Padre Ibrahim Alsabagh, parroco di Aleppo a Cagliari: “Aspettiamo l’alba”

0
102
parroco di Aleppo a Cagliari
Padre Ibrahim Alsabagh, parroco di Aleppo a Cagliari

Era il primo di novembre 2015. Alla Messa dei bambini un pezzo della bomba rudimentale esplosa qualche giorno prima sulla cupola della Basilica di San Francesco d’Assisi ad Aleppo – ritrovato sul tetto della chiesa – veniva ricoperto di fiori e trasformato in una delle offerte da portare all’altare. Il simbolo dell’odio e della morte era diventato segno tangibile dell’amore che perdona e dà la vita. “Ci mandano la morte e noi restituiamo loro la vita. Ci lanciano l’odio e noi offriamo in cambio l’amore attraverso quella carità che si manifesta nel perdono e nella preghiera per la loro conversione“, scrive padre Ibrahim Alsabagh nel libro «Un istante prima dell’alba. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo» in cui il parroco di Aleppo a Cagliari per un gemellaggio con la parrocchia della Madonna della Strada, racconta la sua toccante esperienza.

Durante la due giorni cagliaritana, fortemente voluta dal parroco della Madonna della Strada, don Emanuele Mameli, e organizzata grazie alla Custodia della Terra Santa rappresentata dal commissario per la Sardegna, padre Pinuccio Solinas, padre Ibrahim ha cercato di attirare l’attenzione sull’enorme disastro umanitario provocato dal conflitto siriano e sul fondamentale ruolo dei cristiani che, in una terra insanguinata, hanno prima di tutto il compito di mantenere accesa la speranza.

Bisogna guardare negli occhi i poveri: spalancare le porte, accogliere le persone e ascoltarle con il cuore dalla mattina alla sera”, ha detto il parroco di Aleppo a Cagliari durante un incontro al Seminario di via Mons. Cogoni in cui ha raccontato la drammatica situazione del popolo siriano.

Sette anni di guerra – il conflitto è iniziato nel marzo 2011 – hanno completamente devastato Aleppo dove nel 2014 il frate francescano è stato inviato come parroco. Manca l’acqua, manca il cibo, mancano le medicine. Il 95 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Tante famiglie vivono accampate nelle rovine della propria casa distrutta dai bombardamenti. Da tre anni la città non ha neppure la corrente elettrica e per procacciarsi un po’ di energia bisogna comprarla a caro prezzo da chi possiede un vecchio generatore.

Ma a preoccupare maggiormente in Siria è la condizione dei bambini. La violenza con cui i piccoli siriani si sono abituati loro malgrado a convivere, ha riempito i loro cuori, rubandogli l’innocenza. I bambini di Aleppo, abituati al sibilo delle bombe, sono diventati esperti nell’arte della guerra, conoscono perfettamente il funzionamento di bombe e missili. I loro giochi di ruolo sono quelli tra militari e ribelli.

Per questo motivo quasi novecento piccoli siriani, cattolici e musulmani, saranno ospiti quest’anno all’oratorio estivo, uno degli innumerevoli progetti umanitari organizzati dalla Chiesa latina di Aleppo. Uno svago essenziale per loro. Per dimenticare i traumi della guerra – ha spiegato il parroco di Aleppo a Cagliari – ma anche semplicemente per sentirsi amati e al sicuro di un abbraccio. “Il fatto che in un luogo di morte come Aleppo ci siano ancora dei bambini è comunque un segno di grande speranza”.

Padre Ibrahim Alsabagh chiesa aleppo
Padre Ibrahim Alsabagh insieme ai bambini di Aleppo (foto tratta dalla pagina Facebook della Chiesa Latina di Aleppo)

Il parroco di Aleppo a Cagliari

Quarantasei anni, siriano di Damasco, padre Ibrahim Alsabagh dopo aver studiato a Roma è tornato in Siria. Nel 2014 è stato inviato ad Aleppo come vicario del Vescovo e parroco della chiesa cristiana più grande della città. Una chiesa che per anni (fino allo scorso dicembre quando una tregua ha portato il Governo siriano a riconquistare Aleppo, ndr) – si è trovata a una cinquantina di metri dalla linea di fuoco, cioè la linea di demarcazione tra la parte della città in mano all’esercito governativo siriano e quella in mano ai ribelli.

Durante l’incontro del parroco di Aleppo a Cagliari, più volte dagli occhi del frate francescano è scesa una lacrima quando ha ricordato i miracoli della Provvidenza che, in questi tre anni di guida della chiesa latina di Aleppo, continuano a permettergli di portare avanti, contro ogni umana previsione, i suoi innumerevoli progetti umanitari.

Come il recente intervento di Papa Francesco che la scorsa Quaresima, dopo aver ascoltato durante gli esercizi spirituali il libro in cui padre Ibrahim racconta la sua esperienza di parroco di Aleppo, ha deciso di sposare in maniera concreta la causa della popolazione siriana, dando un nuovo impulso, anche con un intervento diretto della Curia Vaticana, agli aiuti umanitari per la Siria.

Padre Ibrahim Alsabagh
Padre Ibrahim Alsabagh insieme ai bambini di Cagliari (foto tratta dalla pagina Facebook della Chiesa Latina di Aleppo)

Sono tanti i progetti di solidarietà avviati dai frati francescani, ha detto il parroco di Aleppo durante l’incontro a Cagliari. Dalla ricostruzione delle case distrutte dai bombardamenti, all’aiuto concreto (ad esempio con il sostegno alle altissime spese per l’energia elettrica) alle eroiche giovani famiglie che in questi anni di guerra hanno avuto il coraggio di sposarsi e mettere al mondo dei bambini. Fino alla distribuzione di migliaia e migliaia di pacchi di derrate alimentari alle tantissime famiglie povere.

Ma la visita del parroco di Aleppo a Cagliari è stata soprattutto una testimonianza di unità e di integrazione, un esempio quanto mai importante in un’Europa divisa sulla questione migranti. In una società lacerata come quella siriana la Chiesa di Cristo (formata da sei comunità cattoliche e tre ortodosse) ha infatti scelto di percorrere la strada più difficile, al limite del martirio: quella del perdono e dell’unità. “Abbiamo scelto di non difenderci con le armi ma di portare pace – ha spiegato padre Ibrahim –: dobbiamo cercare di ricucire le divisioni con il perdono e la riconciliazione condividendo ogni aiuto che ci arriva. La nostra missione si svolge anche al di fuori della comunità cristiana e molti progetti umanitari coinvolgono anche i nostri fratelli musulmani”.

Qualche mese fa, ad esempio, i francescani hanno dato vita al progetto “Aleppo è più bella”: 200 giovani cristiani hanno dipinto i marciapiedi della città in segno di speranza. “Dobbiamo pensare anche agli altri – ha aggiunto padre Ibrahim Alsabagh – non rinchiuderci ma aprire le porte per accogliere e condividere la bellezza di Cristo”.

Qualcuno, al termine dell’incontro, gli ha chiesto una previsione sulla fine del conflitto siriano. “Viviamo giorno per giorno senza riuscire a guardare troppo lontano – ha risposto  padre Ibrahim che nel corso della sua visita a Cagliari ha sempre evitato di parlare delle complesse questioni geopolitiche alla base della crisi siriana -. Sappiamo che tutto questo avrà una fine perché la speranza viene dalla storia cristiana. Arriverà il momento in cui l’alba spunterà, ma ora siamo vivendo nell’istante prima dell’alba. Non sappiamo quanto durerà, ma per vivere questo istante c’è bisogno di tanta speranza. Noi cerchiamo di trasmetterla alla gente di Aleppo”.

La visita del parroco di Aleppo a Cagliari si è conclusa con una giornata alla Parrocchia della Madonna della Strada in cui padre Ibrahim, dopo aver incontrato i ragazzi del’oratorio ha celebrato la Messa e partecipato ad una cena di beneficenza i cui ricavati andranno alla chiesa latina di Aleppo.

COMMENTA QUESTO ARTICOLO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*