistato per corrispondenza facendosela spedire in nave da Palermo) per assistere allo storico tripudio rossoblù. Il suo sogno era quello di giocare a pallone con il numero 11 dietro le spalle, ha anche iniziato una carriera promettente nelle giovanili del Cagliari. Alla fine nel mondo del calcio è entrato come giornalista sportivo, perché – spiega – era un modo per conoscere i suoi miti.

A furia di macinare Almanacchi illustrati del calcio e album delle figurine Panini e con le conoscenze acquisite durante la sua pluriennale attività di cronista attentoe curioso, Nanni Boi è diventato una vera e propria memoria storica del calcio in Sardegna. Un ruolo importante, in una società che la memoria sembra averla persa.

Per questo – durante la serata presentata dalla giornalista Stefania De Michele – sono apparse molto interessanti due proposte lanciate dal giornalista e blogger Vito Biolchini: la prima, rivolta alla società Cagliari Calcio e al presidente Giulini, di un museo che possa raccontare la storia rossoblù, perchè il presente si capisce solo se si conosce il passato. La seconda, rivolta allo stesso Nanni Boi, di una fiction che elabori il suo patrimonio di aneddoti in modo da ricreare il clima e la passione che hanno animato quel periodo glorioso del calcio rossoblù, in modo da farlo vivere a chi non l’ha conosciuto.

Forse un’operazione di questo genere potrebbe contribuire a restituire un po’ di poesia ad uno sport fin troppo cambiato per colpa dei troppi soldi e dei troppi intrallazzi. Oggi che i giocatori cambiano casacca troppo facilmente ed è sempre più raro trovare campioni che, come Gigi Riva, rinunciano a fior di quattrini per amore di una squadra e di una città. Oggi che nel calcio (e nel giornalismo sportivo) tutto è radicalmente cambiato. E’ cambiato persino il nome del canale dove il peruviano Gallardo scagliava i palloni tirando le punizioni: non si chiama più Mammarranca, ma Terramaini.

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