Editoria: ecco perchè siamo tutti di Sardegna 1

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Sardegna 1

Un tavolo tecnico-politico che possa monitorare i crediti vantati da Sardegna 1 verso le pubbliche amministrazioni sarde e soprattutto garantire che tali risorse vengano utilizzate per pagare gli stipendi arretrati dei dipendenti. Ma anche un chiarimento sul recente passaggio di proprietà dell’emittente televisiva cagliaritana, che – stando ai legali dei lavoratori – sarebbe avvenuto per la cifra simbolica di 4mila euro. E’ quanto emerso ieri al termine dell’incontro che Comitato di redazione, rappresentanti dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Assostampa e rappresentanti sindacali del personale tecnico-amministrativo dell’emittente tv cagliaritana hanno avuto con il Presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo e i capigruppo in Consiglio. Durante l’incontro, preceduto da un sit-in al quale hanno partecipato in segno di solidarietà ai giornalisti di Sardegna 1 parecchi colleghi di altre testate giornalistiche (soprattutto molti giornalisti precari), la Lombardo e i capigruppo di maggioranza e opposizione hanno assicurato che sarà presto discussa in Aula la complessa situazione dell’informazione sarda che nel corso degli anni ha perso, senza che sia stato fatto troppo rumore, alcune importanti realtà quali Epolis, network di livello nazionale con 18 testate locali, il quotidiano Sardegna 24 e la storica emittente radiofonica cagliaritana Radiopress.

La vertenza Sardegna 1

Sardegna 1Ventuno lavoratori, tra giornalisti, tecnici e amministrativi, di Sardegna 1  hanno protestato ieri davanti al Consiglio regionale. Senza stipendio da due mesi i dipendenti dell’emittente, dopo cinque giorni di assemblea permanente ieri hanno proclamato lo sciopero generale e manifestato per chiedere un intervento deciso alla politica sarda. Insieme a loro molti loro colleghi che, oltre che per gli ovvi rapporti di amicizia e stima instaurati in tanti anni di lavoro insieme, hanno manifestato consapevoli che la battaglia per la sopravvivenza di una singola testata è una battaglia che coinvolge tutto il già asfittico mondo della stampa sarda. I rappresentanti di Assostampa sarda, Ordine dei Giornalisti e Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito le preoccupazioni per la situazione di crisi finanziaria in cui versa Sardegna 1 lanciando un appello affinché “non si lasci spegnere lentamente una voce importante per il pluralismo dell’informazione in Sardegna”. E anche la Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti, ha espresso in serata solidarietà e sostegno ai lavoratori. In precedenza anche il senatore di Sel, Luciano Uras, aveva presentato un’interrogazione al Governo sulla crisi dell’editoria in Sardegna.”Negli ultimi tre anni abbiamo visto scomparire realtà importanti come Epolis, Sardegna 24 e Radio Press, ora anche Sardegna 1 – ha dichiarato Uras-. Questo ci porta a dire che esiste un’emergenza informazione nell’Isola che mette a rischio anche lo sviluppo della democrazia e del confronto politico e sociale. Un’emergenza che è anche occupazionale per un’informazione che vede un’alta incidenza di precariato”. Il senatore di Sel ha chiesto da un lato alla Regione di dare attuazione alle leggi regionali che potrebbero dare respiro al settore, dall’altro si è rivolto al Governo chiedendo che “vengano contenuti gli effetti di questa crisi”.  Anche i parlamentari  del PD Romina Mura (Camera) e Silvio Lai (Senato) hanno chiesto al Governo di riferire sulla vertenza Sardegna 1, auspicando “che si verifichi se esistono e a quanto ammontano i crediti che la società proprietaria della tv locale vanta nei confronti di pubbliche amministrazioni e, soprattutto, che si impegni affinché vengano salvaguardati i posti di lavoro e le retribuzioni dei 28 dipendenti dell’emittente. Lo spazio per la libera informazione in Sardegna è sempre più eroso, non possiamo permettere che si riduca ancora il pluralismo, né tantomeno accettare che si mortifichino o scavalchino i diritti dei lavoratori di un settore nevralgico per ogni democrazia”.

 La replica dell’azienda

In tarda serata è intervenuta sulla vertenza Sardegna 1 anche l’azienda che ha precisato con una nota che “mai la società è risultata assente rispetto al disagio dei lavoratori ed alle richieste del sindacato. L’attuale proprietà – si legge nel comunicato stampa – si è sempre mostrata aperta ad un dialogo costruttivo e all’individuazione di qualunque soluzione potesse addivenire al recupero dei molti crediti maturati e non ancora erogati specie dal Ministero dello Sviluppo Economico. Si è inoltre espresso, con ampia ed inequivocabile chiarezza, l’auspicio che il ritardo di 30 giorni nel pagamento della mensilità di agosto 2013 e il pagamento dello stipendio di Settembre, la cui scadenza è avvenuta in data odierna, potesse essere recuperato in tempi brevissimi, anche grazie all’erogazione in corso di una parte dei crediti sopracitati”.

Una riflessione sull’informazione in Sardegna

E’ sicuramente un bene che la politica si ponga il problema della boccheggiante informazione in Sardegna e del suo pluralismo. L’importante è che questo impegno non si risolva, come spesso accade, in un fiume di parole rassicuranti pronunciate dai consiglieri regionali esclusivamente con la speranza che siano riportate l’indomani sui giornali isolani. L’informazione sarda – fatta anche da tanti ottimi giornalisti, sia contrattualizzati ma anche precari sottopagati – ha bisogno di fatti, non di parole. Non è un mistero che l’informazione in Sardegna paghi lo scotto di una eccessiva commistione tra editoria, politica e affari che spesso ne mina alla base la credibilità impedendo ad ottimi giornalisti di lavorare al meglio. Servono gli editori puri, ci hanno sempre detto. Forse sarebbe più realistico dire che servono editori seri, mossi esclusivamente dall’interesse di fare una seria informazione. La Sardegna ha un fortissimo bisogno di una buona politica che anteponga gli interessi dei cittadini al proprio tornaconto, ma la buona politica, soprattutto in questo momento, ha a sua volta un fortissimo bisogno di una buona informazione con la schiena dritta che racconti i fatti con obiettività e senza sconti per nessuno. Per questo c’è bisogno oltre che di un buon giornalismo, che per fortuna in Sardegna è presente, anche di una politica che – a livello nazionale come a livello regionale – sia capace di essere realmente al servizio dei cittadini, di utilizzare equamente i contributi per l’editoria e far rispettare le leggi che regolano il complesso mondo dell’informazione (ad esempio la inapplicata legge 150 del 2000 che prevede l’assegnazione degli uffici stampa nelle pubbliche amministrazioni a giornalisti titolati). La stessa politica d’altronde è in grado di essere datore di lavoro e di creare parecchi posti di lavoro regolarmente retribuiti. L’importante è che si riesca a valorizzare le professionalità e a superare l’ormai becero principio della raccomandazione che premia solo le persone con più agganci e non le più meritevoli. Ecco perchè ieri mattina, davanti al Consiglio regionale, eravamo tutti di Sardegna 1.

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