La giustizia capovolta di Padre Francesco Occhetta

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La giustizia riparativa è, prima di un sistema giuridico, un prodotto culturale, capace di promuovere percorsi di riconciliazione  senza dimenticare le esigenze della giustizia retributiva, incentrata sul rapporto tra il reato e la pena, e della giustizia riabilitativa,  più attenta al recupero del detenuto”. Lo scrive don Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’associazione Libera, nella prefazione del libro “La Giustizia Capovolta – Dal dolore alla riconciliazione” del gesuita Padre Francesco Occhetta, giornalista, scrittore de La Civiltà Cattolica e consulente ecclesiastico dell’Ucsi.

Il volume – in uscita per le Edizioni Paoline (pp. 176 – 14,00) – sarà presentato per la prima volta a Cagliari il prossimo 13 aprile (inizio ore 18 – Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, via E. Sanjust, 13) nel corso di un incontro al quale, oltre l’autore, parteciperanno il sostituto Procuratore della Repubblica Paolo de Angelis, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna Francesco Birocchi e numerosi rappresentanti del mondo del volontariato isolano.

La Giustizia Capovolta

La Giustizia capovoltaIn Italia la pena inflitta a chi ha commesso un reato non tiene quasi mai conto della riabilitazione della dignità della vittima, così come restano poco noti gli sforzi di riconciliazione tra vittime e colpevoli, si legge in una presentazione del volume. La corrente visione di giustizia, puramente “retributiva”, non riesce infatti a tenere adeguatamente conto delle profonde ferite che ogni offesa morale o materiale infligge nell’umanità di una persona.

La giustizia riparativa cerca dunque di capovolgere l’idea corrente di giustizia esclusivamente retributiva per guardarla in una prospettiva di riconciliazione e di effettiva riparazione del danno. E’ un articolato percorso che oltre alla pena prevede necessariamente anche la necessità di una presa di coscienza delle proprie responsabilità da parte del reo e dell’elaborazione dell’esperienza di dolore da parte della vittima. Come scrive nella postfazione del libro La Giustizia Capovolta Gian Maria Flick, già ministro di Grazia e Giustizia e presidente emerito della Corte Costituzionale, “è una tendenza che va al di là del dovere di giustizia e di solidarietà di ricordare la vittima; di rispettarla e considerarla; di ascoltarla e aiutarla essendole vicini; di consentirle una rappresentanza adeguata”. E per questo “non bastano le leggi di riforma. Occorrono prima di tutto società e cultura”.

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