Cameraman in pensione a Rai Sardegna: cinque su sette vanno via

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TgR Sardegna (foto tratta dal sito internet dell'ufficio stampa della Rai)

Vanno in pensione cinque cameraman storici della Rai Sardegna

Cinque dei sette tele cine operatori della sede regionale della Rai sono andati in pensione lo scorso 31 marzo. Gianluigi Degortes, Giuseppe Passoni, Ignazio Pani, Paolo Garau e Walter Simeone, cameraman storici di Rai Sardegna, hanno raccontato con l’occhio delle loro telecamere quasi quarant’anni di storia della Sardegna, riprendendo tutti i più importanti fatti accaduti nella nostra isola. A coprire il territorio isolano rimarranno soltanto due TCO (tecnicamente Tele Cine Operatori) dipendenti Rai, Carlo Garau nella sede di Cagliari e Alberto Calvi in quella di Sassari, che saranno affiancati dai numerosi operatori esterni dislocati sul territorio ai quali già da tempo la Rai regionale dà spesso in appalto le riprese televisive.

cameraman in pensione a Rai Sardegna
STUDIO TV RAI – CAGLIARI 31 Marzo 2017
Da sinistra: Giuseppe Passoni, Gianluigi Degortes, Walter Simeone, Alberto Calvi, Carlo Garau, Ignazio Pani e Paolo Garau (la foto scattata da Carla Frogheri è tratta dal profilo FB di Carlo Garau)

Gianluigi Degortes, Giuseppe Passoni, Ignazio Pani, Paolo Garau e Walter Simeone, che come gli altri colleghi operatori Rai erano stati inquadrati da tempo anche come giornalisti, sono figli di un periodo pionieristico in cui, grosso modo negli anni Ottanta, la Rai regionale ha goduto di una autonomia e di una capacità di programmazione televisiva oggi neppure pensabili.

Hanno cominciato giovanissimi, quando ancora si filmava in pellicola col 16 millimetri per continuare con le prime telecamere portatili a colori che costavano quanto un appartamento in centro città e pesavano da spezzare la schiena e le gambe“, ha scritto Carlo Garau salutandoli pubblicamente con un post su Facebook da cui traspare un grande affetto, oltre che per i suoi colleghi, anche per la sua professione e per la sua azienda.

Sono stati dietro la telecamera dal giorno in cui è nata la terza rete, il telegiornale regionale, hanno contribuito alla produzione dei programmi regionali della Sardegna e hanno seguito la storia della nostra isola sul campo: la stagione dei sequestri, le crisi occupazionali, le feste, la cronaca e il colore degli ultimi trentasette anni“.

Oggi le cose sono molto cambiate rispetto quei tempi pionieristici in cui il tele giornalismo era fatto oltre che di esperienza e tecnica, anche di tanto cuore ed entusiasmo. Le nuove tecnologie hanno profondamente modificato il modo stesso di concepire un tg che adesso deve coprire un numero sempre maggiore di notizie.

Oggi che chiunque può fare filmati o scattare fotografie con un telefonino o un tablet e che le priorità delle aziende televisive sono cambiate, professioni che hanno fatto la storia dell’informazione, come quelle del cameraman e del fotoreporter, rischiano seriamente di scomparire.

Il grande fotografo Uliano Lucas da tempo racconta come il fotogiornalismo sia morto, come non  esistano più i fotografi nelle redazioni delle grandi riviste che hanno fatto la storia del fotogiornalismo“, scrive Carlo Garau. “Anche in televisione sta accadendo un fenomeno simile e le aziende, che non assumono più  cameraman,  si rivolgono a operatori esterni  o affidano la ripresa televisiva al  redattore che ora, oltre a scrivere, deve anche provvedere alla registrazione delle immagini e dell’audio“.

Ecco perché  oggi tutto il mondo dell’informazione sarda si stringe nell’affettuoso e un po’ triste abbraccio di Carlo Garau ai colleghi Gianluigi Degortes, Giuseppe Passoni, Ignazio Pani, Paolo Garau e Walter Simeone, ai quali va un grande ringraziamento per il lavoro svolto in questi quarant’anni.

Non senza qualche preoccupazione per il futuro. Perché la galoppante precarizzazione che da anni sta interessando il lavoro giornalistico (una recentissima indagine Agcom rivela che oggi il 40% dei giornalisti italiani guadagna meno di 5mila euro all’anno) rischia di compromettere proprio quella passione, quell’attaccamento alla propria azienda e ai propri colleghi di lavoro, quell’amore per il proprio mestiere che sono la benzina essenziale per fare nel migliore dei modi questa professione.

Il dispiacere e il dolore che provo nel ritrovarmi solo, unico operatore qui a Cagliari nella redazione – scrive Carlo Garau – è non solo il dispiacere di chi vede i suoi colleghi andare meritatamente in pensione lasciando un incolmabile vuoto affettivo e lavorativo, ma è soprattutto il dolore di sapere che una professionalità acquisita in decenni di lavoro non sarà lasciata in eredità alle nuove leve, che verrà dispersa nel nulla la preparazione e la tradizione di una generazione di persone che hanno avuto la fortuna e l’onore di poter fare questo meraviglioso lavoro. Grazie ragazzi“.

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