Criogenesi: quando l’ibernazione sostituisce la risurrezione

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Il passaggio

Una ragazza quattordicenne di Londra malata di una rara forma di tumore, non accettando la sua sorte, chiede ai genitori che il suo corpo venga ibernato, nella speranza che un giorno la scienza possa risvegliarla e curarla. Dopo una dura battaglia giudiziaria, anche perché il padre della ragazza non è d’accordo, un giudice della Alta Corte di Londra concede l’ibernazione. Il corpo della ragazza, che nel frattempo è deceduta, viene portato negli Stati Uniti dove nei giorni scorsi viene sottoposto alle procedure di criogenesi.

criogenesi
Il Sepolcro vuoto

E’ emblematico che in una società sempre più atea e scristianizzata come la nostra una ragazza di quattordici anni cerchi comunque di non rassegnarsi al nulla. Voglia aggrapparsi alla speranza di una vita dopo la morte. Voglia comunque dare un senso a quella malattia che gli ha impedito di vivere sperando che un giorno qualcuno venga a svegliarla dicendole che è stato tutto un brutto sogno.

C’è qualcosa di struggente in quella ragazzina che non si rassegna alla sua malattia e alla sua fine imminente e, disperata, cerca su internet il rimedio al suo dolore. In pratica, come ha ben scritto Marina Corradi su Avvenire, cerca a modo suo la risurrezione dopo la morte, il Paradiso oltre il gelo.

Migliaia attendono la criogenesi

Ma la ragazza londinese – di cui oggi tutto il mondo parla – non è un caso isolato. Come si legge in questa scheda dell’Agenzia Italia dopo il primo caso avvenuto nel 1967 a Los Angeles circa un migliaio di malati hanno scelto la criogenesi, che per ora è possibile soltanto negli Stati Uniti, in Arizona dove esiste una società specializzata.

Tecnicamente la criogenesi consiste nell’ibernazione del corpo umano nel periodo di tempo tra il blocco del battito cardiaco e la morte celebrale, in modo – si assume – da mantenere intatte le funzioni vitali. Il tutto nella speranza che, in futuro, la scienza medica si evolva e sia in grado di curare le malattie.

In Italia una procedura del genere – che deve essere effettuata immediatamente dopo l’arresto cardiaco – non è possibile perché le procedure di legge impongono un’osservazione di 24 ore del cadavere.

L’unica possibilità è quella di rivolgersi all’azienda specializzata in Arizona che procede alla criogenesi per un costo che varia da un minimo di 80mila dollari per conservare soltanto il cervello ad un minimo di 200mila dollari per l’ibernazione di tutto il corpo.

Fa riflettere il fatto che in una società secolarizzata, atea e razionale come la nostra, ormai molto lontana dall’idea della risurrezione cristiana, emerga comunque il bisogno di sconfiggere la morte utilizzando una speranza artificiale come l’ibernazione.

La cosa che però salta agli occhi è che le procedure con cui la scienza gestisce la vita e la morte sono tutte molto onerose. Il progresso – che vorrebbe sostituire la scienza a Dio e alle leggi naturali – promette il risultato soltanto a chi ha cospicue risorse da spendere.

Tanti oggi delegano alla scienza la speranza di una vita immortale, ma chi crede ha la certezza che, nella sua struggente ricerca, la ragazza di Londra abbia già trovato quello che cercava.

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