Economia ombra: la globalizzazione selvaggia che annienta l’uomo

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I partecipanti alla summer school sulla Dottrina sociale della Chiesa che si è tenuta a Solanas dal 25 al 28 agosto

La finanza è governata con le logiche del gioco d’azzardo legalizzato e le banche too big to fail (troppo grandi per fallire, ndr) hanno trasformato in maniera strutturale Wall Street nel maggior casinò nella storia del pianeta. Quando questa bolla scoppierà (e scoppierà sicuramente) il dolore che causerà per l’economia globale sarà maggiore di quanto le parole possano descrivere”. Un gioco d’azzardo sulla pelle dei cittadini: così Carmine Tabarro, docente di Economia Civile, ha descritto i meccanismi della cosiddetta “economia ombra”, frutto bacato di una globalizzazione e una finanziarizzazione senza regole della nostra società, durante la summer school organizzata per il terzo anno consecutivo a Solanas (Sinnai) dalla Diocesi di Cagliari, dalla Diocesi di Faenza-Modigliana, dall’Opera Salesiana “Teresa Gerini Torlonia” e dal Movimento Giovanile Universitario “Liberi e Forti“.

Economia, politica, riforme costituzionali, libertà di stampa, libertà e rappresentatività sindacale, libertà di impresa, immigrazione e dialogo interreligioso sono stati soltanto alcuni dei tanti temi approfonditi nel corso del seminario di Dottrina sociale della Chiesa dal titolo “Una speranza per l’Europa” che si è tenuto dal 25 al 28 agosto a Solanas (Sinnai), presso la casa “La Scogliera” e la “Casa Salesiana san Domenico Savio”. Con l’obiettivo di fornire a giovani e meno giovani i mezzi per capire la profonda crisi che sta attraversando l’Italia e l’Europa attraverso la Dottrina sociale della Chiesa.

Tra i relatori della summer school il vescovo di Faenza monsignor Mario Toso, già segretario del Consiglio Pontificio Giustizia e Pac,e il prefetto Sandra Sarti, vice-capogabinetto del Ministero dell’Interno, il giornalista padre Francesco Occhetta S.J. della Civiltà Cattolica, padre Paolo Benanti dell’Università Gregoriana, il presidente Assostampa Sarda Celestino Tabasso, il già citato economista Carmine Tabarro, l’ex segretario generale Cisl Savino Pezzotta, Marco Bentivogli, segretario FIM-CISL, il presidente di Tiscali Renato Soru e il presidente della Tre A di Arborea Gianfilippo Contu.

Il vescovo di Faenza Mario Toso durante l’intervento alla summer school di Solanas – Foto tratta dalla pagina fb del Movimento Liberi e Forti

La crisi che stiamo vivendo – ha spiegato nella sua lectio magistralis il vescovo Toso – affonda le sue radici in una inesorabile decostruzione sociale che sta disumanizzando la politica e gli stessi rapporti tra le persone. “L’unione politica dell’Europa è stata quasi totalmente sostituita dall’unione economica”, ha detto il presule ricordando come gli stessi partiti siano ormai diventati dei “comitati di affari che dopo le elezioni non si interessano del cittadino. Anche i mercati possono essere strumenti di costruzione o decostruzione sociale. Devono essere trasparenti e funzionali all’economia reale cosa che in questo momento non li caratterizza”.

Ovviamente questa crisi – che ormai è diventata strutturale – ha cause sociologiche e culturali ben precise. Da un lato il crescente individualismo radicale libertario che, ha spiegato il vescovo, tende a distruggere l’anima positiva delle persone e le loro relazioni interpersonali. Dall’altro la tendenza all’astrazione concettuale a scapito della vita reale, che sta portando alla costruzione di una società sempre più astratta e virtuale dove la persona nella sua individualità non ha più alcun peso, ma è solo un oggetto. Un numero.

L’imperante tecno-nichilismo – ha spiegato Tabarro nel suo intervento – ha completamente annientato il concetto classico di bene comune che, da Aristotele a San Tommaso fino ad arrivare alla Dottrina sociale della Chiesa, ha da sempre connotato la gestione della cosa pubblica.

Nel mondo governato dal tecno-nichlismo – ha detto – l’efficacia degli imperativi morali è pari a quella dei freni di bicicletta montati su un jumbo: nel dizionario della cultura tecno-nichilista, concetti come il personalismo cristiano, il bene comune, l’umanesimo integrale, la sussidiarietà, i valori, le virtù, la morale, sono stati espulsi, non hanno diritto di cittadinanza”.

Se a livello psicologico questo irreversibile processo di individualizzazione della società si traduce in una intollerabile sofferenza per le persone più fragili e sensibili (oggi, in mancanza di relazioni con il prossimo, molti riescono ad instaurare un rapporto umano soltanto con lo psicanalista), a livello più ampio l’effetto è quello della globalizzazione e della cosiddetta finanziarizzazione.

Tecno-nichilismo e globalizzazione selvaggia

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L’intervento dell’economist Carmine Tabarro alla summer school 2016 di Solanas – Foto tratta dalla pagina fb del Movimento Liberi e Forti

Il mix di globalizzazione e tecno-nichilismo finanziario – ha spiegato Tabarro – ha travolto il potere degli Stati. Se prima gli Stati-nazione avevano il potere di decidere e una sovranità territoriale, questo meccanismo è stato completamente travolto dalla globalizzazione: la globalizzazione ha globalizzato il vero potere scavalcando la politica. I governi non hanno più un potere o un controllo dei loro Paesi perché il potere è ben al di là dei territori. Sono attraversati dal potere globale della finanza, delle banche, dei media, della criminalità, della mafia, del terrorismo. Questo tipo di globalizzazione anarchica ha trasformato le multinazionali e i centri di potere occulti in un “non-luogo” del diritto,  lasciando i mercati finanziari e i loro protagonisti, che ne hanno approfittato, privi di regole, di massimizzare i profitti a danno del bene comune. Ogni singolo potere, si fa beffa facilmente delle regole e del diritto locali e a anche dei governi. La speculazione e i mercati sono senza un controllo, mentre assistiamo alla crisi della Grecia o della Spagna o dell’Italia ecc.”.

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Il presidente dell’Assostampa sarda Celestino Tabasso ha fatto un interessante excursus sullo stato dell’informazione e sulla libertà di stampa

Frutto bacato di questa globalizzazione è stata la creazione di un sistema bancario ombra, il cosiddetto shadow banking, che ha gradualmente sostituito il sistema bancario tradizionale ed oggi raggruppa una serie di istituzioni e di pratiche basate sull’utilizzo dei cosiddetti derivati finanziari che si pongono completamente al di fuori dalla regolamentazione e dell’attenzione pubblica. Una finanza sostanzialmente senza alcuna regola.

“Ciascuna delle prime cinque banche ha un’esposizione ai derivati superiore a 40 mila miliardi di dollari (cioè 40 trilioni) – ha spiegato l’economista –. Per avere un’idea di quanto sia grande il loro azzardo morale, basta un solo paragone: l’intero debito nazionale del Tesoro degli Stati Uniti è di 17.700 miliardi di dollari (17,7 trilioni), cioè meno della metà dell’esposizione ai derivati di una singola banca”.

I valori cristiani ultimo baluardo contro lo strapotere della finanza

Ecco perché – è stato ricordato a Solanas – in questo momento i cristiani e i cattolici sono l’ultimo baluardo contro lo strapotere della finanza. Anche perchè, ha spiegato Tabarro, “le opposizioni di sinistra e di stampo marxista al neoliberismo e al capitalismo finanziario si sono sciolte come neve al sole o, meglio, hanno scelto di diventare loro stesse parte integrante del pensiero del neoliberismo. La responsabilità dei cristiani e dei cattolici è dunque grande perché il pensiero cristiano e, in particolare, quello cattolico della Dottrina sociale della Chiesa, è l’unico che si pone in conflitto esistenziale con la ideologia del neo-liberismo e con le sue pratiche di capitalismo finanziario selvaggio”.

La globalizzazione culturale e il liberismo economico sfrenato erano stati denunciati da Benedetto XVI già nella Caritas in Veritate. Altri documenti ecclesiali avevano successivamente stigmatizzato l’iniquità di un approccio ideologico all’economia che rischia di farla diventare solo uno strumento piegato agli interessi dei Paesi che più forti economicamente. Anche Papa Francesco – ha ricordato l’economista Tabarro citando il secondo capitolo della Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” – si è schierato contro il neo liberismo pronunciando quattro NO:

  • NO a un’economia dell’esclusione
  • NO alla nuova idolatria del denaro
  • NO a un denaro che governa invece di servire
  • NO all’iniquità che genera violenza.

Con questi no il Papa non chiama in causa solo i cattolici, ma tutti coloro che credono al valore della democrazia, ad un’economia civile di mercato, ad un’economia libera e imprenditoriale. Ad un’economia guidata dal lavoro, dalla dignità del lavoro, dalla dignità dell’uomo che lavora, dai principi della nostra CostituzioneIl pensiero economico-sociale cattolico si è infatti sempre battuto per porre al centro non il “capital gain” ma la dignità dell’uomo, per difendere la proprietà privata, intesa come strumento di libertà di ogni singolo uomo e non di accaparramento, per combattere la concentrazione delle ricchezze, per favorire una efficiente ed efficace competitività solidale, per sostenere il principio di sussidiarietà contro la concentrazione di ogni tipo di potere”.

Libertà, responsabilità e partecipazione

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L’intervento di Padre Francesco Occhetta alla summer school 2016 di Solanas

Ecco perché, come ha ricordato padre Francesco Occhetta nel suo intervento sulla riforma costituzionale che ad ottobre porterà nuovamente gli italiani alle urne – per decidere in piena libertà è necessario studiare, conoscere, approfondire gli argomenti. Senza limitarsi alle sterili discussioni superficiali e faziose che la politica e la stampa ci offrono semplificando questo complesso argomento.

D’altronde, come cantava Giorgio Gaber, libertà è partecipazione. “Partecipare è una responsabilità – ha detto padre Occhetta nel suo intervento: altrimenti; come ha scritto Bertold Brecht, “il peggior analfabeta è l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla, non si interessa degli avvenimenti politici. L’analfabeta politico è talmente somaro che si inorgoglisce e si gonfia il petto nel dire che odia la politica. Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi che è il politico disonesto, il mafioso, il corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali”.

La libertà se usata bene può portare dei frutti – aveva detto monsignor Toso in apertura del seminario -. Ma se è una libertà senza adeguati limiti è una libertà che non può stare alla base della costruzione di una nuova Europa. È una libertà che non si prende cura del prossimo. La libertà non è solo avere la capacità di scelta tra bene e male: la libertà più autentica è quella che tramite la scelta del bene porta all’autonomia”.

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