Moby Prince: gli atti della Commissione d’inchiesta arrivano in Procura

La Commissione d’inchiesta sulla tragedia Moby Prince trasmette gli atti in Procura: il caso si riapre dopo 27 anni di bugie

0
30
vittime del moby prince esplosivo
Il relitto del Moby Prince dopo l'incendio che ha portato alla morte di 140 persone

Ci sono volute interminabili di battaglie da parte dei familiari delle vittime e il lavoro certosino di una commissione d’inchiesta che ha completamente ribaltato gli esiti scaturiti dalle varie inchieste e dai vari processi. Ma finalmente un raggio di luce sembra rischiarare le fitte nebbie che per ben ventisette anni hanno avvolto la tragedia del Moby Prince. La Commissione parlamentare di inchiesta che da due anni lavora sul caso ha trasmesso gli atti alle Procure competenti per permettere una completa e rigorosa ricostruzione del disastro avvenuto la notte del 10 aprile 1991 al largo del porto di Livorno in cui 140 persone morirono bruciate nell’incendio divampato dopo la collisione tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo. Già qualche mese fa la Procura di Livorno aveva aperto un fascicolo sulla tragedia. Tra gli atti trasmessi ai magistrati la relazione finale, approvata all’unanimità dopo due anni di lavoro, e la nuova documentazione acquisita, che in gran parte non è mai stata all’attenzione della Magistratura.

Ad annunciarlo è stato il presidente della Commissione d’inchiesta Silvio Lai all’indomani del servizio con cui qualche giorno fa la trasmissione Le Iene ha cercato di approfondire alcune questioni ancora poco chiare della tragedia del Moby Prince.

moby prince
L’incendio della Moby Prince

Le sentenze di assoluzione – ha spiegato il senatore sardo – si sono basate su fatti che, a seguito del lavoro svolto dalla Commissione d’inchiesta si sono rivelati fasulli: la nebbia non c’era, la petroliera Agip Abruzzo era ancorata in zona di divieto, i tempi di sopravvivenza a bordo almeno per una parte dell’equipaggio e dei passeggeri del Moby Prince furono superiori ai tempi stabiliti allora, le operazioni di soccorso furono svolte senza un adeguato coordinamento e furono di fatto assenti nei confronti del Moby Prince. Non possiamo escludere, inoltre, che ci sia stata una turbativa della navigazione da parte del Moby Prince che l’ha portata all’impatto con la petroliera Agip Abruzzo“.

La Procura – ha aggiunto Lai – ora è in grado di conoscere, con la trasmissione degli atti, anche nuovi elementi da valutare e approfondire: penso al tragitto dell’Agip Abruzzo prima di arrivare al porto di Livorno e il materiale trasportato, agli accordi assicurativi, avvenuti rapidamente durante le indagini e prima dei processi, tra gli armatori del Moby Prince e l’Agip Abruzzo, ai bilanci delle società armatoriali precedenti e successivi al disastro. Non spetta ad una Commissione riaprire le indagini o emettere sentenze. Confidiamo però che il lavoro e la documentazione consegnata possa contribuire a ristabilire, dopo 27 anni, la realtà dei fatti“.

L’associazione dei familiari delle vittime Moby Prince

commissione d'inchiesta anniversario speciale
Luchino Chessa uno dei figli del comandante della Moby Prince Ugo Chessa e rappresentante dell’associazione dei familiari delle vittime

La relazione conclusiva della Commissione ribalta completamente gli esiti scaturiti dalle varie inchieste e dai vari processi”, commenta Luchino Chessa, uno dei figli del deceduto comandante della Moby Prince Ugo Chessa, che presiede l’Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince Onlus www.mobyprince.it. “Non c’era la nebbia, la petroliera Agip Abruzzo era in zona interdetta, la sopravvivenza dei passeggeri e membri dell’equipaggio del Moby Prince è andata ben oltre i 20-30 minuti, c’è stata una mancanza di coordinamento dei soccorsi, assenti sul Moby Prince, ed infine viene ipotizzata una azione turbativa alla rotta del traghetto che lo ha portato in collisione con la petroliera. Gusto per dovere di cronaca – aggiunge Chessa – tutti questi punti erano stati sollevati in occasione delle indagini e dei processi da parte dei team peritale e legale che rappresentavano Angelo e Luchino Chessa e l’Associazione 10 Aprile, mai stati presi in considerazione dai numerosi magistrati che si solo succeduti negli anni”.

Inoltre, ricorda Chessa, “la Commissione ha analizzato altri aspetti che ipotizzano scheletri nell’armadio delle due società armatrici del Moby Prince e dell’Agip Abruzzo, a partire dalla rotta della petroliera prima del suo arrivo a Livorno che non coincide con quella riportata ufficialmente negli atti dei processi, ai dubbi sul materiale trasportato dall’Agip Abruzzo, per arrivare agli strani accordi tra le compagnie assicurative durante il primo processo ed ai bilanci delle due società armatrici prima e dopo la tragedia. Il Senatore Silvio Lai ricorda che la Commissione non può riaprire i processi o emettere sentenze. Ne siamo consapevoli, ma a nome dell’Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince Onlus esprimo grande soddisfazione per quello che ha fatto il presidente e tutta la Commissione, un concreto e sostanziale passo verso la verità. Adesso attendiamo fiduciosi che le procure interessate inizino a lavorare riprendendo gli atti della Commissione Parlamentare e possano in breve tempo fare giustizia. Noi ci saremo sempre e seguiremo passo per passo il lavoro delle procure; nel frattempo saremo sempre in prima linea per non far cadere nell’oblio una strage dimenticata per tanti anni”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here