Don Michelangelo Dessì: “Il posto dei Salesiani è dove ci sono i giovani”

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Don Michelangelo Dessì
Don Michelangelo Dessì nel suo ufficio

D ove ci sono i giovani lì ci stanno i Salesiani. Continueremo ad essere presenti a Cagliari e in Sardegna dando alla comunità il nostro apporto di educatori ed evangelizzatori dei ragazzi, in particolare di quelli più poveri”. E’ molto ottimista Don Michelangelo Dessì. A soli 37 anni è stato chiamato a sostituire l’ex direttore Don Sergio Nuccitelli alla guida dell’Istituto Salesiano Don Bosco di Cagliari. Istituto in cui, da studente, ha frequentato le scuola medie e il liceo classico. “Porto con me ricordi bellissimi di quegli anni – spiega il sacerdote, entrato nell’ordine dei Salesiani nel 2003 e diventato prete cinque anni più tardi -: è qui che è maturata la mia vocazione a diventare salesiano e proseguire in qualche modo il sogno di Don Bosco che ha coinvolto totalmente la mia vita”.

Don Michelangelo Dessì Salesiani
Don Michelangelo Dessì

Don Michelangelo Dessì, cosa significa dirigere la scuola che si è frequentata da ragazzi?

Certamente è una grande emozione che, non lo nascondo, porta con sé anche un po’ di timore. Sia per la mia giovane età che per la bellezza e la grandezza di questo istituto che ha una tradizione più che centenaria, essendo stato fondato nel 1913. Ma è anche una grande gioia perché mi permette di mettermi a disposizione di tanti.

Quanto è attuale il metodo di Don Bosco oggi?

Il metodo di Don Bosco è la nostra grande ricchezza. In tutto il mondo, persino nei Paesi con i governi più totalitari e i regimi che negano addirittura la libertà religiosa, i Salesiani sono chiamati a istituire le loro scuole: questo fa capire quanto il nostro sistema educativo sia apprezzato. E’ un sistema educativo che provoca e attrae. E’ visto come efficace anche da chi non condivide la nostra religione e la nostra visione antropologica e del mondo. Questo apprezzamento ci dà una grande responsabilità, soprattutto qui dove siamo liberi di poterlo esercitare in pienezza insieme ai docenti, agli educatori, alle famiglie e soprattutto insieme ai ragazzi”.

Qual è la peculiarità del vostro sistema educativo?

La peculiarità del sistema educativo di Don Bosco è sicuramente il fatto che nello stesso tempo il ragazzo è educatore di se stesso ed è al servizio dei suoi coetanei e dei più piccoli. E’ giovane per i giovani.

Ritiene che in Italia ci siano ancora dei pregiudizi nei confronti della scuola paritaria?

Purtroppo nel nostro Paese i pregiudizi sono antichi quanto lo Stato, probabilmente per le tante vicissitudini della nostra storia. Penso alle leggi sabaude sulla soppressione degli ordini religiosi o ad altre vicende che hanno portato un clima di sospetto nei confronti di un’istruzione identificata come cristiana. Questi pregiudizi sono probabilmente entrati nel nostro dna e rimangono tuttora, anche se non esageratamente amplificati ma certamente latenti, anche nelle sedi istituzionali dove si prendono decisioni e si fanno le leggi.

Eppure c’è una legge che prevede la parificazione scolastica…

Nonostante la legge sulla parità del 2000 e nonostante una Costituzione italiana che tutela il diritto delle famiglie di scegliere l’educazione dei propri figli, siamo di fronte a un sistematico smantellamento della pluralità educativa. Sia ben chiaro, non faccio un discorso solo a difesa della scuola cattolica, ma ancor prima a livello di principi sanciti dalla nostra Costituzione. In Italia viene impedito alle famiglie di poter scegliere una scuola alternativa a quella statale. Questo avviene solo nel nostro Paese perché in tutte le altre nazioni europee le scuole non statali cattoliche, ebraiche, aconfessionali, così come quelle fondate da associazioni industriali o sindacali, sono finanziate praticamente in tutto dallo Stato. In Francia e in Spagna i nostri confratelli non hanno problemi economici nel tenere in piedi le scuole salesiane. Nella laicissima Francia lo Stato garantisce gli stipendi degli insegnanti: a carico della scuola c’è solo la manutenzione. Con un immenso risparmio per le famiglie e per lo Stato.

Quanto risparmia lo Stato per la presenza delle scuole paritarie?

Un alunno in una scuola statale costa circa 8100 euro all’anno, mentre le nostre rette con 3mila euro riescono a soddisfare ampiamente le esigenze educative didattiche. Oserei dire anche con un livello superiore a varie scuole statali. Mettere in campo il privato nel settore dell’educazione, sempre sotto la tutela della legge e il controllo dello Stato, sarebbe un enorme risparmio per lo Stato, perché il privato riesce ad avere una maggiore oculatezza nelle spese rispetto agli apparati statali. Comunque ad oggi con l’apporto delle paritarie lo Stato risparmia ogni anno circa 6 miliardi di euro.

Invece le paritarie continuano ad essere osteggiate…

L’articolo 33 della Costituzione italiana – spiega don Michelangelo Dessì – dice che “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato” e che “la legge deve assicurare piena libertà alle scuole non statali che chiedono la parità e assicurare ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali“. In Italia questo diritto è leso quando, ad esempio, si obbligano le famiglie che scelgono la scuola alternativa a sostenere una retta pur pagando le tasse per quella statale.

In pratica queste famiglie pagano due volte la scuola…

Esatto. Con questo meccanismo la scuola paritaria rischia di essere accessibile soltanto a chi è ricco o a chi, a costo di grandi sacrifici, decide di scegliere comunque una scuola per la sua impostazione educativa.

Qui a Cagliari ci sono stati problemi burocratici che hanno rischiato di mettere in seria difficoltà il vostro istituto…

Forse negli anni scorsi le difficoltà e i cavilli burocratici hanno fatto il loro corso senza un intervento intelligente da parte nostra, da parte delle istituzioni e da parte della società civile. Ci si è fatti prendere dal tecnicismo senza affrontare la situazione con larghezza di cuore. Ma la questione si sta risolvendo. Il desiderio dei Salesiani è certamente quello di continuare ad essere una presenza ecclesiale alternativa e significativa nel mondo della cultura. Desideriamo rimanere e lo faremo a tutti i costi, anche se questo comporterà ulteriori sacrifici per un bilancio già precario già in passivo. Purtroppo è matematicamente impossibile oggi avere una scuola paritaria in pareggio di bilancio.

Quanti sono gli alunni degli istituti salesiani a Cagliari?

Tra la scuola media e il liceo di viale Fra Ignazio e l’Infanzia Lieta sono oltre novecento: circa 250 nella scuola media, circa 220 nei licei e oltre quattrocento tra materna e elementari all’Infanzia lieta.

Quali sono i contributi finanziari di cui gode la scuola salesiana?

I contributi che riceviamo dalle istituzioni per la scuola materna ed elementare hanno un certo peso e ci permettono di tenere le rette abbastanza basse. Per la scuola media e il liceo, invece, i contributi delle istituzioni sono ridicoli rispetto a quanto facciamo risparmiare allo Stato. Mi permetto di dire che se le scuole paritarie da domani decidessero di non fornire più alcun servizio il sistema scolastico italiano collasserebbe totalmente. Penso sia una forma di miopia da parte di uno Stato che viceversa permette tranquillamente l’apporto del privato in tutti gli altri settori.

Quanti sono i Salesiani a Cagliari?

I religiosi attivi nella nostra comunità sono 12 mentre nella comunità di San Paolo sono in sette: circa 20. L’apporto dei salesiani non è però da circoscrivere alla sola comunità religiosa: ci sono tantissime persone, non solo i cooperatori, che sposano il carisma e la missione salesiana. Potremmo dire dei salesiani laici.  Ma la cosa bella che continuo a sottolineare è il coinvolgimento dei ragazzi stessi nell’educazione dei loro pari o dei più piccoli.

E nel resto della Sardegna quanti siete?

In Sardegna abbiamo ancora l’oratorio della parrocchia di San Domenico Savio a Nuoro, l’oratorio della parrocchia del Latte Dolce a Sassari e dall’anno scorso anche una piccolissima presenza ad Olbia dove si sta cercando di avviare una collaborazione con la Diocesi. Si tratta di tre confratelli che stanno cercando di capire come mettersi al servizio di una città ad altissima presenza di giovani.

Riassumendo: quali sono i problemi della scuola paritaria in Sardegna?

Il primo è che, come si è detto, le famiglie non sono libere di scegliere l’educazione da dare ai loro figli. In secondo luogo la Sardegna, e in generale le regioni del centro-sud, non hanno ancora attivato percorsi di sostegno come quelli che esistono in alcune regioni del nord come Lombardia e Veneto che hanno istituito il cosiddetto “buono scuola” che contribuisce con sconti sulle tasse, deduzioni o detrazioni, o fisicamente con un assegno che viene consegnato alle famiglie, ad una agevolazione.

E il terzo?

Il terzo problema è diventato molto più forte con il cosiddetto decreto sulla “buona scuola” che purtroppo non ci permette più di avere un corpo docente che rimanga fedele.

Cioè?

Un tempo era un nostro fiore all’occhiello poter dire che garantivamo una continuità didattica molto prolungata – spiega don Michelangelo Dessì -. Oggi le leggi che stanno intorno al decreto sulla “buona scuola” prevedono che i docenti abbiano una sola possibilità di scelta di fronte alla chiamata dello Stato: o si sceglie in quel momento di passare al ruolo dello Stato oppure questa scelta è preclusa per sempre. Questo ovviamente mette i nostri docenti di fronte ad un bivio non semplice perché si tratta di scegliere comunque una maggiore stabilità e sicurezza nel futuro.

Una scelta obbligata…

Sicuramente, anche se molti se ne sono pentiti. Penso che però da cristiani non possiamo continuare a vedere solo il male. Io dico sempre che i nostri colleghi non ci hanno lasciato, ma continueranno ad esportare il carisma salesiano dove sono chiamati ad insegnare. E’ qualcosa di cui, a lungo andare, godranno tanti ragazzi. Il sistema educativo di Don Bosco non è di nostra proprietà, ma per fortuna è un carisma esportabile in qualunque latitudine e in qualunque situazione. Sono convinto che la scuola statale diventerà un po’ più buona, non per i decreti o per le leggi, ma per la passione educativa di tanti docenti che, con sacrificio e tanto lavoro, continuano ad avere a cuore l’educazione delle giovani generazioni.

In conclusione come vede il futuro dei salesiani a Cagliari?

Il futuro dei salesiani a Cagliari è roseo perché ci sono i giovani – conclude don Michelangelo Dessì -. E dove ci sono i giovani i salesiani stanno bene.

@alessandrozorco

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