Comunali: come voterà la Cagliari cattolica?

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Il Municipio di Cagliari

Entra nel vivo la campagna elettorale per le comunali di Cagliari. Sette candidati sindaco, trentacinque liste e migliaia di candidati cercheranno di convincere gli elettori cagliaritani. Prima di tutto ad andare alle urne, in secondo luogo a mettere una croce sul loro nome.  Chi ne sa molto di politica dice che non c’è storia: la gara si giocherà soltanto tra il sindaco uscente Massimo Zedda e l’ex senatore Piergiorgio Massidda che hanno rispettivamente convogliato, non senza molti mal di pancia, un Partito Democratico frastornato e senza guida e quel che resta di Forza Italia. Nonostante ci siano numerose novità interessanti gli altri candidati – secondo gli osservatori più avveduti – sono destinati ad essere dei comprimari. Ed in effetti, vista la crescente sfiducia che i cagliaritani hanno nelle istituzioni, molti di loro hanno faticato anche a trovare i candidati per concludere le liste. Tra questi candidati comprimari due hanno una marcata connotazione cattolica: si tratta del giornalista Paolo Matta (La Quinta A) e dell’avvocato Alberto Agus che rappresenta il Partito della Famiglia, nato dalle istanze del cosiddetto popolo della famiglia che si è riunito nei family day di Roma e con il punto forte del suo programma proprio nelle politiche per la famiglia.

E’ abbastanza noto che il voto delle amministrative è molto diverso da quello delle altre elezioni politiche o europee. Alle elezioni comunali i grandi principi vengono messi un po’ da parte. In genere il voto è opportunistico. Si vota il conoscente, il parente o l’amico che una volta entrato in Municipio ci potrà fare il favore che ci interessa, ci potrà rilasciare l’autorizzazione che ci manca o ci potrà inserire nella graduatoria per questo o quel posto. Difficilmente alle comunali si vota secondo i propri principi, tanto meno secondo coscienza.

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Il voto dell’ala cattolica

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L’aula consiliare di Cagliari

Essendo quello per le comunali un voto basato sul mantenimento dello status quo e il mantenimento del potere, la competizione elettorale rischia di essere una commedia, sicuramente divertente per chi si fa appassionare, ma una commedia sterile. Fatta di promesse, proclami, slogan. La riconferma di Massimo Zedda o la vittoria di Piergiorgio Massidda, entrambi appoggiati seppure a malincuore dai grandi partiti cagliaritani, difficilmente potranno scalfire gli assetti effettivi del potere. Soprattutto se, come è sempre avvenuto, anche l’elettorato cattolico deciderà di chiudere un occhio (o anche tutti e due) e votare anche questa volta secondo convenienza.

Ma non è da escludere un tardivo risveglio della coscienza di una città profondamente cattolica come Cagliari. Se tutti i candidati sindaco si esprimessero pubblicamente e chiaramente sulle questioni del matrimonio, della maternità surrogata e sugli altri temi eticamente sensibili ognuno potrebbe esprimere le sue preferenze secondo la propria coscienza e secondo i propri principi. E non solo in base alla convenienza. Si chiama coerenza e forse è la variabile impazzita che potrebbe davvero stravolgere queste comunali cagliaritane: se la componente cattolica della società cagliaritana votasse con coerenza, i giochi non sarebbero così scontati.

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