I soldi del professor Pigliaru

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Consiglio regionale Pigliaru

Sarà un bel giorno quello in cui non parleremo solo di soldi ma anche e prima di idee e progetti, perché non tutte le idee di sviluppo hanno bisogno di soldi e non tutti i soldi sono a supporto dello sviluppo. Di primo acchito le parole pronunciate in conferenza stampa dal presidente della Regione Francesco Pigliaru dopo che  il Consiglio regionale ha approvato la finanziaria regionale 2015 sono sembrate molto suggestive: evocano una Sardegna governata da politici illuminati che hanno il solo obiettivo di progettare il futuro della nostra terra. Una classe dirigente abilissima che in poche mosse, valorizzando il capitale umano e le professionalità eccellenti che esistono nella regione, sono in grado di fare le scelte giuste per raddrizzare le sorti della nostra economia e fare uscire la Sardegna dalle secche della crisi.

Eppure, rileggendole alla luce della realtà politica sarda, le parole riportate nella nota stampa di Pigliaru  rischiano di sembrare una presa in giro. Una di quelle frasi fatte che recitano pressappoco così: nella vita i soldi non sono tutto. Una di quelle frasi solitamente pronunciate da chi ha la pancia piena e di soldi ne ha a sufficienza. Non certo da chi deve fare i salti mortali per mettere insieme il pranzo e la cena e sa quanto è importante a fine mese avere anche i soldi per pagare la bolletta della luce e dell’acqua.

La teoria di Pigliaru

PigliaruLe parole del governatore della Sardegna Francesco Pigliaru, senz’altro sentite e sincere, presuppongono uno scenario molto diverso da quello della nostra Sardegna dove per quasi tutta la storia autonomistica la classe dirigente si è dimostrata incapace di realizzare un progetto degno di questo nome ma, come dimostrano le attualissime inchieste della Procura di Cagliari, pare sia stata abbastanza abile (ovviamente non generalizziamo) nell’utilizzare a suo piacimento i denari pubblici.

I permalosi partigiani della sinistra prenderanno sicuramente male questa analisi, visto che sono fermamente convinti che il governo regionale presieduto da Pigliaru riuscirà a rimediare a tutti i danni provocati dalla giunta precedente. Così come quelli della destra, convinti che la prossima giunta rimedierà ai guasti fatti da quella attuale. In un continuo rimpallarsi di responsabilità che ha portato la nostra regione nella situazione attuale in cui, al netto dei militanti, i cittadini hanno una fiducia pari a zero nell’operato della politica.

La verità, e il professor Pigliaru dovrebbe saperlo bene, è che tranne pochi sporadici casi i politici sardi hanno fatto sempre più gli interessi dei partiti nazionali che quelli della nostra regione. E sono stati sempre molto più impegnati a conservare i propri privilegi e le proprie rendite di posizione che a progettare veramente un modo per salvare la Sardegna. Chissà perché la politica isolana riesce a quagliare solo quando si tratta di distribuire soldi ad associazioni o enti che possono garantire un ritorno in termini elettorali. Oppure quando si tratta di spartire cariche e poltrone di sottogoverno.

La Sardegna, la storia ce lo insegna, sin dai Piani di Rinascita ha avuto a disposizione una barca di soldi che sarebbero potuti servire per lo sviluppo e per colmare il gap infrastrutturale nei confronti del resto d’Italia. Soldi che sono stati spesso buttati, sprecati. Regalati in nome della truffa della grande industria di cui stiamo ancora contando i danni.

La nostra politica che oggi si strappa le vesti perché Renzi vuole cancellare l’autonomia speciale della Sardegna, nel corso degli anni di quella stessa autonomia ha fatto carta straccia, l’ha resa totalmente inutile con il suo essere prona ai poteri romani e ai potentati economici che qui da noi fanno il bello e il cattivo tempo.

La bella teoria che il professor Pigliaru ha enunciato in conferenza stampa, ovvero la necessità di parlare di progetti e idee per lo sviluppo e non di soldi, è astrattamente ineccepibile.

Ma nel concreto presuppone una politica diversa che metta da parte i propri interessi e quelli dei poteri di riferimento e faccia davvero il bene dei cittadini. Una politica competente che valorizzi le professionalità esistenti in Sardegna e non premi sempre e soltanto i mediocri raccomandati costringendo chi vale a scappare dalla nostra regione. Una politica che, prima di andare a chiedere altri soldi, impari a progettare lo sviluppo senza sprecare le risorse che ha a disposizione. Soprattutto una politica autonoma da Roma.

Diversamente, dire che i soldi non sono tutto rischia di essere solo una presa per i fondelli per quei quasi 400mila sardi che vivono al di sotto della soglia di povertà, per quei centocinquantamila che cercano ancora un lavoro e per quei tantissimi sardi che si sono arresi e il lavoro hanno ormai smesso di cercarlo. Per i cassintegrati che manifestano ogni giorno davanti ai palazzi del potere, per i precari della scuola, per quelli dell’informazione sottopagati a qualche euro a pezzo. Per i ragazzi che non riescono a metter su una famiglia o per gli artigiani in difficoltà perché le banche, anche quelle sotto inchiesta, non gli prestano i soldi per continuare a lavorare. Tutta gente, prof. Pigliaru, che sta ancora aspettando i progetti per lo sviluppo della Sardegna perché li considera sicuramente di vitale importanza. Ma che ha anche bisogno di soldi per sopravvivere.

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