Caso Ghiaie: i fedeli chiedono la riapertura

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Dopo quasi due anni dalla morte di Adelaide Roncalli, avvenuta nell’agosto 2014, i fedeli chiedono alla Curia di Bergamo di riaprire il caso Ghiaie. L’associazione morale e culturale Ghiaie44 ha indirizzato al Vescovo di Bergamo Francesco Beschi (e per conoscenza all’arcivescovo metropolita di Milano Cardinale Angelo Scola) una petizione già sottoscritta da centinaia di fedeli in cui si chiede che il Tribunale ecclesiastico apra urgentemente un processo per verificare la veridicità delle apparizioni avvenute nel maggio 1944, in piena seconda Guerra mondiale, il cui messaggio a favore dell’unità e della santità della famiglia è oggi più che mai attuale.

Insieme a questa richiesta intendiamo sottoporre al Suo discernimento e giudizio alcuni elementi che a nostro parere sono illuminanti rispetto a questa vicenda, anche tenendo conto dei criteri che la Chiesa ha sempre utilizzato per stabilire l’autenticità delle apparizioni – scrivono i rappresentanti dell’associazione Ghiaie44 chiedendo al Vescovo Beschi di riaprire il caso Ghiaie -. Vogliamo anche mettere in evidenza una serie di fatti e contenuti per fornire nuovi elementi di valutazione a Lei e a chi, in tutti questi anni, ha ritenuto non opportuno richiedere la riapertura del caso sostenendo che da allora non è successo niente di nuovo”.

I motivi per riaprire il caso Ghiaie

riapertura caso ghiaiePer la verità il caso Ghiaie non è mai stato veramente chiuso, almeno per i fedeli. Tra gli esperti che maggiormente hanno approfondito i misteri della cosiddetta”Fatima della Bergamasca” c’è sicuramente il professor Alberto Lombardoni che, da una ventina di anni, si sta dedicando anima e corpo alla ricerca della verità sulle apparizioni della Regina della Famiglia.

Docente di francese, Lombardoni in questi anni ha raccolto tantissimi documenti esclusivi che ha pubblicato sul suo sito Internet www.madonnadelleghiaie.it ed il  suo impegno nella ricerca della verità su questo mistero finora irrisolto si è moltiplicato in questi ultimi mesi con la diffusione anche nei media nazionali della petizione per la riapertura del caso Ghiaie.

La petizione mette innanzitutto in evidenza il comportamento della veggente Adelaide Roncalli che in tutti questi anni, è stato ineccepibile e discreto, nascosto e lontano da qualsiasi tentazione di protagonismo.

Dopo la sua morte e in occasione dei funerali tutte le autorità ecclesiali intervenute hanno ribadito l’amorevole sequela a Cristo e alla sua gerarchia terrena. Adelaide è stata madre e moglie amorevole ed attenta. E mentre ha voluto riaffermare in modo ufficiale documentato e inequivocabile la veridicità delle apparizioni, ha sempre comunque ribadito anche recentemente e nei momenti della sua agonia la sua filiale obbedienza alla chiesa e alle sue decisioni”.

Il documento indirizzato al Vescovo di Bergamo ricorda inoltre come il processo ecclesiastico che ha portato al decreto non constat del 30 aprile 1948 è stato brevissimo, senza alcun esame teologico del contenuto delle apparizioni, non ha tenuto conto delle guarigioni e delle grazie avvenute dopo le apparizioni e ha omesso completamente l’esame scientifico dei numerosi fenomeni solari che nel maggio del ‘44 si erano verificati a Ghiaie davanti a milioni di persone, elementi decisivi per il giudizio su altre apparizioni.

I fedeli chiedono di riaprire il caso Ghiaie anche per il fatto – assolutamente incomprensibile – che all’età di appena dieci anni la piccola Adelaide, allontanata per tre anni dalla sua casa e dalla sua famiglia (dal 23 maggio 1944 all’estate del 1947 visse nel convento delle Suore orsoline di Gandino e nell’istituto delle Suore della Sapienza ricevendo rarissime visite del padre e della madre), fu chiamata a testimoniare senza la presenza di un curatore e del difensore in spregio totale delle vigenti norme di diritto canonico.

Eppure la stessa Chiesa, nonostante l’esito interlocutorio del processo ecclesiastico, ha dato sempre molto credito alla veggente. “Ciò che vale è la testimonianza della veggente, quando ancora asserisce a 21 anni e in conformità della sua prima apparizione a 7 anni, ritirata a seguito di minacce di inferno fattele da qualcuno”, scriveva ad esempio nel 1960 Papa Giovanni XXIII in una lettera al Vescovo di Faenza.

Nel corso degli anni, d’altronde, la presenza dei sacerdoti e dei fedeli non è mai venuta meno e ancora oggi sin, dagli anni ‘50, ogni 12 del mese centinaia di pellegrini effettuano un pellegrinaggio da Ponte San Pietro a Ghiaie.

Dall’ottobre 1997, inoltre, i fedeli ortodossi di Milano hanno iniziato a recarsi a Ghiaie in pellegrinaggio, cosa che ora fanno periodicamente anche tanti altri gruppi ortodossi. A questo proposito la petizione riporta le parole pronunciate sul caso Ghiaie dell’arcivescovo ortodosso di Milano Euloghios: “Qui si sono verificate guarigioni conversioni, anche di vecchi comunisti, e fenomeni solari che testimoniano la realtà delle apparizioni ad Adelaide Roncalli nel maggio 1944”.

Oltre ai frutti spirituali per i milioni di pellegrini arrivati a Ghiaie di Bonate, la petizione evidenzia inoltre come molte delle profezie rivelate dalla Vergine alla bambina si siano storicamente realizzate: da quelle relative ai tempi di conclusione della seconda guerra mondiale (collegate al fallimento dell’operazione Valchiria che avrebbe dovuto eliminare Hitler e i vertici nazisti) all’allarme per i pericoli corsi dal Papa (Hitler aveva progettato di rapire Pio XII), fino alla scelta missionaria del sacerdote Candido Maffeis.

La Chiesa – sottolinea la petizione – non ha preso in considerazione neppure le tante grazie e guarigioni straordinarie avvenute a Ghiaie. Nonostante lo stesso decreto non constat del 30 aprile 1948 non escluda “che la Madonna fiduciosamente invocata da quanti in buona fede la ritenevano apparsa a Ghiaie  possa aver concesso grazie speciali e non ordinarie guarigioni premiando in tal modo la loro devozione verso di lei”.

La richiesta di riapertura

Pur rilevando negli atti processuali relativi alle apparizioni di Ghiaie tante anomalie e imprecisioni non vogliamo accusare né tantomeno difendere comportamenti sconcertanti – scrivono i proponenti -. Anche chi doveva difendere la bambina non si è comportato con la necessaria fortezza e intelligenza. Vogliamo tenerci distanti dall’alimentare polemiche che possano distrarre dal centro della questione che più ci sta a cuore: la bellezza dell’incontro a Ghiaie con Maria Regina della famiglia, i messaggi e il contenuto delle apparizioni che, se rettamente intese, ci portano fiduciosamente a Cristo, la vera possibilità di salvezza e felicità per la nostra vita”.

Riteniamo che oggi più di allora il contenuto dei messaggi durante le apparizioni siano di una schiacciante attualità – prosegue la petizione -. Maria parlò ad Adelaide e al popolo di Dio di unità e santità della famiglia, della misericordia divina e della conversione; della pace nel mondo e nei cuori di ogni persona e della santificazione della sofferenza; della speranza di una guarigione dell’anima e del corpo della tenerezza di Dio che ci accompagna in ogni momento e non ci lascia mai soli nelle avversità”.

Per questo la petizione proposta dall’associazione Ghiaie44 e sottoscritta da tanti fedeli della Madonna della famiglia – chiede al Tribunale ecclesiastico di riaprire il caso Ghiaie e portare a compimento un percorso di più attenta verifica di quello che è avvenuto in quegli anni a Ghiaie di Bonate e, se la Chiesa lo riterrà, al riconoscimento ufficiale delle apparizioni.

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