Don Milani, Miglio (CES): “Dal Papa uno schiaffo salutare per la Chiesa”

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Il presidente della Conferenza Episcopale Sarda mons. Arrigo Miglio

La visita di Papa Francesco a Bozzolo e Barbiana, i luoghi in cui vissero i due preti scomodi don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari, è uno “schiaffo salutare” alla Chiesa, uno di quegli schiaffi che si danno per un motivo pedagogico. Ma anche l’occasione, per tutta la Chiesa cattolica italiana, di fare un esame di coscienza storico sugli ultimi cinquant’anni della sua vita. Lo ha detto l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, presidente della Conferenza Episcopale Sarda, che ha rimarcato più volte la forza del gesto di Papa Francesco intervenendo ieri al convegno “La Sfida di Don Milani”, organizzato alla Pontificia Facoltà Teologica di Cagliari dall’Ucsi Sardegna per ricordare la controversa figura del priore di Barbiana.

Una figura, quella di don Milani, che come quelle di tutti gli altri preti scomodi che nel corso della storia hanno dato la propria vita per gli ultimi con una forte caratterizzazione “sociale”, ponendosi contro le gerarchie della Chiesa, fa ancora discutere. E divide, con un solco che pare inconciliabile, i fedeli nostalgici di Benedetto XVI, che vorrebbero sacerdoti rigorosi rivolti esclusivamente alla cura delle anime e della liturgia, ed i fautori della Chiesa da campo di Papa Francesco, quella che non esita a sporcarsi le mani e magari pure a dire qualche parolaccia, come capitava a don Milani.

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Il presidente della Conferenza Episcopale Sarda mons. Arrigo Miglio

E’ proprio questa divisione, sempre più netta e devastante per la Chiesa cattolica, che continua ad essere attualizzata dalla figura di don Lorenzo Milani, ricordata durante il convegno dell’Ucsi da don Felice Nuvoli, docente di Pedagogia all’Università di Cagliari e di Filosofia alla Facoltà Teologica e dal vaticanista Bruno Terlizzo, che ha raccontato il contesto della Chiesa fiorentina degli anni ’50 e ’60 in cui è vissuto Lorenzo Milani.

Del priore di Barbiana è stato messo in evidenza il carattere intemperante che ha portato al suo allontanamento dalle gerarchie ecclesiali e ha determinato il suo trasferimento nello sperduto paesino di Barbiana dove ha fondato la sua scuola popolare ed ha deciso di rimanere fino alla morte. Ma anche la sua lontananza dalla ideologia comunista, alla quale è stato erroneamente avvicinato per la sua propensione alla difesa degli ultimi (sempre che il comunismo sia stata davvero, storicamente, un’ideologia vicina agli ultimi, ndr). Il suo attaccamento alla Santa Messa e alla liturgia, ma anche l’accanimento, non troppo cristiano, con cui don Milani fu trattato dai suoi superiori.

Vorrei far rimarcare la forza del gesto che ha compiuto Papa Francesco – ha ribadito monsignor Miglio –: per me si tratta di uno dei gesti più forti che ha fatto nei confronti della Chiesa italiana. Il fatto che il Papa che prima sia andato da don Mazzolari e poi da Don Milani, due dei preti che più hanno fatto discutere e più hanno avuto problemi con una parte delle gerarchie della Chiesa italiana, non deve essere un gesto guardato con esaltazione, ma al contrario con molta umiltà. Il gesto del Papa è un invito ad un profondo esame di coscienza storico per capire come la nostra Chiesa in questi cinquant’anni si sia barcamenata all’interno della storia. Andando di persona in queste due parrocchie il Papa ci invita a rileggere la storia e ci dà un criterio interpretativo, guardando a queste figure molto diverse che per scelte di vita e contesti, ma alla fine non troppo lontane per il loro movente pastorale. Ho parlato di uno schiaffo salutare – ha concluso Miglio – ma il Papa sa dare gli schiaffi con dolcezza. Credo che stia al mondo cattolico e a tutta la comunità ecclesiale trarre le conseguenze per mettere in evidenza tutta la forza di cambiamento e di conversione che sta nel suo straordinario gesto: una conversione che ora il Pontefice chiede a tutta la Chiesa italiana di portare fino in fondo”.

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