Incendi in Sardegna: puzza di bruciato sui roghi che devastano l’isola

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Un Canadair in volo

C’è una gran puzza di bruciato in Sardegna. Mai come in questa estate rovente ci sono stati tanti incendi. Ogni giorno i giornali e le tv ci raccontano di migliaia di ettari di macchia mediterranea in fumo, ci mostrano centinaia di carcasse di animali carbonizzati. Capre, cinghiali, pecore. Le fiamme inghiottono foreste e oasi naturali di incredibile bellezza. Bruciano le foreste come le sterpaglie lasciate colpevolmente crescere a fianco alle zone abitate. Il popolo dei social network vomita invettive e maledizioni contro gli anonimi piromani che appiccano volontariamente, non si capisce per quale misterioso disegno criminale, le fiamme che stanno distruggendo l’isola. E puntano il dito contro i rappresentanti istituzionali incapaci di difendere la nostra regione. Ma accanto alla fuliggine e alla puzza di bruciato si respira anche tanta impotenza. Anni ed anni di incendi in Sardegna non sono serviti ad approntare una adeguata strategia difensiva in modo da arrivare preparati alla stagione estiva. Ogni estate il fuoco sembra cogliere tutti di sorpresa.

Eppure da almeno trent’anni, con la puntuale conferenza stampa, viene presentato all’opinione pubblica il corposo piano antincendio per la cui attuazione la Regione stanzia solitamente una cifra complessiva stimata attualmente intorno agli ottanta milioni di euro. Ogni anno nelle sale dell’assessorato all’Ambiente viene illustrato un mappazzone di almeno centocinquanta pagine dense di numeri, tabelle e grafici, in cui si analizzano le criticità da tener sotto controllo, si comparano i numeri delle stagioni precedenti e si prevedono gli scenari futuri. Si “zonizzano” e si monitorizzano le aree più a rischio dell’isola, si contano gli uomini e i mezzi a disposizione e si prefiggono gli obiettivi e i piani d’azione. Eppure se in primavera sembra tutto sotto controllo, nella pratica appena arriva il caldo vento dell’estate ogni anno siamo punto e a capo.

Nel 2017 la prevenzione degli incendi in Sardegna è ancora demandata alle vedette dislocate sui monti che devono avvisare via radio in tempo reale la centrale operativa al minimo segnale di fumo. Questo accade anche se negli anni Ottanta, non l’altro ieri, l’amministrazione regionale aveva speso circa 50 miliardi di vecchie lire per installare un sistema di telerilevamento dei focolai nelle zone strategiche dell’isola. Un sistema che però nel corso degli anni inspiegabilmente è stato abbandonato in balia dei vandali (per chi ha voglia di approfondire questa è l’intervista a Giorgio Pelosio, titolare della società che ha brevettato il sistema di telerilevamento che permette, con una sola telecamera ben collocata, di monitorare circa 35mila ettari di territorio).

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La devastazione dell’oasi naturale di Sibiri, ad Arbus, documentata dal deputato di Unidos Mauro Pili nella sua pagina Facebook

Ma davanti a tanta devastazione la domanda è sempre la stessa: perché in Sardegna la prevenzione degli incendi è così scarsa? C’è qualcuno che ha qualche convenienza a spegnere gli incendi piuttosto che evitarli?

Nei giorni scorsi è circolata la seguente notizia: in Sicilia il costo orario di un Canadair utilizzato per spegnere gli incendi è di circa 15 mila euro. Personalmente sono sempre stato convinto che i mezzi antincendio fossero di proprietà statale, invece leggendo questo articolo della Repubblica ho scoperto che dal 2012, quando il sistema della Protezione civile è entrato in crisi dopo il terremoto dell’Aquila, elicotteri e Canadair vengono gestiti dai privati. In pratica quei 15 mila euro all’ora spesi in Sicilia per spegnare gli incendi (ma si presume che i costi siano gli stessi anche per gli incendi in Sardegna) se li mette in tasca qualche privato. Dunque c’è il rischio che quando in Sardegna (come in un’altra parte della Penisola) un rogo manda in fumo un bel po’ di ettari di macchia mediterranea e arrostisca centinaia di animali qualcuno si sfreghi le mani. Magari non con la stessa sfacciataggine degli imprenditori che ridevano pensando al terremoto all’Aquila, per carità, ma si sfreghi le mani perché gli stanno per arrivare in tasca un bel po’ si soldi.

E’ di queste ore la denuncia dell’esponente di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu sulla situazione dei mezzi antincendio all’aeroporto militare di Decimo: in soldoni, stando all’esponente del centrodestra, i due elicotteri, che hanno la funzione di intervenire per spegnere i roghi che si sviluppano all’interno delle aree militari, non sarebbero mai stati richiesti dalla Regione Sardegna per affrontare le tante emergenze. Neppure per domare incendi scoppiati nei dintorni della base militare. “Mai la Regione Sardegna ha chiesto il loro intervento per contrastare gli incendi e gli elicotteri stanno fermi, parcheggiati da tre anni. Eppure anche recentemente i roghi hanno interessato aree vicine ai poligoni come Costa Rei e la zona di Arbus”. La cosa strana, denuncia Truzzu, è che però da tempo uno di questi mezzi è impiegato per combattere i roghi in Sicilia.

Insomma ad osservare come vengono gestiti gli incendi in Sardegna si sente un po’ di puzza di bruciato. E siccome a pensar male a volte si azzecca, non vorremmo pensare che qualcuno abbia un interesse economicamente tangibile che la nostra terra bruci.

Il mese scorso l’eurodeputata del M5s Giulia Moi ha presentato un esposto alla Procura di Cagliari in cui chiede di far luce sull’utilizzo dei fondi pubblici per prevenire gli incendi in Sardegna. “Per decenni la Regione ha usufruito di fondi pubblici, sia nazionali che europei, per la messa a punto dei piani antincendio e per la installazione di centraline di rilevamento dei roghi, strumenti grazie ai quali la furia del fuoco può’ essere arginata in tempi ragionevoli“, si legge nell’esposto. Secondo l’eurodeputata pentastellata esisterebbe una sproporzione fra i soldi pubblici stanziati e l’effettiva messa in opera e manutenzione delle apparecchiature. “Che fine hanno fatto quei soldi? – si chiede la Moi nell’esposto -. Siamo stufi di dover accettare come ogni anno l’emergenza quando invece i mezzi, sia economici che tecnologici, erano stati teoricamente a disposizione. Non possiamo chiudere gli occhi su sprechi e gestione di interessi diversi da quelli dei cittadini, in attesa dell’ennesima emergenza. Visto che nessuno ce le ha date prima, ora le risposte le attendiamo dalla Procura“.

Nel frattempo, in attesa che la Procura di Cagliari contribuisca a dissolvere la puzza di bruciato che si respira in Sardegna, lo scirocco che nei giorni passati ha spazzato il sud dell’isola facendosi complice incolpevole dei piromani, sembra essersi un po’ placato. E’ già qualcosa.

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