Marco Brusati racconta il mondo dei media

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Marco Brusati
I bambini hanno accesso in età sempre più precoce ai contenuti multimediali

Promiscuità sessuale, liberalizzazione della cannabis, mercificazione del corpo femminile, libertà di scegliere a seconda dell’umore del momento se appartenere al genere maschile o a quello femminile. Sono questi i messaggi che il mondo della musica, quello delle fiction e adesso in qualche modo persino quello dei cartoons trasmettono ai nostri ragazzi. Messaggi unidirezionali, che arrivano dai testi e dalle spesso esplicite immagini dei video che accompagnano le hit del momento. Teoricamente si tratta di musica destinata agli adolescenti, ma in realtà il target dei video musicali proposti dalle star del cosiddetto showbiz sono i ragazzini tra i 7 e gli 8 anni che, attraverso il loro smartphone, subiscono un vero e proprio lavaggio del cervello. E questo bombardamento, che avviene da parte di soggetti anonimi che hanno esclusivamente a cuore il portafogli delle famiglie e non certo la corretta educazione dei bambini, rischia di produrre un vero e proprio mutamento antropologico nelle nuove generazioni. Della necessità di proteggere sin dalla più tenera età i nostri figli da modelli dis-educativi che li allontanano sempre più dalla felicità abbiamo parlato in questa intervista con il sociologo e formatore Marco Brusati, direttore generale di Hope Formazione, Spettacoli ed Eventi al servizio della Chiesa, andata in onda su Radio Bonaria nel corso della trasmissione Cammino nel mondo – Storie di fede quotidiana.

Marco Brusati
Marco Brusati a Cagliari

L’incontro con Marco Brusati

Nei giorni scorsi Marco Brusati, formatore esperto di comunicazione applicata alle esperienze pastorali ed ecclesiali, ha tenuto a Cagliari (nella parrocchia salesiana di San Paolo) un interessante incontro destinato ai genitori e a chiunque abbia un ruolo educativo, finalizzato proprio a conoscere meglio il mondo virtuale dove i ragazzi vivono e dal quale solitamente i genitori sono estromessi. Un mondo governato in pratica da tre grandi colossi discografici statunitensi e da quattro grosse agenzie di stampa mondiali che stabiliscono di volta in volta qual è la musica che deve essere ascoltata dai ragazzi e quali sono i messaggi che devono essere veicolati attraverso i testi delle canzoni e le immagini che li accompagnano. Modelli  che – ha spiegato Marco Brusati – allontanano i ragazzi dalla ricerca della felicità. Un dato, questo, testimoniato dall’enorme aumento del tasso di suicidi negli adolescenti, soprattutto negli Stati Uniti, e dai tanti adolescenti morti spiritualmente che ormai a vent’anni non sanno più cosa provare.

Nell’intervista che potete ascoltare in questo podcast Marco Brusati dà una chiave di lettura utile non solo ai genitori, ma anche a chiunque voglia capire realmente cosa sta succedendo in questa società dove proprio i modelli educativi (o meglio diseducativi) proposti da molta musica sono l’apripista per trasformazioni che, come è avvenuto nei mesi scorsi, vengono poi tradotte in provvedimenti legislativi.

In queste dinamiche purtroppo non è in gioco la libertà individuale, come si potrebbe pensare. Perché se dei modelli antropologici in grado di condizionare così fortemente la società vengono imposti a bambini di sette-otto anni da alcune ristrette lobby che gestiscono il business della musica e dell’informazione non si può certo parlare di libertà: bisogna parlare più che altro di dittatura del pensiero unico.

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