“Il lavoro è il lavoratore” – Intervista a Padre Francesco Occhetta

Intervista a padre Francesco Occhetta, scrittore gesuita autore del libro "Il lavoro promesso" in preparazione della 48° Settimana Sociale di Cagliari

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padre Francesco Occhetta
Padre Francesco Occhetta

Il lavoro è il lavoratore. E’ la vita del lavoratore, la sua dignità. Il lavoro consente all’uomo di partecipare a quell’atto creativo che Dio stesso ha vissuto creando il mondo”. Padre Francesco Occhetta, gesuita e scrittore della storica rivista Civiltà Cattolica e consulente nazionale dell’UCSI, l’Unione dei Giornalisti cattolici italiani, lo scandisce nel suo intervento a Cagliari: la rifondazione del mondo del lavoro è possibile soltanto avendo come bussola e punto di riferimento il “prossimo” e il “bene comune”. Non solo combattendo tutti i lavori ancora disumani, come la prostituzione, il gioco d’azzardo, il caporalato e il lavoro nero, ma anche regolando opportunamente i nuovi lavori proposti dall’industria 4.0, quelli che gli anglosassoni hanno ribattezzato con l’appellativo di smart-working o con altri accattivanti termini, ma che rischiano di lasciare i nuovi lavoratori completamente privi di tutele in balìa del mercato.

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Padre Occhetta insieme al segretario regionale della Cisl Ignazio Ganga

Il lavoro promesso di Padre Francesco Occhetta, quasi un prezioso secondo instrumentum laboris per gli addetti ai lavori in vista della Settimana sociale che si terrà dal 26 al 29 ottobre, è stato presentato a Cagliari. Non è un caso che l’appuntamento si sia tenuto nella sede della Cisl cagliaritana e alla presenza dei massimi rappresentanti del sindacato cattolico in Sardegna. Oltre alle istituzioni e alla politica anche il sindacato sta infatti faticando molto a prendere le contromisure in un mondo del lavoro completamente trasformato da nuovi paradigmi e nuovi linguaggi.

Lo stesso libro Il lavoro promesso di padre Francesco Occhetta, nato (come ha spiegato il gesuita originario di Novara) dal dialogo quotidiano con i ragazzi che segue nella sua scuola di formazione politica, non vuole proporre ricette preconfezionate, ma un “cammino nel complesso mondo del lavoro, ripensare la formazione del lavoratore e aiutarlo a trovare lavoro”. Perché il libro è dedicato proprio “a chi cerca lavoro”.

Padre Francesco Occhetta, il lavoro promesso ormai è come la terra promessa?

Dobbiamo guardare tutti insieme nella stessa direzione e mettere al centro dell’ordinamento il valore del lavoro che crea dignità, permette alle persone di vivere in maniera degna. Più che dalle Scritture ho però preso spunto dal dibattito dei Costituenti che dicevano che bisogna curare la vita del lavoratore. Il lavoratore deve essere accompagnato e curato da tutte le parti sociali che compongono il sistema, vale a dire la politica, i sindacati, le associazioni datoriali, la stessa Chiesa. Bisogna che tutti guardino nella stessa direzione.

Ma qual è oggi il lavoro degno?

E’ quello umano. Quello che rispetta la dignità. Quello che fa crescere e fa fiorire la personalità, includendo ovviamente anche l’impegno e i sacrifici. E’ quello che permette di costruire non solo se stessi, ma anche il Paese e la società. Il lavoro degno consente di uscire di casa la mattina e dire: vado a lavorare non solo per me ma anche per costruire il futuro dei miei figli e della società di cui sono parte. Per mantenere quei valori che abbiamo ricevuto in eredità che sono in primo luogo quelli della pace, della giustizia e della solidarietà. Possiamo perdere tutto molto velocemente, il lavoro aiuta a mantener saldi quei valori”.

Quali sono a suo avviso gli ostacoli?

Il grande problema è che in Italia lavora solo il 38 per cento della popolazione: 23 milioni di persone di cui 4 sono part time. In pratica lavorano 19 milioni di persone su quasi 60. Ogni quattro persone che lavorano ci sono quasi tre pensionati. Siamo anche il Paese più vecchio al mondo. Abbiamo tanti pensionati e i nostri ragazzi stentano ad entrare mondo del lavoro perché non sono preparati. Tutti questi problemi vanno messi sul piatto. La politica non ce la fa più, dobbiamo sbloccarli a livello sociale.

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla Settimana sociale di Cagliari e cosa può fare la Chiesa in questo contesto?

Spero raggi di luce che gettino un po’ di speranza sul Paese e sulla nostra vita. Ciascuno può contribuire a portare un mattone per costruire una casa nuova, con la consapevolezza di costruire il bene comune. Nel suo piccolo la Chiesa sta offrendo uomini, energie e anche risorse economiche per poter riavviare il discorso lavoro. Per chi lo sta perdendo e per i giovani che non ce l’hanno ancora.

Ha fiducia in un miglioramento?

Questo libro è molto sbilanciato sul futuro e invita a sperare. Nella preparazione alla Settimana sociale abbiamo monitorato quattrocento buone pratiche silenti che hanno fatto nascere lavori che nessuno conosceva. E questo non può che darci speranza. Come cattolici dobbiamo pensare a trarre il massimo beneficio dalla riforma del Terzo settore che darà la possibilità di lavorare anche a chi, nel mondo produttivo, è considerato uno scarto e invece lì potrà trovare grande dignità e uno stipendio degno. Uno dei grandi problemi è lo scarso collegamento tra la scuola e il mondo del lavoro: con le nostre scuole abbiamo il dovere di preparare e formare i lavoratori del futuro. Non possiamo bruciare questa possibilità. Il nostro è un grande No all’assistenzialismo e a strumenti come il reddito di cittadinanza e un grande Si al lavoro per tutti, anche per i lavoratori scartati dal sistema produttivo.

Quindi in definitiva dobbiamo trovare un senso al nostro lavoro?

Dobbiamo trovare un senso al nostro lavoro ma ancor prima trovare lavoro.

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