L’attualità del martirio di Sant’Efisio

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Sant'Efisio

Sono partiti a nuoto alle otto di mattina da capo Sant’Elia, a Cagliari, portando due corone di fiori rossi. Alle otto di sera i due cagliaritani sono approdati alla spiaggia di Nora, esattamente nel punto in cui nel 303 D.C. a Sant’Efisio fu mozzata la testa per non aver rinnegato la sua fede cristiana. Un po’ come accade ancora oggi dall’altra parte del Mediterraneo a quei cristiani che in Siria, zona di provenienza di Efisio, vengono sgozzati dai tagliagole dell’Isis esattamente per lo stesso motivo. La processione sul luogo del martirio è la parte più struggente della lunga festa di Sant’Efisio. La processione religiosa più lunga d’Europa che dal 1° maggio, quando verso mezzogiorno il cocchio esce dalla chiesa di Sant’Efisio, si protrae fino alla notte del 4 maggio quando in silenzio, accompagnato dal grande corteo di miliziani, confratelli e fedeli, il santo torna a casa. Le storie personali si intrecciano con quelle dei luoghi accarezzati da questo pellegrinaggio nel pellegrinaggio. Lasciato alle spalle il folklore delle traccas e dei costumi e scemato l’entusiasmo di chi si fa a piedi il tratto cagliaritano dal ponte della Scaffa a Giorgino, ad accompagnare il santo in tutto il suo lungo viaggio resta solo chi è motivato davvero. E per seguire la sequela di Sant’Efisio è disposto anche a dormire all’addiaccio sulla spiaggia o a fare una traversata lunghissima a nuoto.

Il martirio di Sant’Efisio

E’ domenica. Alle sei di sera la statua, arrivata a Nora dopo aver fatto tappa a Giorgino, Villa d’Orri (Sarroch), Villa San Pietro e Pula, è ancora nella piccola chiesetta eretta a due passi dal luogo del martirio. L’ultima tappa terrena del santo. Poi, davanti alle autorità, Efisio viene issato sulla portantina per l’ultimo viaggio, scortato dai miliziani vestiti di arancione.

Sant'EfisioNella baia di Nora, in una splendida giornata di inizio maggio, il mare che sembra una tavola e le barche a vela ancorate in rada, morire per difendere le proprie idee religiose non sembra una cosa  molto facile. Chissà se anche quella sera di 1712 anni fa c’era quel mare piatto come una tavola. Se c’era quello scenario romantico che piuttosto che andare a farti decapitare per difendere la tua fede ti spingerebbe a fare un bel un giro in barca o magari una bella passeggiata che si conclude dentro una pizzeria di Pula dove le pizze sono notoriamente ancora giganti.

E’ un pellegrinaggio strano quello di Nora. Ricco di contraddizioni. Sant’Efisio, che già a Giorgino aveva svestito l’abito della festa per indossare i suoi abiti più umili, esce dalla chiesetta e si avvia verso il martirio attraverso un selciato rigurgitante di bancarelle. Dietro di sé ha letteralmente un fiume di persone. Che probabilmente stanno pensando a tutt’altro. Magari alla multa che gli hanno appioppato poco prima i vigili urbani di Pula.

L’odore del cisto e dei petali calpestati dopo sa ramadura si mischia con quello dei venditori: torrone, salsiccia, pecorino sardo di quello potente, molto stagionato. Il chiacchiericcio e il pianto dei bambini si confondono con il padre nostro e le ave marie gracchiate da un vecchio altoparlante che funziona malissimo.

Sant'EfisioEppure tutta quella confusione, incorniciata da un mare calmo come l’olio che sembra uscito fuori da una cartolina, regala una spiritualità quasi inaspettata.

Soprattutto quando il corteo si incammina con un silenzio diventato innaturale sulla spiaggia e arriva nel punto esatto dove, in quel lontano 303 Dopo Cristo, Sant’Efisio è stato decapitato perché non voleva abiurare la sua fede.

Tra gli applausi, i due nuotatori partiti dodici ore prima da Sant’Elia affidano al santo il loro voto, le due corone di fiori arrivate da lontano. Poi è ancora festa, fuochi d’artificio così potenti che spaventano i bambini già stanchi dalla giornata faticosa. Pariglie di cavalli che galoppano sulla spiaggia di Nora. Bar affollati per prendere un tramezzino o un cappuccino prima di tornare nuovamente a Pula.

Oggi Sant’Efisio farà il cammino inverso e stanotte ritornerà in silenzio nella sua chiesetta di Stampace. Il pellegrinaggio più lungo d’Europa stasera sarà finito. Il voto della città di Cagliari, rappresentata da un alter nos stampacino doc, sarà adempiuto per l’ennesima volta. L’appuntamento sarà per l’anno prossimo, anche se per i veri fedeli, a Stampace i riti continueranno ancora.

Ma, al di là del folklore e delle ricadute turistiche di Sant’Efisio che tanto interessano ai nostri amministratori pubblici, qual è il senso profondo dell’esempio di quel martire siriano decapitato tanti anni fa in riva al Mar Mediterraneo? In quel mare che ancora oggi si tinge di rosso con il sangue di centinaia di migranti che chiedono una vita degna di questo nome? Che senso ha quel sacrificio quando la maggior parte dei cristiani tiene in una mano il rosario e nell’altra la bustina del torrone da sgranocchiare? Che senso ha il martirio di Sant’Efisio oggi che i valori della fede cristiana sono accantonati o addirittura ridicolizzati in nome di un progresso che ci sta rubando l’identità?

Quanto siamo disposti a metterci in gioco per difendere quei valori? Non solo facendo tanti chilometri a nuoto oppure dormendo tre giorni all’addiaccio per adempiere ad un voto. Ma nella vita di tutti i giorni. Nel lavoro, nella famiglia, spendendo qualcosa per gli altri e rinunciando a qualcuna delle nostre comodità. Sant’Efisio è solo folklore e business oppure ancora siamo disposti a perdere qualcosa per seguire il suo esempio?

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