Informazione in crisi: per prima cosa combattere il giornalismo abusivo

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giornalismo e comunicazione
Giornali

Si parla tanto della crisi dell’informazione dopo l’avvento di Internet. Spesso, noi che questo mestiere lo facciamo con alterne fortune da tanti anni, ci sentiamo dire: “chiunque ormai può fare giornalismo in Rete“. Ed in effetti è così. Chiunque può creare un blog con una spesa relativamente modesta ed improvvisarsi il nuovo Indro Montanelli o il nuovo Enzo Biagi. Non solo. Spesso sui social network ci imbattiamo in curiosi personaggi che lavorano in testate giornalistiche regolarmente registrate in Tribunale e che si vantano apertamente e pubblicamente di non appartenere all’Ordine dei Giornalisti perché, sostengono, l’Ordine dei giornalisti fa schifo e non serve a niente. Tutti questi sedicenti operatori dell’informazione non hanno alcun obbligo deontologico né alcuna regola di riferimento ed esercitano un giornalismo abusivo che l’Ordine e il sindacato dovrebbero perseguire duramente.

Per la verità il giornalismo abusivo è anche un fatto penalmente rilevante. La recente riforma dell’editoria, la legge 198 del 2016, ha infatti riformato l’articolo 45 della Legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti (la legge 3 febbraio 1963, n. 69) in questo modo: «Art. 45. (Esercizio della professione). Nessuno può assumere il titolo ne’ esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente. La violazione della disposizione del primo periodo è punita a norma degli articoli 348 e 498 del codice penale, ove il fatto non costituisca un reato più grave».

Per la cronaca gli articoli del Codice Penale si riferiscono al reato di Abusivo esercizio di una professione, punito con la reclusione fino a sei mesi ed una multa da 103 a 516 euro, ed a quello di Usurpazione di titoli, che punisce con una sanzione amministrativa da 154 a 929 euro anche chiunque porti pubblicamente i segni distintivi di una professione per la quale è richiesta una specifica abilitazione.

giornalismo abusivo
Carta straccia

Ma per comprendere il giornalismo abusivo bisogna capire cosa si intende per attività giornalistica.

Una definizione importante è stata data dalla Corte di Cassazione che, in una sentenza del 1995 (la n° 1827), ha definito il lavoro giornalistico. «Per attività giornalistica – scrivono i giudici – deve intendersi la prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e all’elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione. Il giornalista si pone pertanto come mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso… differenziandosi la professione giornalistica da altre professioni intellettuali proprio in ragione di una tempestività di informazione diretta a sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di tematiche meritevoli, per la loro novità, della dovuta attenzione e considerazione».

Per farla breve la caratteristica peculiare dell’attività giornalistica dunque è la sua destinazione ad un pubblico: è fondamentalmente questo il motivo per cui il giornalista deve essere iscritto ad un ordine professionale che garantisca al pubblico al quali egli rivolge il suo lavoro una informazione corretta. Quella che la Consulta definisce informazione «qualificata e caratterizzata da obiettività, imparzialità, completezza e correttezza; dal rispetto della dignità umana, dell’ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori nonché dal pluralismo delle fonti cui [i giornalisti] attingono conoscenze e notizie in modo tale che il cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue valutazioni, avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti culturali contrastanti».

Nel caso in cui l’informazione non abbia queste caratteristiche l’ordine professionale è in condizioni di sanzionare il giornalista.

Ecco perché la prima operazione da fare, in questo momento di crisi economica e soprattutto etica dell’informazione, è quella di contrastare il giornalismo abusivo.

Ma la seconda, che viene immediatamente dopo, è quella di contrastare altri tipi di abusi etici e deontologici all’interno della stessa categoria dei giornalisti.

In primo luogo sensibilizzare i giornalisti anziani che ricevono delle congrue pensioni ad abbandonare uffici stampa e collaborazioni per lasciare il campo ai colleghi più giovani che hanno bisogno di lavorare per mantenere la famiglia oppure per formarsene una. Il loro tempo è finito, se vogliono rendersi utili mettano a disposizione delle nuove leve la loro esperienza.

In secondo luogo l’aspetto probabilmente più odioso della faccenda: i colleghi contrattualizzati che fanno uffici stampa in nero. Questi individui non solo rubano il lavoro a colleghi precari che avrebbero bisogno di lavorare, ma fanno concorrenza sleale perché possono, con uno spaventoso ed impunito conflitto di interessi, garantire ai loro committenti una presenza massiccia sulle testate presso cui lavorano.

Tutto questo è giornalismo abusivo. O quanto meno abuso del giornalismo. L’Ordine dei Giornalisti, a meno che non intenda continuare a pettinare bambole, ha il compito di garantire la lealtà e la correttezza nel settore giornalistico prima che questo scompaia definitivamente. Il sindacato ha quello di garantire i lavoratori. Ma non solo i più tutelati. Soprattutto quelli più deboli e con meno garanzie.

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