Il pianista Maurizio Moretti e il bizzarro caso delle incisioni identiche

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Pianoforte

Il caso è stato paragonato a quello della pianista Joyce Hatto, considerata dagli addetti ai lavori uno dei maggiori talenti mai prodotti dalla musica classica britannica, la cui reputazione è però crollata quando una rivista specializzata londinese ha documentato che numerose registrazioni messe in commercio a suo nome erano in realtà copie di brani eseguiti da altri pianisti. Il fantasma della Hatto è ritornato prepotentemente alla ribalta pochi giorni fa, quando il pianista francese Marc Pantillon, professore al Conservatorio di Losanna, in Svizzera, ha segnalato sulla sua pagina Facebook un cd del noto pianista e direttore d’orchestra cagliaritano Maurizio Moretti, docente al Conservatorio Pierluigi da Palestrina di Cagliari e alla Schola Cantorum di Parigi, affermando che le registrazione contenute nel cd sono identiche ad una sua versione del 2005.

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Il post del pianista Marc Panteillon

Mi succede una cosa curiosa, e tutto sommato abbastanza divertente – scrive Pantillon sul suo profilo – : un collega italiano mi indica che un pianista ha hackerato il mio cd Brahms e l’ha pubblicato su internet come se lo avesse suonato lui stesso… prendo come un complimento che abbia scelto la mia versione”. 

La strada scelta da Pantillon è stata quella dell’ironia. Se non fosse che la questione è diventata di pubblico dominio perché è stata rilanciata nei giorni scorsi anche da Slipped Disc, il sito del seguitissimo musicologo inglese Norman Lebrecht che, tra l’altro, ha riportato anche la fonte della segnalazione a Pantillon: con un test effettuato con un software audio il pianista e critico musicale italiano Luca Ciammarughi ha infatti dimostrato la bizzarra coincidenza tra la versione dell’intermezzo 117 di Brahms eseguita da Pantillon nel 2005 e quella eseguita da Maurizio Moretti nel 2012.

La questione, definita da Ciammarughi come un caso di Report in versione per musicisti, è stata riportata in un post intitolato appunto Il bizzarro caso delle incisioni autentiche. “Ho acquistato su Amazon (musica digitale) due album brahmsiani – scrive Ciammarughi – : uno di Marc Pantillon (2005), l’altro di Maurizio Moretti (sette anni dopo, 2012). Entrambi contengono le Ballate op. 10, gli Intermezzi op. 117 e i Klavierstücke op. 118. Le durate di tutti i brani sono identiche, salvo che nell’album di Moretti ogni brano dura esattamente un secondo in più. Sono andato poi in radio e ho sovrapposto le tracce per capire dove fosse l’arcano…”.

E’ sempre il post sul sito Slipped Disc a raccontare l’evoluzione della vicenda. “La copia del pianista cagliaritano è stata ritirata la scorsa settimana dall’etichetta, Inviolata, e il proprietario dell’etichetta si è scusato con Pantillon”, scrive Lebrecht, spiegando che il professor Maurizio Moretti ha anche “cancellato da Facebook tutti i propri post relativi alla registrazione“.

Maurizio Moretti: una biografia di tutto rispetto

Nato a Cagliari, Maurizio Moretti è attualmente uno tra i musicisti italiani più apprezzati sulle scene concertistiche internazionali. La sua biografia, riportata dal sito del Teatro Lirico di Cagliari è ricchissima. Pianista e direttore d’orchestra, Moretti è stato protagonista di tournée in tutto il mondo. Oltre ad una eccezionale attività concertistica il pianista cagliaritano ha anche una nutrita attività discografica, che va da Beethoven a Brahms, Mozart, Rachmaninov, Ravel, Wagner, Liszt, Schumann e Chopin. Come detto è docente di Pianoforte al Conservatorio di Cagliari e ha insegnato anche in altre prestigiose scuole di musica in tutto il mondo: Stati Uniti, Giappone, Germania, Spagna, Lituania. È inoltre membro di giuria in prestigiosi concorsi internazionali.

E’ proprio sull’attività discografica del pianista cagliaritano che si sofferma ancora Slipped Disc. “Ma c’è di più – scrive Norman Lebrecht: “un ingegnere del suono, Alexander Kalashnikov, afferma ora che la traccia delle “Stagioni” di Tchaikovsky di Moretti sarebbe identica a quella registrata nel 2002 che lui aveva prodotto con il pianista Victor Ryabchikov. La versione di Moretti era apparsa su Decca”.

Infine con un ulteriore aggiornamento il sito inglese mette in discussione anche una terza registrazione, quella del secondo concerto di Rachmaninov e delle variazioni di Paganini con “l’Orchestra Sinfonica di Stato russo diretta da Alexander Petrov”, per la quale lo stesso Ciammarughi avrebbe trovato “affinità allarmanti con la registrazione EMI di Mikhail Rudy e Mariss Jansons”.

Il professor Moretti è un pianista rispettato con una carriera internazionale e frequentemente viene chiamato nelle giurie – conclude Lebrecht -. Gli abbiamo chiesto di rispondere a queste misteriose coincidenze. È possibile che sia la vittima indifesa di alcune frodi di terze parti, come la stessa sfortunata Hatto. In ogni caso, attendiamo la spiegazione di Moretti”.

Spiegazione puntualmente anticipata dal pianista cagliaritano tra i commenti del sito inglese. “La mia risposta arriverà con i mezzi dovuti nei luoghi appropriati – scrive Maurizio Moretti -. Il tribunale dell’inquisizione e la caccia alle streghe credevo fossero passati di moda ma vedo che Facebook per alcuni sta svolgendo questa funzione. Con questo vi saluto cordialmente prendendo atto di tutti i vostri commenti”.

La spiegazione di Ciammarughi

E’ dunque probabile che la querelle si trasferisca ora dalle sale da concerto e dai post sui social network alle aule di tribunale. Eppure questa improvvisa rilevanza mediatica ha portato alla ribalta un problema molto sentito dai musicisti, ma finora sempre relegato alle chat tra gli addetti ai lavori.

Tra i più colpiti dalla risonanza del “bizzarro caso dei dischi identici” c’è proprio il musicologo lombardo Luca Ciammarughi, l’autore del video che compara le esecuzioni di Pantillon e Moretti, il quale spiega in un altro post su Facebook qual era la sua finalità: distinguere il vero dal falso.

Il mio obiettivo non era certo quello di una gogna mediatica né di una ridicolizzazione altrui – spiega Ciammarughi -. Non ci guadagno nulla, semmai ci perdo. Ma il tema doveva per forza venire fuori in maniera plateale: non c’era altra possibilità. Come è possibile che questioni che sono veri e propri elefanti nell’armadio restino confinate al cicaleccio delle chat private? Ho riflettuto diversi mesi prima di venire allo scoperto, cogliendo come occasione il coraggio di Marc Pantillon nell’esporsi e quindi pubblicando un approfondimento video. “Habent sua fata post”, si potrebbe dire: e se un post suscita così tante reazioni, forse una ragione profonda c’è. Certo, molte reazioni sono “di pancia” e sembrano anche andare fuori tema. Vorrei riportare innanzitutto l’attenzione sul problema centrale: ovvero la possibilità che esistano cd copiati da cd usciti precedentemente. Per me questa è una cosa gravissima, insopportabile, tragica. Forse qualcuno ha pensato che io potessi sentirmi galvanizzato per l’attenzione che il caso ha suscitato. No. Per me è motivo di fortissimo disagio e stress. Non ho meriti particolari nella faccenda, ma mi sono sentito in dovere (dopo molti dubbi e tormenti) di fare chiarezza e cercare di distinguere il vero dal falso. Sono un relativista accanito, ma nell’epoca della post-verità qualche pilastro deve pur esserci. Insabbiare il tutto può significare anche creare degli emuli. Se si può agire indisturbati, dato che molti mormorano ma nessuno denuncia, perché non farlo? Ci scanniamo tanto per la politica e gridiamo tanto alla disonestà di chi ci governa, però quando è il momento di occuparci della nostra nicchia lavorativa abbiamo paura. Qualche addetto ai lavori mi ha detto: “Ma chi te l’ha fatto fare?”, oppure “Non succederà nulla e tu ti guadagnerai solo la fama del rompicoglioni” o ancora “Tanto qualche scheletruccio nell’armadio ce l’hanno tutti”. Non sono d’accordo. Generalizzare è la cosa peggiore che si possa fare. C’è chi ha davvero esagerato nel livore e nei toni, ma spero che questa vicenda abbia anche un aspetto costruttivo, cioè che funga da riflessione attorno a temi che riguardano tutti noi: la fiducia nel cd, il rapporto fra esecuzioni live e dischi, il rispetto per gli ascoltatori e per la musica”.

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