Ti diranno che tuo padre era un personaggio strano, un poeta fallito, un illuso di un cristiano. Ti diranno che tua madre era una sentimentale, che pregava ancora Dio mentre si dovrebbe urlare. Tu non credere mai all’imperatore, anche se il suo nome è società, anche se si chiama onore, anche se il suo nome è popolo, anche se si chiama amore”. Lo scriveva Claudio Chieffo nella canzone Martino e l’imperatore dedicata a suo figlio Martino.

Nato nel 1945 a Forlì e scomparso nell’agosto del 2007, Claudio Chieffo (questo è il suo sito ufficiale) è una figura assolutamente inedita del panorama cantautorale italiano. E’ la versione cristiana della musica impegnata del Sessantotto, il corrispondente cattolico di Francesco Guccini e Giorgio Gaber di cui è stato amico. E’ uno che negli anni Sessanta, in piena contestazione sessantottina, non si curava di scrivere canzoni smaccatamente cristiane e di far uscire Dio dalle sacrestie per portarlo in un palco in mezzo ai ragazzi.

Nel periodo di Dio è morto (Guccini) e de La Buona Novella (De Andrè), Chieffo non aveva paura di esprimere la sua identità cattolica. Senza però incarnare il cliché del cantautore cattolico melodico, bigotto e bacchettone. Anzi: per la verità la definizione di cantautore cattolico lo infastidiva non poco perché un cantautore – diceva – scrive per tutti.

La vita artistica di Claudio Chieffo

Il cantautore Claudio Chieffo

Le sue biografie raccontano che Claudio Chieffo inizia a suonare a quindici  anni, dopo aver ricevuto una chitarra in regalo da una zia. Due anni dopo compone e canta la prima delle sue tante canzoni che vengono accolte dagli amici del movimento di Gioventù Studentesca di don Luigi Giussani, di cui fa parte. E poi dal mondo ecclesiastico che addirittura ne introduce alcune nella liturgia.

Ma le canzoni di Claudio Chieffo non sono le classiche canzoni di chiesa. La maggior parte sono dedicate a Marta, la donna che diventerà sua moglie e gli darà due figli con la quale ha per tutta la vita un rapporto molto profondo e spirituale. Tra il ‘63 e il ‘65 Chieffo tiene centinaia di concerti in parrocchie, comunità e circoli culturali in auditorium e teatri di tutta Italia. Nel frattempo studia, si laurea in Lettere all’Università di Bologna e comincia ad insegnare.

Negli anni della contestazione studentesca scrive canzoni come La nuova Auschwitz, Ballata del potere (Forza compagni) e la Ballata dell’amore vero, nelle quali guarda criticamente la realtà ed esprime coraggiosamente la sua identità cristiana e il suo impegno sociale.

Le sue canzoni sono un punto di riferimento per il mondo ecclesiale italiano e internazionale. Nel 1974 Claudio Chieffo è l’unico cantautore italiano ad essere invitato al Sacrosong di Varsavia, la più grande manifestazione musicale clandestina dei paesi oltre cortina, in cui canta le sue canzoni davanti al cardinale Carol Woityla, il futuro Giovanni Paolo II. Davanti a Giovanni Paolo II nel 1980 canterà per la prima volta la canzone La strada, a lui dedicata, e poi un’altra decina di volte. Anche negli anni successivi sarà protagonista di altri concerti clandestini in Yugoslavia, Cecoslovacchia e Polonia dove con i suoi canti sosterrà i cattolici perseguitati in quei paesi.

Le sue canzoni Il popolo canta la sua liberazione e Martino e l’imperatore, scritta nel ‘75 dopo la nascita del primogenito Martino, sono quasi degli inni. Condivide i temi sociali e l’impegno civico con gli amici Guccini e Gaber, seppure declinati da punti di vista diametralmente opposti. “Siamo profondamente diversi, non solo per le sicurezze che lui ha e che io non ho, ma soprattutto perché nelle sue canzoni lui non fa mistero delle sue certezze”, diceva di Chieffo Giorgio Gaber.

Dopo il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta scrive la canzone Favola: Non avere paura piccolo figlio mio, ma è la strada più dura che ti porterà là; lascia dunque il sentiero, prendi i campi e va’attraversa quel bosco non temere perché
c’è Qualcuno con te.

La discografia di Chieffo è nutritissima. Pubblica dischi e fa spettacoli anche all’estero: Svizzera, Francia, Spagna, Yugoslavia, Polonia, Cecoslovacchia. Molte delle sue canzoni sono tradotte in tante lingue inglese, francese, tedesco, spagnolo, perfino in swhaiili.  Ottiene premi e riconoscimenti. Partecipa a programmi televisivi. Ha un’attività artistica impressionante che alterna alla sua passione per l’insegnamento fino alla sua scomparsa avvenuta nell’agosto 2007 dopo una lunga malattia. Migliaia di persone partecipano ai suoi funerali che si tengono a Forlì e diventano quasi una festa.

La sensazione è che il suo patrimonio artistico non sia stato valorizzato abbastanza e che Chieffo sia stato relegato a una nicchia, la cosa che meno desiderava.

Oggi la sua eredità artistica è affidata anche al figlio Martino, anche lui musicista, al quale nella canzone Martino e l’imperatore il padre scriveva: “Credi solo in nostro Padre, che è venuto e che verrà a portare la giustizia contro la malvagità. No, non credere mai all’imperatore, anche se il suo nome è società, anche se si chiama onore, anche se il suo nome è popolo, anche se si chiama onore. No, non credere alla scimmia e alla sua casualità, tienti stretto alla mia mano, anche se non ci sarà”.

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