La Sardegna? Unu film de guerra

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Trident Juncture

E’ unu film de guerra. Così i cagliaritani sono soliti descrivere in maniera colorita le situazioni complicate. Oggi però in Sardegna il film di guerra non è soltanto un modo di dire. La guerra è molto più reale. Da quando è iniziata l’esercitazione della Nato Trident Juncture che da oltre un mese si sta svolgendo anche nei poligoni sardi (in particolare a Capo Teulada e nella base aerea di Decimomannu) e fino a venerdì coinvolgerà le Forze armate (complessivamente circa 36mila militari di cui 500 nell’isola) di ben trentacinque nazioni, sembra veramente di essere in guerra. Come testimoniano i sottomarini turchi ormeggiati nel porto di Cagliari a fianco alle navi da crociera o i missili confezionati dalla fabbrica internazionale di armi di Domusmnovas pronti a partire dall’aeroporto di Elmas sotto gli occhi dei passeggeri dei voli low cost.

Ieri pomeriggio un fortissimo boato ha scosso l’Ogliastra. Probabilmente è stato un aereo militare impegnato a Decimomannu a rompere il muro del suono creando il terrore in una popolazione che assiste ormai impotente a questi giochi di guerra: né la Regione Sardegna, con i suoi comitati paritetici, né lo Stato italiano sono in grado di fare assolutamente nulla per cambiare questa situazione di fatto.

D’altronde l’opinione pubblica isolana è molto divisa. Da un lato c’è chi manifesta perchè vorrebbe eliminare completamente le basi militari dalla Sardegna, dall’altro chi invece chiede, sì un ridimensionamento della eccessiva presenza militare nell’isola, ma crede che i militari portino anche ossigeno alle disastrate casse dell’economia dell’isola. Infine c’è la maggior parte della popolazione sarda che continua, come sempre, a girare la testa dall’altra parte e a fare finta di nulla.

Capo teulada guerraEppure la tensione cresce. Dopo il corteo di sabato a Cagliari al quale hanno partecipato un migliaio di persone, i movimenti pacifisti stanno nuovamente manifestando davanti ai cancelli del poligono di Capo Teulada nonostante l’espresso divieto della Questura di Cagliari. Le associazioni che hanno organizzato il corteo, tra cui la Rete no Basi né Qui né Altrove, il Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna e il Cagliari social forum, hanno fatto sapere ieri di non voler rinunciare ad esprimere il loro dissenso verso i giochi di guerra, avendo regolarmente informato la Questura già dallo scorso 29 ottobre.

Il no dei pacifisti alla guerra in Sardegna

In queste ore circa 500 manifestanti sono arrivati nella zona del poligono di Teulada, controllati a distanza di sicurezza dalla polizia in tenuta antisommossa. Sin dalle prime ore del mattino le forze dell’ordine hanno effettuato i controlli sugli autobus diretti verso il poligono per identificare i manifestanti e pare abbiano individuato due studenti che nei giorni scorsi avevano ricevuto il foglio di via dalla Questura con divieto di avvicinarsi alle zone interdette.

Oltre ai movimenti pacifisti già da ieri sera davanti ai cancelli della base militare di Teulada c’è anche una parte della politica sarda. Sardigna Natzione, Sardegna Pulita, Sardigna Libera, Rossomori e altri partiti minori.

Da quando in qua i sardi non possono avere la libertà di manifestare pacificamente il proprio dissenso”, ha scritto la segreteria regionale dei Rossomori annunciando la presenza dei propri militanti guidati dal consigliere comunale di Cagliari Giuseppe Andreozzi. “Siamo forse relegati a una condizione di libertà vigilata – scrivono i Rossomori –? Da quando in qua il nostro popolo non è in condizioni di autogestire le proprie manifestazioni democratiche. I sardi non hanno ha bisogno di tutele e limitazioni democratiche imposte da altri. Oppure si deve pensare che la nazione sarda sia dallo Stato italiano in un una condizione di gestione coloniale?”.

Un appello al Questore era arrivato anche dalla esponente di Sardigna Libera Claudia Zuncheddu: “Il dissenso popolare, democratico e pacifico ha diritto ad essere espresso – ha scritto Zuncheddu -. Oltre ai danni inestimabili per l’ambiente, la salute e per le nostre economie, le esercitazioni con armamentari di guerra, pongono la Sardegna in prima fila nei conflitti in corso nel Mediterraneo e in Medioriente. Le prove di guerra possono avere imprevedibili ricadute in termini di sicurezza per le nostre popolazioni“.

La questione del diniego dell’autorizzazione del Questore Gagliardi a manifestare contro le basi è arrivata anche in Parlamento con un’interrogazione urgente presentata dal deputato Mauro Pili (Unidos).

Eppure i partiti al governo hanno una posizione molto più cauta sui venti di guerra che stanno soffiando sulla Sardegna. I tre senatori sardi Emilio Floris (Fi), Silvio Lai (Pd) e Luciano Uras (Sel), che nei giorni scorsi sono stati in visita a Capo Teulada, hanno rilasciato dichiarazioni estremamente rassicuranti sul fatto che i giochi di guerra sono soltanto simulati e che le Forze armate hanno escluso categoricamente l’uso di proiettili che contengano sostanze radioattive come torio, fosforo e uranio impoverito. Ma dalla visita dei parlamentari sardi è emerso soprattutto il fatto che il poligono di Capo Teulada è assolutamente strategico per l’esercito e che né il Governo né la Nato hanno alcuna intenzione di rinunciarci. Vista la tensione sempre più alta all’interno del mar Mediterraneo, soprattutto tra l’Italia e la Libia, la Trident Juncture, che si concluderà fra tre giorni e che qualcuno ha definito un’esercitazione anti-Isis, non promette nulla di buono per la Sardegna. Insomma, è davvero unu film de guerra.

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