Edilizia, bisogna puntare sulle ristrutturazioni

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Mauro Zanda e Francesco Porcu della CNA Sardegna

Edilizia. Dopo il boom di costruzioni registrato nei primi dieci anni del 2000 oggi in Sardegna si costruiscono sempre meno edifici. Ma esiste un enorme patrimonio di immobili pubblici e privati che stanno cadendo a pezzi abbandonati a se stessi. Ruderi diroccati e addirittura interi paesi fantasma sono molto frequenti soprattutto nell’interno dell’isola ma spesso e volentieri campeggiano sinistramente anche nei centri storici delle città capoluogo di provincia. Su quasi 500 mila edifici residenziali esistenti in Sardegna, circa 160mila sono stati costruiti prima degli anni Sessanta e ben 100mila versano attualmente in pessimo stato di conservazione.  Di contro il comparto dell’edilizia, tradizionalmente uno tra i settori portanti dell’economia sarda, sta colando a picco e per il settimo anno consecutivo registra numeri terrificanti. Secondo il 12° rapporto sul Mercato delle costruzioni in Sardegna – presentato a Cagliari dalla Cna – il settore  è in piena caduta libera: calano vertiginosamente gli investimenti, il volume d’affari, le imprese e gli occupati.

Un edificio abbandonato in Sardegna

In base ai dati sull’edilizia forniti dalla Cna negli ultimi quattro anni il settore ha perso 25 mila posti di lavoro e ha registrato  la cancellazione di 1.600 imprese: nel primo trimestre 2013 il numero degli occupati si è ridotto del 13,7% rispetto allo stesso periodo del 2012. Le previsioni sull’edilizia sono negative anche per tutto il 2013: secondo l’associazione artigiana alla fine dell’anno il calo del valore della produzione si attesterà al 2,5% e le volumetrie costruite si ridurranno ulteriormente scendendo a quattro milioni di metri cubi (-3,9%): il livello minimo di tutta la storia recente dell’isola. Calano anche le compravendite di abitazioni con un crollo del 23% per quanto riguarda le abitazioni e del 19% con riferimento agli immobili non residenziali.

La Cna segnala anche una difficoltà sempre maggiore nell’accesso al credito da parte delle piccole imprese sarde: nel primo trimestre del 2013 sono calati del 65% i mutui concessi per l’acquisto di abitazioni e dell’88% i finanziamenti delle nuove costruzioni. Non solo: le imprese isolane sono regolarmente tagliate fuori dai bandi per l’assegnazione delle opere pubbliche, appannaggio delle grosse aziende della Penisola.

Edilizia: la ricetta della Cna

Edilizia Cna F.Porcu M.Zanda
Mauro Zanda e Francesco Porcu

Per questo, secondo la Cna sarda, l’unica strada per dare un po’ di ossigeno al settore è la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. “La fase recessiva  – spiegano Francesco Porcu e Mauro Zanda, rispettivamente segretario regionale della CNA e presidente regionale della CNA Costruzioni – si supera solo attraverso politiche pubbliche che rimettano in moto la domanda. Per far questo occorre rilanciare le opere infrastrutturali e soprattutto quelle per la manutenzione del territorio, puntando alla riqualificazione e all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, a partire dalle scuole e dagli edifici pubblici”.  La Cna – aggiunge Francesco Porcu – chiede un serio piano pubblico che metta in moto investimenti per il settore dell’edilizia. Ovvero opere immediatemente  cantierabili e abbordabili da parte delle imprese sarde che appunto consistano nel riuso e nella riqualificazione urbana dei centri minori  (che come si è detto spesso versano in condizioni disastrose) e nell’efficientamento energetico degli edifici pubblici. “Chiediamo interventi intelligenti che non consumino ulteriormente il nostro territorio – aggiunge  Porcu – .  Il Governo nazionale sta dando qualche segnale ma potrebbe sicuramente fare di più. Ad esempio l’abolizione dell’Imu comporterà almeno 2 miliardi destinati ad una parte abbiente della popolazione che avrebbe potuto pagare l’imposta: sarebbero potuti essere investiti più proficuamente per la  manutenzione del territorio”. L’associazione artigiana lamenta invece un’inerzia completa da parte della Regione, accusata di non aver mantenuto gli impegni presi con il partenariato sociale sulla semplificazione e il riordino della macchina ammininistrativa e burocratica. E’ rimasta completamente inattuata infatti, la promessa di costituire una centrale unica di accreditamento e  una centrale unica di pagamento, nonché qualla di creare un osservatorio degli appalti pubblici e – come detto – quella di predisporre un piano straordinario per le opere pubbliche. La Cna non lesina neppure critiche alle amministrazioni locali, che il presidente della Cna costruzioni Mauro Zanda accusa di essere in terribile ritardo nella pianificazione dei loro territori. “In questo modo – ha detto Zanda – restano a terra perché non possono essere autorizzati tanti progetti che in questo momento di crisi potrebbero far ripartire il comparto dell’edilizia. Gli uffici tecnici comunali non stanno più progettando – evidenzia Zanda – ciò vuol dire che nei prossimi mesi le cose andranno sempre peggio”.

Ma come detto all’inizio le opportunità di ristrutturare il patrimonio immobiliare esistente in Sardegna senza consumare il territorio con altre colate di cemento decisamente non mancano. E il sito Sardegna Abbandonata offre una panoramica degli innumerevoli ruderi che attualmente conserva la nostra regione, alcuni dei quali sono veramente degni di un film horror.

 

 

 

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