Mario Ledda: tra liturgia e religiosità

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Mario Ledda
Monsignor Mario Ledda

I preti non hanno l’appalto la supremazia assoluta sullo Spirito, ma devono sapere ascoltare i laici: bisogna cercare di ascoltarsi reciprocamente e con pazienza. Anche se non è detto che la pazienza sia un valore diffuso in questo tempo”. Monsignor Mario Ledda, stampacino doc e per anni legato alle celebrazioni per la Festa di Sant’Efisio, è stato il primo ospite della seconda serie di Cammino Nel Mondo – Storie di fede quotidiana, in programmazione il sabato sera alle 19 e in replica il martedì mattina alle 10.30 sui 104.600 Mhz di Radio Bonaria.

L’intervista a monsignor Mario Ledda

Canonico del Capitolo Metropolitano, ex Direttore dell’Ufficio per le Confraternite, monsignor Mario Ledda (la foto è tratta dal sito della Comunità Primavera) è assistente diocesano del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC) e dei Convegni di Cultura “Maria Cristina di Savoia”.

In questa lunga intervista – divisa in due parti – monsignor Mario Ledda si racconta con molta franchezza, come è nel suo stile: dagli anni in cui da ragazzino seguiva sua madre a sentire la Messa a Sant’Anna, fino al momento in cui, sedicenne, ha sentito la vocazione e maturato, pur con qualche tribolazione interiore, la scelta sacerdotale.

Attraverso il racconto del suo impegno con l’Azione Cattolica rivive la Cagliari dell’inizio degli anni Settanta con fiumi di bambini che ogni giorno popolavano le parrocchie cagliaritane. Ma anche la Cagliari dove continua a vivere, immutata, una forte religiosità popolare segno della insopprimibile necessità sentita dai cagliaritani di trovare un senso alto all’esistenza.

Da due anni Mons. Mario Ledda è il rettore della Chiesa di San Lorenzo, tempietto romanico sul colle di Buoncammino, che sta diventando un importante centro di diffusione della cultura cattolica a Cagliari.

Accoglienza, coerenza e senso responsabilità del cristiano per il dono che ha ricevuto sono il filo conduttore delle sue catechesi, sempre stimolanti e frequentate. Perché Dio – spiega citando un teologo tedesco dal nome impronunciabile – ha bisogno della Chiesa: ha bisogno di un luogo antropico dove il suo sogno di mondo sia realizzato. E allora accoglienza, coerenza e responsabilità di ciascuno sono necessari perché Dio possa vincere la sua scommessa sull’umanità. Con la consapevolezza che la Chiesa è fatta sempre di esseri umani che possono sbagliare e devono pagare per i loro errori.

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