Moby Prince, un anniversario speciale grazie alla commissione d’inchiesta

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Il relitto del Moby Prince dopo l'incendio che ha portato alla morte di 140 persone

Il punto sulle indagini della Commissione d’inchiesta fatto qualche giorno fa dai senatori sardi Silvio Lai e Luciano Uras nel corso della commemorazione delle vittime del Moby Prince in Consiglio regionale conferma “i molti punti oscuri nella dinamica della collisione tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, tra cui l’ipotesi più inquietante, smontata dal processo, ma ancora all’attenzione della commissione d’inchiesta, e cioè il fatto che a bordo del Moby Prince sia esploso un ordigno”. Lo sottolinea Luchino Chessa, figlio del comandante Ugo Chessa e rappresentante dei familiari delle vittime uniti nella Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince che evidenzia come – dopo ventisei anni dalla tragedia – quello di oggi sia finalmente un anniversario speciale, proprio grazie al lavoro della Commissione parlamentare d’Inchiesta che sta facendo di tutto per restituire un po’ di luce ad una vicenda ancora oscura.

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Luchino Chessa uno dei figli del comandante della Moby Prince Ugo Chessa e rappresentante dell’associazione dei familiari delle vittime

Sono passati 26 anni da quella maledetta notte e dopo tanto tempo senza verità e giustizia, il lavoro portato avanti in un anno dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta comincia a dare i suoi frutti”, scrive Luchino Chessa che da anni insieme al fratello Angelo si batte per far emergere la verità sulla tragedia del 10 aprile 1991 nella quale perse entrambi i genitori. “Sembra quasi un assurdo, ma i risultati raggiunti sono decisamente superiori a quelli derivati in vent’anni di inchieste e processi”.

Proprio l’ipotesi più inquietante, quella dell’esplosione di un ordigno sulla prua del traghetto, smontata pezzo per pezzo durante il processo, pare sia ora al vaglio della commissione d’inchiesta di cui, oltre al Presidente Silvio Lai e al vicepresidente Luciano Uras, fanno parte anche i senatori Sara Paglini, Laura Cantini, Lorenzo Battista, Enrico Cappelletti, Marco Filippi, Emilio Floris, Manuela Granaiola, Altero Matteoli e Maria Mussini.

Moby Prince, un anniversario speciale

La Commissione sta facendo un lavoro molto complesso per provare a recuperare dagli atti giudiziari elementi aggiuntivi, anche ascoltando testimoni fino ad ora mai presi in considerazione – scrive Chessa -. Ci sono evidenze che alcuni pezzi che costituiscono la verità non fanno parte del puzzle costruito nelle aule giudiziarie e ci sono tanti aspetti nella ricostruzione processuale che non convincono i senatori che con fermezza respingono l’idea di un errore umano dell’equipaggio del Moby Prince”.

Sono tanti gli aspetti che grazie al lavoro della commissione sono già stati notevolmente ridimensionati rispetto alle evidenze processuali. A cominciare dalla misteriosa nebbia che la notte del 10 aprile 1991 avrebbe avvolto la rada di Livorno. “Non ci sono testimonianze che affermano che era presente al momento dell’impatto e poiché i timoni del Moby Prince vennero trovati fermi a 30 gradi a dritta vuol dire che funzionavano e che qualcuno li ha tenuti con forza in quella direzione per evitare un ostacolo”.

Un aspetto che viene completamente ridisegnato dalla commissione è la morte quasi immediata dell’equipaggio in soli 30 minuti, asserita negli atti processuali. “I dati attuali raccolti dalla Commissione d’inchiesta ipotizzano morti avvenute in un lasso di tempo differenziato – scrive Chessa evidenziando che “la ricostruzione ufficiale che parla di una nave senza governo, puntando il dito sull’errore umano a bordo del traghetto, viene ribaltata da una ipotesi diametralmente opposta, e che cioè di fronte all’evento catastrofico il personale ha mantenuto il sangue freddo e ha atteso i soccorsi, non si sa per quanto tempo, ma di sicuro per oltre i trenta minuti”.

E’ proprio il capitolo dei soccorsi il tema che è stato maggiormente focalizzato grazie alle indagini della commissione da cui emerge in maniera chiara che i 140 passeggeri del Moby Prince avvolto dalle fiamme dopo la collisione con la petroliera sarebbero stati lasciati praticamente morire senza alcun tentativo di soccorso.

Mentre al contrario, come ha spesso ribadito il presidente della commissione Silvio Lai, dalle ultime indagini emergerebbe un comportamento assolutamente irreprensibile del comandante Chessa e dell’intero equipaggio che avrebbero fatto tutto il possibile per salvare tutte le persone a bordo.

Quello di oggi per noi familiari è un appuntamento importante, inizio di una nuova storia – conclude Luchino Chessa nel giorno del ventiseiesimo anniversario della tragedia -. Dopo tanti anni di dolore e frustrazioni, dopo anni di battaglie vissute nel silenzio, finalmente non ci sentiamo più soli. E’ una nuova storia di grande partecipazione collettiva, di cittadini, giornalisti, uomini delle Istituzioni, che ci attorniano e ci accompagnano verso la verità, una verità che giorno dopo giorno sta squarciando le nebbie processuali”.

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