Rifiutare un lavoro sottopagato per dire no alla nuova colonizzazione della Sardegna

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Società di servizi del “Continente” che cercano manodopera per sviluppare il loro business in Sardegna e, chissà perché, non trovano giovani professionisti disposti a lavorare per loro. Sembra un paradosso in una terra che, secondo le ultime statistiche, ha un tasso di disoccupazione del 17,3 per cento, cioè quasi il doppio della media europea. Una terra che ha un tasso di disoccupazione giovanile del 56,3% e dove la stragrande maggioranza dei giovani sembra non avere speranza di costruirsi un futuro dignitoso. Eppure dietro l’apparente paradosso di tanti ragazzi sardi che rifiutano un lavoro c’è forse qualcos’altro. Forse quelle proposte non sono così allettanti come sembrano, ma nascondono un subdolo tentativo di colonizzazione della Sardegna da parte di persone che – come è accaduto spesso nella storia – vogliono soltanto far soldi sfruttando la debolezza della nostra economia.

Spesso queste società cercano infatti in Sardegna manodopera a buon mercato, magari per partecipare agli appalti, per la verità sempre meno, banditi dagli enti pubblici nell’isola. Appalti, è bene ricordarlo, ai quali le imprese sarde, notoriamente sotto dimensionate, non riescono quasi mai a partecipare. Forti del fatto che in Sardegna non c’è lavoro e che le micro imprese sarde non assumono, queste società cercano solitamente personale altamente qualificato, laureato, specializzato e con esperienza lavorativa, offrendo in cambio retribuzioni da fame. Stiamo parlando di 600/650 euro netti per un impiego a tempo pieno, pari a poco più di 4 euro all’ora per mansioni che probabilmente nel resto d’Italia sarebbero pagate fior di quattrini.

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Selezione del personale

Finito il periodo delle grandi cattedrali nel deserto, fallite le grandi industrie che per anni hanno sventrato la nostra regione lasciando solo macerie e inquinamento (ora ad inquinare ci pensano direttamente le imprese sarde), oggi la nuova colonizzazione della Sardegna passa attraverso le medio-piccole società di servizi che pretendono di sfruttare quel poco che c’è ancora da sfruttare in un’isola ridotta al lumicino.

Per la verità qualche impresa seria che vuole investire in Sardegna offrendo buone possibilità lavorative c’è. Ma ci sono anche tanti avventurieri che cercano fortuna. E lo fanno con la complicità di chi, governando la Sardegna, non fa nulla per creare sviluppo ed occupazione, ma anzi sembra aver tutto l’interesse a togliere speranza, sogni e opportunità ai nostri giovani.

Pensiamo ad esempio ad una classe dirigente inadeguata che per quasi vent’anni ha affossato e continua ad affossare la creazione di una zona franca che effettivamente attragga le imprese seriamente intenzionate a localizzarsi in Sardegna per creare sviluppo e posti di lavoro.

Fortunatamente però tanti giovani sardi, nonostante le difficoltà, hanno ancora il coraggio di dire no allo sfruttamento. E, dopo aver fatto enormi sacrifici per studiare e formarsi professionalmente, credono ancora in un lavoro degno, libero e adeguatamente retribuito. Per questo la storia che spesso ci raccontano sui giovani sardi che non hanno voglia di lavorare è una falsità: i giovani sardi vogliono lavorare eccome, ma non hanno nessuna intenzione di essere solo sfruttati.

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