L’ippodromo dimenticato nel Golfo degli Angeli

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Provate a chiudere gli occhi. Immaginatevi in una serata estiva seduti ad un tavolino all’aperto mentre mangiate una pizza. Davanti a voi, in lontananza, la Sella del Diavolo. In sottofondo lo scalpiccìo felpato degli zoccoli dei cavalli al trotto che stanno gareggiando sulla pista a pochi metri di distanza dal vostro tavolino. Non male, vero? Bè questa è una cosa che capita in molte città italiane dove nei mesi estivi la gente va all’ippodromo per passare una serata tranquilla, mangiare qualcosa e magari puntare qualche euro.

Ovviamente questo succede in tante città d’Italia, ma non succede a Cagliari dove, nonostante l’antica tradizione dell’ippica in Sardegna, l’ippodromo versa ormai da parecchi anni in stato di totale abbandono.

L’ippodromo di Cagliari

Proprio ieri la Società Ippica di Cagliari Srl ha bandito una selezione per affidare la gestione di uno dei campi dell’ippodromo cagliaritano per attività di equitazione sportiva, riabilitazione equestre e equiturismo. Segno che la struttura è ancora attiva e funzionante.

Qualcosa si muove dunque. Ma a parte le innumerevoli iniziative dell’opposizione, che più volte ha posto la questione in Consiglio comunale, non esiste ancora un progetto di rivalutazione complessiva della struttura (vedi anche il post Sardegna: la Regione si dà all’ippica) inaugurata nel 1929 – in piena epoca fascista – dai Reali di casa Savoia insieme all’antistante Ospedale Marino (anch’esso in balia del degrado più assoluto).

L’ippodromo Gutierrez di Cagliari ha svolto fino al 2004 la funzione per la quale era nato: ospitare le corse di cavalli. Poi è iniziato un progressivo degrado della struttura, oggi gestita dalla Società ippica di Cagliari, una srl pubblica di proprietà maggioritaria (il 70%) del Comune di Cagliari.

ippodromo cagliariPare che per risistemare l’ippodromo di Cagliari ci vogliano circa tre milioni di euro. Per riprendere le attività agonistiche è necessario infatti completare le tribune, sistemare il totalizzatore per le scommesse e nuovi box per i cavalli. Ma sappiamo bene che se ci sono dei progetti validi ed economicamente sostenibili i soldi, con il fiume di risorse che la Sardegna ha a disposizione e che spesso non vengono spese per mancanza di idee, si trovano tranquillamente.

Ovviamente l’auspicio è che l’ippodromo non sia trasformato in un impianto ibrido che sostituisca la malriuscita arena Grandi Eventi di Sant’Elia. Ma che resti un ippodromo e, oltre alle lezioni di ippica e all’equiturismo, ospiti nuovamente le gare ippiche. Oltre che magari un impianto sportivo polifunzionale che sfrutti anche l’area del campo di calcio dove anni fa si allenava il Cagliari Calcio.

Giusto per fare un esempio, a Cesena l’ippodromo – anche se le gare si svolgono solo nei mesi estivi – è aperto tutto l’anno con tre ristoranti, un parco giochi per bambini, una sala Bingo, due circoli ippici  e un centro sportivo polivalente  con piscina, campi da tennis , calcetto e palestra. Una struttura che se ben gestita è sicuramente in grado di avere buone ricadute economiche sia in termini di fatturato che di posti di lavoro.

Magari bisognerebbe cercare di rendere fruibile al grande pubblico un mondo come quello dell’ippica finora riservato quasi esclusivamente agli addetti ai lavori. Ma per questo occorrerebbe una visione d’insieme, una programmazione a livello regionale capace di dare slancio ad uno dei tanti settori che nella nostra regione rimangono asfittici perché sono gestiti troppo settorialmente e risentono di dinamiche e meccanismi appannaggio dei soli addetti ai lavori. E probabilmente occorrerebbe anche un occhio di maggior riguardo del sistema ippico nazionale per gli ippodromi isolani.

ippodromo cagliari

Una rivalutazione dell’ippodromo di Cagliari, oltre ad accontentare i tanti appassionati di ippica di tutta la Sardegna che seguono le gare organizzate ogni estate a Chilivani, sarebbe un servizio in più offerto ai turisti e ai cittadini. Anche a quelli che di ippica e di razze equine non capiscono nulla, ma andrebbero all’ippodromo semplicemente per mangiare una pizza, sentire lo scalpiccìo felpato dei cavalli al trotto e magari passare due ore diverse dal solito puntando qualche euro sul piazzato vincente.

 

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