Radio Maria: padre Livio Fanzaga bacchettato dall’Ordine dei Giornalisti

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Padre Livio Fanzaga

Il quotidiano Libero ha dato oggi la notizia della sospensione per sei mesi del direttore di Radio Maria, don Livio Fanzaga titolando “Zittita Radio Maria. Attentato alla libertà d’opinione”. La sanzione disciplinare al sacerdote è stata comminata dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, lo stesso che ha sospeso per due mesi il giornalista di Libero Filippo Facci per un articolo in cui Facci esprimeva il suo odio contro l’Islam. Nel caso di padre Fanzaga la sanzione disciplinare è stata invece determinata da alcune frasi pronunciate durante la sua quotidiana rassegna stampa su Radio Maria in cui, all’indomani dell’approvazione della legge sulle Unioni Civili, Padre Livio aveva attaccato con veemenza la relatrice Monica Cirinnà, senatrice del Pd.

padre Livio Fanzaga
La copertina di Libero

La notizia è stata riportata solo da Libero, probabilmente perché è emersa in seguito all’interessamento del quotidiano alle faccende ordinistiche in seguito alla sospensione del suo giornalista Filippo Facci. Dunque è improbabile che si tratti di una bufala come qualcuno sul web afferma. D’altronde la stessa Cirinnà, all’epoca dei fatti, nel novembre dello scorso anno, ospite della trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora su Rai Radio1, aveva chiesto espressamente l’intervento dell’Ordine dei giornalisti.

Non solo: qualcuno aveva pensato bene di fare una petizione online indirizzata ad Agcom, Fnsi e Unione Cattolica Stampa Italiana proprio per chiedere la sospensione di padre Fanzaga dall’Ordine dei Giornalisti.

Ma cosa aveva detto padre Livio Fanzaga?

Questa è la frase esatta pronunciata dal religioso: “Questa qui mi sembra un po’ la donna del capitolo diciassettesimo dell’Apocalisse, la Babilonia insomma. Adesso brinda a prosecco alla vittoria. Signora arriveranno anche i funerali, stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile, ma arriverà anche quello”.

Queste parole avevano creato un putiferio, anche per il riferimento alla Babilonia, la grande meretrice, e per il riferimento al giudizio divino dopo la morte, concetto abbastanza semplice per chi mastica i rudimenti più elementari della fede cristiana, ma che chi ignora tali rudimenti può considerare come un augurio di morte.

E’ quel che d’altronde era successo qualche mese fa al sacerdote sardo don Massimiliano Pusceddu che era stato ingiustamente accusato di aver augurato la morte agli omosessuali, subendo una ignominiosa gogna mediatica per aver letto un brano delle lettere di San Paolo.

Per farla breve– stando a quanto riporta Libero – dopo una settimana dalla trasmissione incriminata il Consiglio di disciplina lombardo pare abbia aperto un procedimento disciplinare contro padre Livio Fanzaga che, nelle sue dichiarazioni, non avrebbe ottemperato alle norme deontologiche dei giornalisti che prescrivono l’obbligo di “rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali”.

Nonostante il sacerdote abbia più volte ribadito l’assenza di una volontà di offendere o discriminare, ma di esprimere semplicemente delle opinioni legate adei concetti eminentemente teologici e religiosi, l’Odg, separando la figura del giornalista da quella del sacerdote, ha deliberato all’inizio di giugno sei mesi di sospensione per il prete pubblicista. Riportando a quanto pare nel dispositivo della sentenza l’intero capitolo 17 dell’Apocalisse. A nulla è servito il ricorso di padre Livio perché, a quanto racconta Libero, lo scorso 15 giugno la sospensione è stata ribadita anche in appello.

Al di là delle considerazioni attinenti la libertà di opinione i due casi di sospensione sembrano parecchio diversi. Nel caso di Filippo Facci lo stesso giornalista ha ammesso tranquillamente di avere esagerato nella sua provocazione. Pur tuttavia la sua condanna può essere discussa e discutibile perché – in linea di massima – le idee si combattono sul piano delle idee e lo stesso mestiere del giornalista ha come presupposto naturale la libertà di espressione. Ma nel caso di padre Livio Fanzaga  è proprio sbagliato il presupposto. Non è stato infatti compreso (o è stato interpretato in maniera strumentale e ideologica) lo stesso linguaggio utilizzato dal sacerdote che non doveva essere letto in termini assoluti, ma contestualizzato. In pratica il giornalista pubblicista non sarebbe dovuto essere separato dal sacerdote e dal teologo.

In ogni caso non sarà certo la sospensione dell’Ordine dei Giornalisti a mettere il bavaglio al battagliero don Livio Fanzaga che anche oggi, ai microfoni di Radio Maria durante la quotidiana rassegna stampa, pur confermando in linea di massima i contenuti dell’articolo di Libero (e precisando che si tratta di una “vicenda ormai conclusa“) ha rassicurato i suoi ascoltatori dicendo che per tappargli la bocca dovranno “lanciargli la bomba atomica“.

Solidarietà a Padre Livio Fanzaga è stata manifestata immediatamente dal responsabile per la Sardegna del Popolo della Famiglia Alberto Agus. “Il Popolo della Famiglia della Sardegna manifesta la massima solidarietà nei confronti di Padre Livio Fanzaga, Direttore del network radiofonico Radio Maria, per il grave atto di ingiustizia subito ad opera dell’ordine dei Giornalisti della Lombardia, il quale ha comminato in data 06.06.2017, la sanzione corrispondente alla sospensione di sei mesi dall’ordine dei giornalisti per le dichiarazioni di contrarietà contro il Disegno di Legge della Cirinnà sulle unioni civili – scrive Agus -. Il Popolo della Famiglia, movimento politico nazionale autonomo, il quale pone al centro della propria battaglia politica la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero, nonché il diritto di manifestare i propri convincimenti anche se derivanti dal proprio credo religioso, suggellati nella Carta Costituzionale agli artt. 19 e 21, non può che denunciare il clima intimidatorio nei confronti di chi non la pensa secondo i Signori del Potere e della retorica del Pensiero Unico Dominante.Noi, uomini e donne liberi, continuiamo a combattere per la libertà ed auspichiamo il risveglio delle coscienze di Cattolici e non, per la libertà. W L’uomo, W la Famiglia e W il Popolo Italiano”.

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