Dieci Comandamenti a Cagliari

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Dieci comandamenti

Non desiderare la roba d’altri. Con l’ultimo dei Dieci Comandamenti sabato 29 giugno approderà a Cagliari la rassegna Dieci Piazze per Dieci Comandamenti. Nell’Arena Grandi Eventi del quartiere Sant’Elia, a partire dalle 20.30, si parlerà, con musica, cultura, danza e tante testimonianze, di come in questo periodo l’invidia, il possesso, l’avarizia e l’attaccamento ai beni materiali stiano condizionando la vita di tutti noi. E di come il modello consumistico ci stia proponendo una falsa idea di uguaglianza e omologazione dei diritti.

I Dieci Comandamenti

Quando l’amore dà senso alla tua vita”. E’ questo  lo slogan della manifestazione Dieci Piazze Dieci Comandamenti promossa dal Rinnovamento dello Spirito Santo in Italia con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova evangelizzazione, che appoda nel capoluogo isolano dopo essere partita a Roma nel settembre dello scorso anno. Nella Capitale si è discusso del primo comandamento “Io sono il Signore Dio tuo”. Ma in generale è stato spesso azzeccato l’abbinamento dei comandamenti alle città italiane, affidato ad un sorteggio. Alla laboriosa Milano ad esempio qualche settimana fa è stato ricordato il precetto di santificare le feste, mentre il comandamento di cui si parlerà a settembre a Palermo è: non uccidere.

Locandina 10 Comandamenti Cagliari

Alla manifestazione cagliaritana interverranno tra gli altri lo storico Massimo Introvigne, il regista-attore Giulio Base, il cantautore Marco Masini e l’attore-imitatore Manlio Dovì.

La Queeresima

Lo stesso giorno, alla stessa ora, a poche centinaia di metri dai Dieci Comandamenti, al Poetto, sotto la Sella del Diavolo, si terrà invece un’altra manifestazione che evidentemente propugna altre idee e altri valori. Si tratta dell’evento conclusivo del ciclo Queeresima 2013, quaranta giorni di manifestazioni e dibattiti per il rispetto dei diritti omosessuali.

Al di là della condivisibile finalità di condannare qualsiasi discriminazione e offesa per ragioni legate alla sessualità, non si può non notare il nome scelto dagli organizzatori dell’evento. Queeresima è infatti un neologismo che, attraverso la parola inglese queer (che definisce genericamente lo stato di omosessualità) richiama evidentemente la Quaresima, il periodo di quaranta giorni essenziale per la vita cristiana in preparazione della Pasqua. La domanda è: perchè per portare avanti i diritti e i valori omosessuali si deve ricorrere alla dissacrazione dei valori cristiani nei quali peraltro si afferma di non credere? Non sarebbe più coerente propugnare le proprie credenze senza offendere quelle altrui? Il rispetto è merce rara in questa società e chi giustamente chiede di riceverlo deve essere anche in grado di concederlo agli altri.

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