Il manicomio chimico degli psicofarmaci

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Il manicomio chimico Piero Cipriano

“Oggi il manicomio non è più costituito da fasce, muri, sbarre, chiavistelli e porte, ma è diventato astratto, invisibile, inafferrabile. Si è trasferito direttamente nella testa, nelle vie neurotrasmettitoriali che regolano i pensieri. Il vero manicomio, oggi, sono gli psicofarmaci”. Quello dello psichiatra irpino Piero Cipriano è un coraggioso atto di accusa verso un sistema psichiatrico che invece di mettere in primo piano la salute dei pazienti è diventato un business che lucra sulla pelle dei più deboli.

Il manicomio chimico – Cronache di uno psichiatra riluttante

Il manicomio chimicoIl libro di Piero Cipriano, “Il manicomio chimico – Cronache di uno psichiatra riluttante” (Eleuthera edizioni), è stato presentato a Cagliari nel corso di una manifestazione organizzata dall’Asarp (l’Associazione sarda per l’attuazione della riforma psichiatrica) in collaborazione con lo studio editoriale Typos, all’interno delle giornate di approfondimento sulla campagna del Forum Salute Mentale “…e tu slegalo subito”, per l’abolizione della contenzione in Italia.

Come ha spiegato la presidente dell’Asarp Gisella Trincas introducendo l’incontro moderato da Roberto Loddo (Typos), le famiglie dei malati psichici chiedono ai Centri di salute mentale e alle altre istituzioni psichiatriche soprattutto competenza e comprensione, nella speranza che la malattia del loro caro sia solo temporanea (anche perché la legge italiana impone che siano messi in primo piano i bisogni e la dignità del malato e la sua riabilitazione).

La realtà è invece ben diversa: chi oggi arriva in un Centro di salute mentale italiano viene immediatamente etichettato (la diagnosi è un timbro che lo accompagnerà per tutta la vita) ed imbottito di psicofarmaci vita natural durante. E in caso di ricovero è molto probabile – come dimostrano le sempre più frequenti cronache giudiziarie – che finisca legato mani e piedi ad un letto.

La contenzione in Italia

Le strutture psichiatriche italiane, tranne alcuni casi di eccellenza, hanno un numero insufficiente di operatori e tanti pazienti che soffrono patologie molto diverse tra loro. L’80 per cento dei 323 degli SPDC (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura) presenti nella Penisola – ha spiegato Cipriano – utilizza abitualmente il metodo della contenzione con le fasce: su 4mila pazienti psichiatrici ricoverati, circa trecento vengono legati.

[clickToTweet tweet=”La contenzione è una pratica disumana @tuslegalosubito” quote=”La contenzione è una pratica disumana “]

Contraria a questo tipo di pratica, peraltro totalmente incostituzionale, è solo una minoranza di  obiettori di coscienza. Uno di loro è Piero Cipriano, classe ‘68. Basagliano convinto, Cipriano viene dall’Irpinia e dopo aver lavorato in vari Dipartimenti di salute mentale d’Italia, dal Friuli alla Campania, da qualche anno lavora in uno SPDC di Roma.

Nel suo secondo libro (nel 2013 ha pubblicato anche La fabbrica della cura mentale) Cipriano ha sottoposto ad una severa critica la psichiatria moderna che in Italia ha completamente bypassato la rivoluzione copernicana introdotta dalla legge Basaglia.

Nonostante la legge 180 nel ‘78 lo abbia teoricamente abolito, l’istituto del manicomio è infatti ancora vivo e vegeto. Ha solo cambiato nome. Ora ha assunto l’acronimo di SPDC o di REMS, le strutture residenziali che hanno “sostituito” gli ospedali psichiatrici giudiziari. Luoghi in cui spesso e volentieri i malati vengono ancora “curati” con mezzi inumani come l’elettrochoc e la contenzione.

Il manicomio chimico

il manicomio chimicoMa oltre alla costrizione fisica lo psichiatra “riluttante” Piero Cipriano individua un pericolo maggiore e più subdolo in quello che lui stesso definisce manicomio chimico.

Spiegando quanto sta avvenendo oggi, Cipriano parla di patologizzazione della normalità. “Agli psichiatri e alle case farmaceutiche, non bastano più i malati da curare, ma servono anche i sani”, ha spiegato: “Lutto, tristezza, rabbia, timidezza, disattenzione, da stati d’animo fisiologici, sono stati trasformati artatamente in patologie da curare con il farmaco adatto”.

I moderni manuali diagnostici hanno infatti creato oltre trecento malattie mentali. Normalissimi stati d’animo vengono ormai abitualmente trattati come patologie che vengono curate con antidepressivi, ansiolitici e altri psicofarmaci che non fanno altro che ingrassare il business delle grandi multinazionali del farmaco. L’eccessiva timidezza, ad esempio, oggi è diventata “fobia sociale”, il comportamento aggressivo è diventato “iperattività”, la tristezza per un lutto, se non elaborata entro due settimane, è diventata “depressione” .

Negli ultimi anni si è assistito a un boom di malattie che prima erano rare come la depressione, l’autismo e i disturbi bipolari ed oggi nel mondo ci sono 400 milioni di depressi (nel 2020 la depressione sarà la maggior causa di morte), 60 milioni di bipolari e 21 milioni di schizofrenici. Numeri falsati ovviamente da un allargamento eccessivo delle malattie previste dai manuali diagnostici.

Ansiolitici e antidepressivi oggi vengono abitualmente prescritti a pioggia non solo dagli psichiatri, ma anche dai medici di base. Questi “farmaci trappola” – ha avvertito lo psichiatra – cambiano la biochimica e l’assetto sensoriale e una volta utilizzati creano un circolo vizioso: non se ne può più fare a meno.

Ecco perché, ha concluso Cipriano, “è ora di cominciare a disubbidire e ad indignarsi per combattere questo nuovo manicomio, meno appariscente e più discreto, in cui diagnosi e psicofarmaci dominano la scena”.

 

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