Ex Enalc: è questo il modo di gestire il patrimonio pubblico?

0
510
enalc hotel cagliari
L'ex Enalc hotel, storica sede dell'assessorato regionale del lavoro

Come vengono amministrati i beni pubblici a Cagliari? Come viene gestito il patrimonio della Regione Sardegna? Per scoprirlo non bisogna andare molto lontano. Basta affacciarsi in via XXVIII Febbraio, proprio davanti a piazza Giovanni XXIII, dove il portone dell’ex hotel Enalc, storica sede dell’assessorato regionale al Lavoro dove in questi anni migliaia di sardi hanno protestato e si sono accampati per rivendicare i loro diritti, è oggi desolatamente chiuso.

L’ex Enalc, edificio di proprietà della Regione Sardegna, è stato per tanto tempo sede dell’assessorato regionale del Lavoro. Fino a quando, qualche anno fa, l’amministrazione – chiamata a mettere in sicurezza l’impianto elettrico e quello antincendio dell’edificio – ha preferito avviare le procedure per trasferire gli uffici dell’assessorato nella torre di via San Simone, di proprietà dell’immobiliarista Sergio Zuncheddu, presidente e amministratore delegato dell’Immobiliare Europea ed editore del quotidiano L’Unione Sarda.

Per quale motivo?

Gli uffici della torretta di via San Simone, situati proprio a fianco del supermercato Auchan di Santa Gilla, si erano liberati dopo lo spostamento di Sardegna.it, società in house della Regione, nelle palazzine di via dei Giornalisti, anch’esse di proprietà dell’immobiliarista Zuncheddu.

La parabola discendente dell’ex hotel Enalc

L’intenzione di spostare l’assessorato del Lavoro in via San Simone era stata immediatamente contestata dai dipendenti regionali, coadiuvati dalle loro sigle sindacali.

enalc hotel cagliari
L’ingresso dell’ex Enalc hotel, storica sede dell’assessorato regionale del lavoro, dove nel corso degli anni migliaia di sardi hanno manifestato per difendere i loro diritti

Nel giugno 2015 Cgil FP, Uil-Fpl, Sadirs e Fedro, le sigle che rappresentano i lavoratori del pubblico impiego, avevano infatti presentato un dettagliato esposto sia alla Procura della Repubblica che alla Corte dei Conti, ricostruendo la vicenda ed evidenziando l’incongruenza di un trasferimento reputato inadeguato sotto diversi punti di vista.

Innanzitutto dal punto di vista economico. In barba alla spending review e alle buone intenzioni di limitare le locazioni passive e utilizzare i beni di proprietà, la Regione sarda, invece di spendere i soldi pubblici per mettere in sicurezza l’impianto elettrico e quello antincendio di un immobile di sua proprietà, aveva infatti deciso di prendere in affitto un immobile da un privato sostenendo una spesa molto alta: l’esposto dei sindacati parla addirittura di un milione di euro all’anno per l’affitto della sola torre di via San Simone, ma pare che in un anno i costi siano saliti addirittura a un milione 380mila euro.

Per la verità non si è trattato di una scelta indolore neppure per l’attuale Giunta regionale. Un anno fa, in una nota indirizzata al presidente della Regione Francesco Pigliaru e ad altri assessori e dirigenti regionali, l’assessore ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda aveva nettamente preso le distanze da questa scelta, dicendo chiaramente no ad un trasferimento che, evidentemente, comportava un aggravio di costi per l’amministrazione regionale.

Eppure nonostante il parere negativo di un assessore di peso e una battaglia sindacale durissima il trasferimento è regolarmente avvenuto a partire dal gennaio di quest’anno.

Inoltre la scelta di abbandonare la storica sede dell’ex hotel Enalc a favore della torretta di via San Simone è stata reputata dai sindacati estremamente inadeguata anche dal punto di vista logistico per i lavoratori e gli utenti. Tanto inadeguata che anche la società Sardegna.it aveva dovuto essere trasferita in via dei Giornalisti, in un edificio anch’esso di proprietà di Sergio Zuncheddu.

La nuova sede era infatti completamente inadeguata ad ospitare un assessorato che deve avere degli sportelli aperti al pubblico che per comprensibili motivi di accessibilità non possono essere certamente ubicati all’ottavo piano di una torre. Tanto è vero che si è reso necessario smembrare l’assessorato del Lavoro e una parte di questo è stato trasferito in viale Trieste, al piano terra di un immobile questa volta fortunatamente di proprietà regionale.

Insomma: la scelta di abbandonare l’ex hotel Enalc di via XXVIII Febbraio è apparsa una scelta discutibile sotto tanti punti di vista.

Non solo: dopo il contestato trasferimento di parte degli uffici in via San Simone i dipendenti dell’assessorato hanno avuto anche un’altra amara sorpresa. L’acqua era inquinata e i colibatteri fecali sgorgavano allegramente dai rubinetti dei servizi. Ed ecco, nel marzo scorso, un ulteriore esposto denuncia dei sindacati alla Procura della Repubblica e al Nas dei Carabinieri contro la Regione che “non ha tutelato correttamente la salute dei dipendenti, del personale delle pulizie e dell’utenza” .

enalc hotel cagliari
Il portone dell’ex Enalc hotel, storica sede dell’assessorato regionale del lavoro

Saranno ovviamente la magistratura ordinaria e quella contabile a stabilire se vi sono responsabilità penali o erariali in questa vicenda. E starà alla magistratura indagare anche su eventuali collegamenti con l’indagine in atto sulla cosiddetta “affittopoli”, scaturita dal trasferimento della società Sardegna.it dall’edificio di proprietà di Sergio Zuncheddu in via san Simone a quello dello stesso Zuncheddu in via dei Giornalisti (attualmente ci sono otto indagati con l’accusa di turbata libertà degli incanti).

Ma al di là degli aspetti giudiziari e erariali, quel che salta agli occhi è che oggi l’ex Enalc hotel, prestigioso immobile di proprietà della Regione nel centro di Cagliari, è desolatamente sprangato. E’ stato svuotato e abbandonato a se stesso, mentre oggi la Regione paga tanti soldi pubblici ad un privato per ospitare gli uffici dell’assessorato al Lavoro. La Nuova Sardegna un anno fa riportava che tra la torretta di via San Simone e via dei Giornalisti, sedi del Genio civile e di Sardegna.it, “i canoni previsti ammontano a quasi 20 milioni nell’arco dei dodici anni di contratto”. Ma questi costi potrebbero essere aumentati nell’ultimo anno.

Nulla si capisce sul futuro. Da tempo l’ex hotel Enalc rientra tra i beni che la Regione sarda sta disperatamente cercando di alienare per fare cassa, ma non si capisce perché le relative aste vadano regolarmente deserte. Forse perché la Regione cerca di venderlo a prezzi astronomici che (sempre secondo la Nuova Sardegna) si aggirano sui 17 milioni di euro?

Ai tempi della vertenza tra Regione e Nuove Iniziative Coimpresa per l’area archeologica di Tuvixeddu l’ex Enalc era inoltre stato proposto ai costruttori, insieme ad altri beni di proprietà regionale e qualche decina di milioni, in cambio dei terreni edificabili sottoposti a vincolo. Ma anche in quel caso non se ne fece nulla: Coimpresa rifiutò l’offerta e andò avanti, ottenendo alla fine dai giudici amministrativi un mega indennizzo ben più remunerativo.

Resta per ora la porta sprangata di un ex albergo che oggi, senza adeguata manutenzione, rischia di perdere ulteriore valore. E ricorda ai cagliaritani, che tante volte hanno manifestato davanti a quel portone per rivendicare i loro diritti e il loro lavoro, cosa significa amministrare senza oculatezza i beni pubblici e spendere il denaro pubblico in affitti altissimi che con più attenzione si sarebbero potuti tranquillamente evitare. D’altronde non ci sarebbe voluto un grande sforzo: giusto quella diligenza del bonus pater familias che si insegna agli studenti di Giurisprudenza nel primo esame di Istituzioni di Diritto romano.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.