Cagliari: la smart city di Massimo Zedda

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massimo zedda
Il Municipio di Cagliari

Innanzitutto bisogna mettersi d’accordo sui numeri. Tenendo conto della percentuale del 40% di astenuti, la corazzata di partiti che ha sostenuto Massimo Zedda nell’ultima tornata elettorale ha convinto circa il trenta per cento dei cagliaritani. Il restante settanta per cento non ha creduto al sogno di una Cagliari città smart in cui tutti vanno a correre al Poetto, vanno in bici sulle piste ciclabili o prendono a noleggio una macchina elettrica. Né al sogno di una Cagliari multietnica, multirazziale e multi religiosa che cozza con la città che ben conosciamo, dove i negozi del centro continuano a chiudere o a cambiare gestione, gli imprenditori si tolgono la vita perché non riescono a pagare i dipendenti e i migranti vengono accolti senza alcuna progettualità e sono sbattuti agli incroci delle strade (sempre più sporche!) con un pacchetto di fazzolettini in mano.

Detto questo, la riconferma al primo turno di Massimo Zedda è stata una netta e indiscutibile affermazione del centrosinistra in città. Anche se i media nazionali ne hanno parlato poco e i giornalisti continuano a sbagliare sistematicamente la pronuncia del nome del sindaco cagliaritano (anche quelli che lavorano a Rai Sardegna!).

Massimo Zedda, una vittoria annunciata

Era naturale che il sogno di una smart city come le grandi capitali europee facesse breccia anche questa volta nel cuore dei giovani cagliaritani (anche se per la verità notoriamente il cagliaritano non ama particolarmente la fatica fisica e cerca preferibilmente di parcheggiare l’automobile davanti al portone di casa o direttamente dentro i negozi).

Era inoltre naturale che – nonostante il problema dell’immigrazione sia di enorme complessità – il sogno di una città multiculturale aperta ad ogni razza, colore e religione avesse un grande appeal. Ed era naturale che i giovani cagliaritani, che sono stati evidentemente decisivi in questa affermazione, dessero preferibilmente fiducia a un loro coetaneo piuttosto che al suo principale competitor che, per quanto dotato di un entusiasmo fuori dalla norma, è comunque un personaggio politico ormai sulla breccia da oltre vent’anni.

Ma per la verità pensare che dietro la vittoria di Massimo Zedda ci siano soltanto la freschezza e l’entusiasmo della gioventù è da ingenui. La vittoria di Massimo Zedda, sostenuto dal centrosinistra allargato per l’occasione al Psd’Az (proprio quello che aveva consegnato la bandiera dei Quattro Mori a Berlusconi e che ora cercherà presumibilmente di entrare anche nella maggioranza regionale) è l’affermazione delle vecchie logiche di partito, il primato della militanza organizzata e dei poteri forti.

Uno dei principali motivi di merito del centrosinistra, in particolare del Partito Democratico cagliaritano, è quello di aver saputo formare tanti giovani rampolli per creare un valido ricambio alla vecchia classe dirigente post comunista. E se si eccettuano i soliti globetrotters riciclati della politica cagliaritana (che hanno cambiato cento casacche per rimanere incardinati alla poltrona) ci sono anche validi giovani che davvero vogliono mettersi al servizio della città.

Ma in questa tornata elettorale nelle formazioni che si contrapponevano a Zedda c’era davvero troppo poco. Soprattutto non c’era alcuna alleanza o convergenza, neppure su temi dirimenti e sensibili che con un po’ di coraggio avrebbero potuto anche convincere qualcuno ad alzarsi dal divano ed andare a votare.

Anche questa volta in Consiglio Comunale non entreranno i carneade della politica o i candidati senza chances raccattati all’ultimo momento, ma chi ha investito tempo e denaro per conquistare l’ambita poltrona in Municipio. E soprattutto entrerà chi poteva garantire alla coalizione molti voti avendo alle spalle dei grandi elettori di peso.

Ma quella di Massimo Zedda non è stata soltanto la vittoria delle piazzette, delle strade o delle piste ciclabili. In queste amministrative ha vinto un’idea specifica di città. Di polis. Anzi una idea ben definita di società. Oltre che la Cagliari ecologica e smart che piace tanto ai giovani, ha prevalso la visione di una città che, piuttosto che all’occupazione, alle vere pari opportunità e alla lotta alla povertà, ha scelto di dare la precedenza alle unioni civili, all’educazione di genere nelle scuole e all’accoglienza senza limiti e senza progetto degli stranieri. E’ questa visione di città arcobaleno basata su un concetto di libertà e inclusione sociale ad libitum ad avere attirato tanti giovani cagliaritani, anche provenienti dal mondo cattolico.

L’altra Cagliari, quella non allineata che continua a rimanere perplessa di fronte a questa visione del progresso, è stata totalmente incapace di unirsi e soprattutto di argomentare in modo convincente il suo no. Per questo non sarà rappresentata in alcun modo nella prossima amministrazione comunale e con tutta probabilità sarà totalmente estromessa dalla gestione esclusiva dei progetti e delle attività cittadine.

Perchè se è vero che una parte importante dei cagliaritani ha colpevolmente disertato le urne, è anche vero che l’altra parte, quella politicamente più motivata e militante, ha avuto la possibilità di decidere per tutti.

E ha deciso di sognare una Cagliari come Barcellona, tappandosi gli occhi di fronte alla realtà di una città sempre più povera ed evitando accuratamente di guardare i negozi che continuano a chiudere nel centro, con gli imprenditori che si tolgono la vita o i mendicanti che aumentano agli incroci delle strade. Ha preferito sognare trasporti ultramoderni senza guardare una continuità territoriale (certo non di competenza comunale) che rende sempre più complicati gli spostamenti.

Le amministrative cagliaritane hanno confermato che in politica non si improvvisa e le elezioni le vince chi ha un apparato, un’organizzazione importante e dei poteri forti alle spalle. Ma anche chi sa regalare più sogni. Ai cagliaritani piace sognare. Vedremo nei prossimi anni se questo grande sogno ecologico di libertà sbandierato dai fautori del progresso porterà davvero bene alla nostra società e la farà crescere felice. Vedremo cosa succederà. Noi, da semplici cronisti quali siamo, non potremo che provare a raccontarlo. Ma con occhi disincantati.

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