Chiesa e massoneria: che succede nella Diocesi di Cagliari?

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simboli massoneria
Una raffigurazione stilizzata dell'Occhio della Provvidenza

Massoneria e Chiesa Cattolica sono due entità tradizionalmente e irrimediabilmente antitetiche. Lo afferma il Diritto Canonico e lo affermano anche i pronunciamenti della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma allora perchè in certi casi esiste un intreccio? Perchè qualcuno sta lavorando per un avvicinamento? Per una tregua in questa battaglia epica? E cosa sta succedendo nella diocesi di Cagliari dove nei mesi scorsi un parroco è stato accusato, con tanto di fotografie e documenti che lo attesterebbero, di far parte di una loggia segreta? La vicenda che il mese scorso ha avuto come teatro la parrocchia di Mandas è solo l’ultima di una sconcertante serie di avvenimenti avvolti nel mistero che negli ultimi anni hanno scosso la chiesa cagliaritana che ha visto alcuni suoi membri accusati di reati gravissimi. Persino del reato peggiore e indegno non solo per un uomo di chiesa, ma per un qualsiasi essere umano: la pedofilia.

Chiesa e massoneria: i misteri di Cagliari

In questo scenario buono per un film di Dan Brown ci sono tutti gli ingredienti per un giallo che si dipani tra la Cattedrale di Cagliari, il Sarrabus e la Trexenta: dall’incidente stradale dove in circostanze misteriose, sulla strada per Muravera all’altezza dell’Arco dell’Angelo, nel 1988 perse la vita don Tonio Pittau il parroco della Cattedrale di Cagliari, al furto di un preziosissimo ostensorio, fino alla macchina bruciata di un successivo parroco della stessa Cattedrale, don Alberto Pala. Il tutto condito da una fitta rete di rapporti compromettenti, denunce e lettere anonime. E parroci allontanati e poi misteriosamente rimessi al loro posto.

chiesa massoneria
La Croce, simbolo del Cristianesimo

Partiamo allora da una notizia che è passata un po’ sottotraccia, ma che può aiutare a ricostruire il clima conflittuale che da anni regna nella diocesi di Cagliari: l’oscuramento del sito Cresia.net. Il sito, nato sei anni fa (nel 2010) per dare voce ai parrocchiani di Sant’Eulalia, inviperiti dopo l’allontanamento di don Mario Cugusi ad opera dell’allora arcivescovo monsignor Giuseppe Mani, non è infatti più online. Non è dato sapere se l’oscuramento è conseguenza di un procedimento per diffamazione a mezzo stampa contro i responsabili del sito avviato – come raccontano le cronache del periodo – dopo la pubblicazione di una lettera indirizzata a Papa Benedetto XVI da settanta componenti dell’associazione Cresia, oppure se le ragioni sono altre.

 

La lettera a Benedetto XVI

Il sito “anti Mani” era già stato in parte oscurato dopo la pubblicazione di quella lettera durissima che conteneva pesanti censure sulla gestione dell’allora arcivescovo Mani e faceva riferimento – oltre che all’allontanamento di don Mario Cugusi dalla parrocchia di Sant’Eulalia – anche ad un’altra vicenda molto controversa. Quella che vedeva protagonista il diacono Michele Piras, diventato sacerdote nell’aprile 2015 durante una solenne cerimonia svoltasi nella Basilica di Bonaria, la cui ordinazione era però stata osteggiata per anni dallo stesso Mani dopo che il diacono Piras – mandato a Roma dall’arcivescovo – aveva accusato un parroco romano, don Paolo Tammi, di avere intrattenuto una relazione omosessuale con un giovane rumeno.

Oltre a raccontare questa vicenda e quella di don Cugusi, la lettera a Benedetto XVI esprimeva una serie di doglianze di una parte della chiesa cagliaritana contro monsignor Mani, accusato di una gestione praticamente dispotica del potere episcopale. Non ultimo per avere introdotto l’abitudine di far formare a Roma i seminaristi sardi estromettendo di fatto l’allora rettore del seminario regionale di Cagliari, il defunto don Efisio Spettu. Nella missiva oscurata dall’autorità giudiziaria veniva inoltre denunciata la promozione a parroco di una importante parrocchia cagliaritana di un non meglio identificato sacerdote che – si leggeva – “risulta essere persona ben conosciuta negli ambienti gay cittadini ed oggetto di rapporti di polizia per ripetute vicende di cronaca, e perfino cronaca nera, che lo hanno avuto a protagonista”. La lettera denunciava inoltre delle operazioni immobiliari compiute a Cagliari, compresa la trasformazione dello stabile del Seminario regionale in un college universitario.

A prescindere dalla vicenda relativa a don Michele Piras, per risolvere la quale dal punto di vista ecclesiastico è stato necessario addirittura l’intervento di Papa Francesco che ha completamente riabilitato la figura del diacono permettendone l’ordinazione, questa lettera ormai scomparsa dal web potrebbe essere importante per comprendere, se non quelli più remoti (l’incidente di don Tonio Pittau risale al 1988), almeno gli avvenimenti che hanno interessato la diocesi di Cagliari in questi ultimi anni.

Avvenimenti che spesso, non si comprende per quale motivo, hanno avuto come teatro la parrocchia della cittadina di Mandas dove per alcuni anni don Piras ha svolto la sua attività di diacono (svolgendo in pratica le funzioni di vice del parroco don Pascal Manca) nel periodo della “scomunica” di Mani e dove, qualche mese fa è scoppiato anche l’ultimo caso, quello della presunta adesione alla massoneria del parroco don Giancarlo Dessì. Proprio in quella zona erano scoppiati recentemente due ulteriori gravi scandali che avevano colpito altrettanti sacerdoti, don Pascal Manca a Mandas e don Luca Pretta nella vicina Gesico.

Senza entrare nei dettagli di queste storie sulle quali ha indagato e sta indagando la magistratura (in un caso, quello di don Pretta, è arrivata la archiviazione in sede giudiziaria) sembra di intravvedere una diocesi di Cagliari sempre più dilaniata dai veleni e dagli scandali (la maggior parte delle accuse ai vari sacerdoti sono sistematicamente arrivate attraverso denunce anonime) con una spaccatura sempre più evidente tra una parte tradizionalista ed ortodossa ed una parte più modernista del clero.

A Cagliari pare infatti di vedere due chiese distinte che si stanno scontrando fra loro. Una di queste, quella meno tradizionalista, parrebbe fare l’occhiolino ad una certa borghesia intellettuale della sinistra isolana. Intellighenzia che sembra essere vicina anche al cenacolo che da tanti anni don Ettore Cannavera (sacerdote di trincea molto apprezzato dalla sinistra e recentemente alla ribalta per la sua disponibilità a candidarsi per il centrosinistra alle ultime elezioni regionali) ha formato attorno alla sua comunità La Collina di Serdiana. Comunità alla quale è vicimo anche lo stesso don Mario Cugusi che dopo il suo allontanamento dalla parrocchia di San’Eulalia ad opera di Mani ha trovato una nuova serenità con il trasferimento proprio in una parrocchia di Serdiana (la comunanza di idee dei due sacerdoti è raccontata bene in questa cronaca del giornalista Vito Biolchini dal titolo “L’inno alla libertà di don Ettore Cannavera e don Mario Cugusi”).

E’ singolare che proprio nell’ultimo numero della rivista La Collina, diretta dalla giornalista dell’Unione Sarda Maria Francesca Chiappe (fino a poche settimane fa la regia editoriale era affidata al compianto giornalista Giorgio Pisano, scomparso recentemente) compaia un articolo a firma Umberto Aime dal titolo significativo e singolare: Chiesa e massoni: tregua? Più fitti i segnali di apertura e dialogo.

Qual è il significato di questo articolo pubblicato in una rivista che annovera tra l’altro firme così importanti del giornalismo sardo? Quale messaggio sta dietro lo sdoganamento di un’associazione – la massoneria – che, a detta dei dirigenti intervistati nel servizio giornalistico, non mostrerebbe alcuna crisi di vocazioni (al contrario della Chiesa Cattolica) e descrive i liberi muratori come “limpidi, fedeli allo Stato e mai peccatori davanti a Dio”?

E’ da notare che pochi mesi prima – lo scorso giugno – qualche giorno prima che il quotidiano cagliaritano l’Unione Sarda decidesse di fare venire alla luce lo scandalo della presunta adesione alla massoneria di don Giancarlo Dessì (vicenda peraltro nota da tempo negli ambienti ecclesiali e in ogni caso trattata dal quotidiano cagliaritano con una particolare delicatezza rispetto a come erano stati trattati i casi precedenti) – il settimanale diocesano Il Portico rispondendo ad un lettore puntualizzava la piena vigenza delle disposizioni del canone 1374 del Codice di Diritto Canonico che vieta severamente a tutti i fedeli di aderire ad organizzazioni contrarie alla Chiesa e al suo insegnamento, evidenziando che questo canone comprende anche l’adesione alla massoneria (posizione ribadita dalla Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 26 novembre 1983, con le Riflessioni della medesima Congregazione pubblicate un anno dopo).

Perché è stata necessaria una puntualizzazione del genere da parte della Diocesi di Cagliari in prossimità dell’esplodere della vicenda, peraltro come detto già nota da tempo negli ambienti ecclesiastici, dell’adesione alla massoneria di un sacerdote di Santa Romana Chiesa? Forse era necessario ribadire questi concetti per tenere a bada una parte della ecclesia cagliaritana che sta alacremente lavorando per un avvicinamento tra chiesa e massoneria?

Questo avvicinamento d’altronde era stato auspicato da un massone storico, l’ex gran maestro della massoneria Armandino Corona che, morto nel 2009 esattamente nel giorno del suo compleanno, aveva più volte espresso il suo grande sogno di una sintesi tra la religione massonica e quella cattolica. Sogno che in qualche modo vide realizzarsi durante il suo funerale, svoltosi solennemente a Bonaria e officiato dall’amico francescano padre Salvatore Morittu, creatore della comunità per tossicodipendenti Mondo X (lo racconta nei dettagli il giornalista Roberto Paracchini in questa cronaca pubblicata dalla Nuova Sardegna).

E’ fantascientifico ipotizzare che una parte del clero cagliaritano, quella più modernista e attenta alle istanze libertarie del popolo arcobaleno in contrapposizione al clero più tradizionalista e ortodosso, stia lavorando per far rivivere il sogno massonico del gran maestro Armandino Corona? E’ questo il messaggio subliminale che arriva dallo strano articolo che, dal pulpito di una rivista cattolica autorevole come La Collina, auspica esplicitamente una tregua ed un dialogo tra il mondo cattolico e la massoneria?

Sarebbe bello sapere cosa ne pensa l’attuale arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio, che oggi appare in visibile difficoltà nella gestione dei tanti oscuri accadimenti che stanno dilaniando la chiesa cagliaritana e soprattutto stanno mettendo in crisi tanti fedeli cagliaritani.

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