Hockey e politica: gli atleti scrivono alla FIH

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Immaginate che Andrea Agnelli, presidente della Juve, venga nominato CT della Nazionale di calcio. Oppure James Pallotta, il presidente della Roma. Oppure Tommaso Giulini, presidente del Cagliari neopromosso in Serie A. Avreste o no qualche piccolo dubbio, pur scommettendo nella più grande onestà e trasparenza delle persone, che chiunque ricopra contemporaneamente queste due cariche abbia un conflitto di interessi? Se non altro qualche difficoltà concreta al momento di scegliere se scartare o convocare in Nazionale gli atleti della società che presiede? Certo, nel nostro calcio un’eventualità del genere sarebbe impossibile. Ma è quello che succede nell’hockey su prato, sport notoriamente dilettantistico mosso dal grande entusiasmo di pochi affezionati che hanno nel dna bastone e pallina da generazioni e generazioni, ma dove, probabilmente per i piccoli numeri, è difficile trovare candidati disponibili a ricoprire le cariche più prestigiose. Ebbene poco più di sei mesi fa Roberto Da Gai, presidente dell’Hockey Club Tevere Eur (squadra ai vertici della serie A1 maschile), è stato designato dalla FIH, la Federazione italiana hockey su prato, allenatore della Nazionale maschile.

Hockeista storico, Da Gai è sicuramente un tecnico di grande esperienza. Ma l’evidente conflitto di interessi insito nei due ruoli da lui ricoperti al di là del suo prestigio personale, è stato sottolineato da alcuni hockeisti che gravitano nell’orbita della nazionale ed hanno scritto una accorata lettera aperta al presidente della FIH Sergio Mignardi, al vicepresidente Enrico Medda e all’intero consiglio federale.

La lettera aperta alla FIH

Volevamo sottolineare il fatto che ci sia un evidente conflitto di interessi riguardante la federazione e il signor Da Gai in quanto presidente di un club e in tale ruolo persona che vota per le elezioni del Consiglio Federale”, hanno scritto gli hockeisti Luca Ferrini, Andrea Vargiu, Daniele Cioli, Lorenzo Dussi, Giulio De Vivo, Telemaco Rossi, Giulio Ferrini, Martin Zalatel, Gabriele Murgia, Lorenzo Asuni. “Nel dare a un presidente di club una carica sportiva mescolate hockey e politica e riducete l’immagine della nazionale italiana maschile. In quale altro sport accade questo? Pensate allo scandalo se al posto di Conte mettessero come CT della nazionale di calcio un presidente di un Club. In un ruolo ‘federale’ di responsabile delle nazionali maschili o di Direttore Tecnico questo conflitto sarebbe già risolto”.

Non ci consideriamo né i rappresentanti della nazionale né tantomeno un sindacato di giocatori – proseguono gli hockeisti nella lettera alla FIH -. Alcuni di noi hanno vissuto esperienze all’estero di livello e hanno visto come si fanno ora le cose in paesi hockeisticamente più evoluti del nostro. Altri invece sono atleti di punta del movimento italiano che si rendono conto che continuando in questo modo non c’è crescita. Riassumendo, siamo un gruppo di ragazzi che ha in comune la stessa visione e una grande passione per l’hockey, e siamo sicuri che in giro ce ne siano molti altri ancora che rappresentiamo con queste idee”.

Nell’assegnare una carica sportiva a un presidente di club (che quindi vota per il Consiglio Federale) – continua la lettera – la federazione si sta mettendo in una situazione di conflitto di interessi che nuoce gravemente all’immagine della nazionale maschile, visto che la politica sembra essere messa di fronte all’hockey giocato e agli obiettivi sportivi. In cariche sportive bisogna agire super partes per assicurare l’avanzata dell’intero movimento. Sappiamo che in un mondo con pochi numeri come l’hockey italiano si usa da sempre far ricoprire più ruoli ad una stessa persone, ma se si continua a percorrere sempre la stessa strada si arriverà sempre a simili risultati”.

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Vecchie porte da hockey

Gli hockeisti tengono comunque a precisare, a scanso di equivoci, di non volersi contrapporre nè all’allenatore Da Gai, né alla FIH, ma chiedono di lavorare insieme perchè l’hockey su prato italiano ottenga dei risultati duraturi nel tempo. “È da anni che a livello internazionale siamo fermi allo stesso posto nel ranking e anche nelle competizioni per club non riusciamo ancora ad entrare stabilmente nell’Euro Hockey League – scrivono -. Il livello è basso e tra le tante vie da intraprendere per alzarlo secondo noi c’è anche un miglioramento della nazionale. Ci si vede raramente in raduno, non abbiamo una rosa pubblica e quindi non ci si sente veramente parte di un qualcosa di più grande, non siamo seguiti durante l’anno sul piano fisico, non c’è continuità tra due anni consecutivi. Tutte queste cose non permettono di sviluppare al meglio il grande potenziale che c’è in Italia. Potenzialità che, ne siamo certi e lo vediamo confrontandoci anche all’estero, c’è e potrebbe portarci molto avanti. Noi siamo disposti a fare grandi sacrifici, ma ci vuole un progetto a livello federale. E ai progetti che abbiamo proposto non abbiamo mai avuto risposta. Parliamoci e creiamo un progetto insieme”.

Abbiamo terminato un ciclo con un gruppo in cui crediamo fortemente e di cui vediamo le grandissime potenzialità – conclude la lettera indirizzata ai vertici della FIH  -. Abbiamo investito nel gruppo, nell’unità e nel crearci un’immagine, un gioco e un sistema di valori. Sappiamo che ci sono tanti altri atleti di livello per la nazionale, e che c’è un intero movimento italiano che ha delle potenzialità. Non vogliamo rinunciare alla possibilità di dare il massimo alla nazionale e al movimento, e per questo vi chiediamo di lavorare insieme”.

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