La guerra dei culurgionis Igp d’Ogliastra

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culurgionis d'ogliastra

Lo ammetto. Mangiare mi piace molto. Soprattutto quando mi capita di andare in Ogliastra e i miei amici mi fanno trovare in tavola un bel piatto di culurgionis. I culurgionis, per chi non lo sapesse, sono quella specie di grandi ravioli con la caratteristica chiusura a spiga, preparati con la pasta fresca di semola dura e un ripieno di pecorino sardo oppure di patate. Faccio un’altra ammissione. Amo molto la Sardegna. E mi girano le balle quando noi sardi facciamo di tutto per affossare la nostra terra già di per sé in grande difficoltà economica. Faccio queste due premesse personali perchè oggi voglio raccontare una storia di guerra. La guerra dei culurgionis Igp d’Ogliastra.

La storia dei culurgionis Igp

Specialità culurgionisC’era una volta un comitato, il Comitato promotore dei culurgionis Igp, appunto. Questo comitato dal 2005 si batte perchè sia riconosciuto il marchio di identificazione geografica protetta della ricetta dei culurgionis prodotti in Ogliastra. In quel periodo, agli albori della storia, tutti sembravano d’accordo su fatto che un marchio Igp tutelasse dai frequenti tarocchi un prodotto gastronomico tipico imitato in varie parti del mondo.

Ma in una terra campanilista come la Sardegna quando si è capito che i culurgionis Igp d’Ogliastra stavano davvero diventando una realtà è nato un vespaio. Le polemiche sono scoppiate soprattutto dopo la riunione decisiva con i rappresentanti del ministero per l’assegnazione della prestigiosa tutela che si è tenuta nel marzo 2014 a Lanusei.

Immediatamente dopo quella riunione, che ha dato praticamente il via libera ai culurgionis Igp, è scoppiata la guerra tra Ogliastra e Nuorese con le imprese nuoresi che, raccontano le cronache locali, hanno fatto immediatamente opposizione contro l’assegnazione del marchio Igp ai soli culurgionis ogliastrini. In pratica, per le aziende nuoresi, i culurgionis con la classica chiusura a spiga non vengono realizzati esclusivamente in Ogliastra ma anche nella zona di Nuoro.

Vista l’impossibilità di stabilire con esattezza la paternità della ricetta dei culurgionis la guerra di campanile si è tradotta nei giorni scorsi in un ricorso presentato dalla Coldiretti di Nuoro al Tar Sardegna contro il disciplinare che detta la ricetta dei culurgionis. Per tagliare la testa al toro l’associazione agricola, che peraltro inizialmente faceva parte del comitato promotore (poi è stata estromessa perché il comitato deve essere composto da soli produttori), ha sostenuto davanti ai giudici amministrativi che il disciplinare dei culurgionis Igp d’Ogliastra non è valido perché inserisce nella ricetta dei culurgionis ogliastrini i fiocchi di patate anziché le patate fresche.

In questo modo, infatti, secondo la Coldiretti nuorese si favorirebbero le lobby agroindustriali del nord Europa a scapito degli agricoltori sardi che producono patate. Ottima argomentazione, se non fosse che – lo ha fatto sapere a stretto giro di posta il Comitato promotore dei culurgionis Igp – le patate incidono soltanto per il 3% sul valore della produzione dei culurgionis al contrario delle altre materie prime (olio, semole e formaggi) e della manodopera che incide addirittura per il 27%. Insomma per un 3% del valore di produzione l’Ogliastra rischia di perdere il marchio Igp.

Eppure, ha fatto sapere il comitato, trattandosi del disciplinare di un marchio Igp (e non Dop) la normativa europea vieta categoricamente l’inserimento di qualsiasi riferimento geografico relativo alle materie prime. Per capirci: secondo le norme europee (per quanto discutibili) i culurgionis possono benissimo essere prodotti con patate sarde indicate in etichetta, ma il disciplinare di un marchio Igp non può imporre che le patate debbano essere sempre e soltanto sarde.

Secondo il comitato, i fiocchi di patate previsti dal disciplinare per i culurgionis Igp sono comunque un prodotto assolutamente naturale e privo di additivi che non può essere nocivo per i consumatori. Un ingrediente che tra l’altro è utilizzato da trent’anni in Ogliastra nella produzione dei culurgionis e di altri prodotti tipici come il pane pistoccu.

Ma c’è un altro punto importante, soprattutto in questo frangente economico. La scelta dei fiocchi di patate – ha specificato il comitato promotore – ha anche lo scopo di favorire le piccole aziende agroalimentari della Sardegna, quelle che maggiormente stanno risentendo della crisi economica e che, non disponendo di locali idonei allo stoccaggio e alla lavorazione delle patate fresche, hanno la possibilità di accorciare i tempi di produzione e produrre un maggior quantitativo di merce utilizzando appunto i fiocchi di patate.

«Insomma – sottolinea il Comitato promotore – il progetto dei culurgionis Igp ha il solo obiettivo di valorizzare la tradizione gastronomica della Sardegna e dare un aiuto all’economia dell’Ogliastra. Le azioni di contrasto all’Igp rischiano di farci perdere questo treno perché in questo modo il marchio ci potrebbe essere scippato da altre regioni che producono culurgionis: non si capisce per quale motivo debbano provenire da una associazione che dovrebbe tutelare i produttori».

Non so se i giudici del Tar Sardegna daranno ragione all’Ogliastra o al Nuorese. Al comitato promotore o alla Coldiretti. Io volevo soltanto raccontare questa storia. Nel frattempo, visto lo stato comatoso del nostro settore agroalimentare, sarebbe un gran peccato che la feroce guerra dei culurgionis finisse per avvantaggiare qualche nazione straniera. Sarebbe una vera disdetta se alla fine della fiera – dopo tante polemiche – tra qualche anno vedremo sulle nostre tavole delle amabili confezioni di culurgionis taroccati con tanto di marchio Igp. Provenienti direttamente dall’Olanda, dal Canada o dagli Stati Uniti d’America.

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