L’educazione ai tempi dei social network: incontro con Marco Brusati

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Marco Brusati durante la conferenza di Cagliari (foto Francesca Sarra)

Nel marzo 2017 in Italia l’accesso ad internet da dispositivi mobili ha ufficialmente superato quello da pc fissi. Questo sorpasso è stato possibile perché una fascia importante della popolazione italiana ha avuto accesso alla Rete. Si tratta della fascia di bambini tra gli otto e i 10 anni ai quali un sempre maggior numero di genitori regalano uno smartphone, ignari dei pericoli che un ragazzino lasciato solo con un apparecchio del genere può correre. Dei pericoli di un uso così precoce delle tecnologie ha parlato nei giorni scorsi a Cagliari il sociologo milanese Marco Brusati, direttore dell’agenzia educativa Hope, che ha tenuto un corso di formazione per genitori, catechisti ed educatori nel salone parrocchiale di San Paolo proprio su Educazione ai tempi dei social network.

Se in passato per un ragazzo il primo approccio con la sessualità arrivava normalmente a tredici/quattordici anni, magari quando l’amico più “scafato” gli passava sottobanco un giornale pornografico, oggi – con uno smartphone in mano – un bambino di otto/dieci anni, se non controllato adeguatamente, può avere tranquillamente libero accesso a tutti i contenuti pornografici. Gli ultimi dati della piattaforma specializzata Porn Hub – citati dal sociologo – dicono infatti che il primo accesso ai contenuti pornografici avviene proprio tra gli otto e i dieci anni.

Ma senza arrivare alla vera e propria pornografia non sono da meno certi video musicali che passano tranquillamente nei telefonini di ultima generazione dei nostri figli. Brusati, che si occupa anche di questo con la sua agenzia Hope, ne ha dato dimostrazione analizzando alcuni video molto espliciti che hanno centinaia di milioni di visualizzazioni su You Tube. E che spesso e volentieri accompagnano scene con rapporti sessuali al limite della pornografia con la presenza di bambini (παῖδες).

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Marco Brusati durante la conferenza di Cagliari (foto Francesca Sarra)

Insomma se da un lato i grandi colossi del web si rivolgono a fasce sempre più giovani per cercare consensi e like (dunque denaro), dall’altro i genitori sono sempre più tagliati fuori dal mondo virtuale abitato dai loro figli. Basti pensare che la chat più utilizzata oggi dai ragazzini, SnapChat, ha un meccanismo tale che i contenuti postati si cancellano dopo pochissimo tempo, eludendo qualsiasi tipo di controllo. Ecco perché, secondo Brusati, anche la recentissima legge sul cyberbullismo, approvata una settimana fa dal Parlamento italiano, rischia di essere inefficace perché, oltre a prevedere esclusivamente delle ipotesi di punibilità senza un adeguato supporto educativo, non tiene conto dell’evoluzione della vita mediatica dei nostri ragazzi.

Il risultato, sconcertante, di questa situazione, è – ha spiegato Brusati – che oggi con queste enormi sollecitazioni psichiche i ragazzi raggiungono una maturazione sessuale molto precoce e soprattutto hanno una visione estremamente distorta della sessualità e del rapporto tra maschio e femmina.

Non solo: questa smisurata attività online, che si svolge anche di notte, scombussola i nostri ragazzi e ne pregiudica la partecipazione emotiva e comunicativa alla vita sociale.

La grande sfida dei genitori e degli educatori ai tempi dei social network è dunque quella di aiutare i propri figli a sviluppare soddisfacenti relazioni sociali e strapparli a chi, nel web, tende a manipolarne le coscienze considerandoli solo dei numeri o degli account sui social network. Ovviamente, il punto di partenza è evitare di regalargli uno smartphone collegato ad internet quando sono ancora dei bambini vulnerabili.

Una mia intervista a Marco Brusati sarà pubblicata nel prossimo numero del settimanale diocesano Il Portico, mentre l’intervista audio andrà in onda sabato pomeriggio alle 16,30 nella trasmissione Cammino nel Mondo su Radio Bonaria.

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