Cagliari: sciatteria e inciviltà abbruttiscono una città bellissima

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Cagliari potrebbe essere definita la capitale delle transenne

Le biciclette comunali di Terramaini avevano superato indenni l’incendio che qualche giorno fa ha devastato il parco. Ma non sono sopravvissute all’inciviltà dei vandali che le hanno saccheggiate portando via sellini, pedali e ruote. Abbiamo voglia di scandalizzarci dei pregiudizi e degli stereotipi con cui veniamo dipinti se poi non dimostriamo con i fatti di essere un popolo civile e rispettoso. Nella profonda Barbagia, quella citata a sproposito dal giornalista di Repubblica Corrado Zunino, si può lasciare anche una bici senza la catena o la macchina aperta senza che nessuno la tocchi perché probabilmente è rimasto il senso del rispetto. Ma qui a Cagliari, città multiculturale ed evoluta, capitale della cultura, dello sport e di chissà che altro, questi episodi denotano la persistente mancanza di una diffusa cultura del rispetto degli altri e delle cose altrui.

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Le biciclette comunali vandalizzate a Terramaini

Quei piccoli grandi atti di inciviltà

Cagliari è una città bellissima. Piena di storia. Ma è abbruttita da questi piccoli grandi atti di inciviltà. La inciviltà di chi non pulisce i suoi campi lasciando crescere le sterpaglie e provoca disastri come la distruzione di un polmone verde come il parco di Terramaini. L’inciviltà di chi non rispetta i beni pubblici e devasta, rompe, saccheggia qualsiasi cosa rimanga incustodita.

Certo, contribuisce a peggiorare la situazione anche la sciatteria di una amministrazione comunale che quando i privati sono inadempienti non interviene coattivamente nonostante delle ordinanze comunali prevedano espressamente questa possibilità. O non vigila abbastanza sulla raccolta dei rifiuti o sulla pulizia delle strade e delle piazze che, come piazza Giovanni XXIII, da anni sono incrostate dei resti delle bacche che cadono dagli alberi.

Il risultato è una immagine della città sciatta e sporca, che rischia di perdere appeal agli occhi dei tanti turisti che arrivano a Cagliari. O nel caso di piazza Giovanni, il risultato è una continua situazione di pericolo per tutte le persone che transitano nella zona, con possibilità di incidenti e ovviamente di risarcimenti dei danni a carico del Comune.

La situazione è peggiorata da un’amministrazione che lascia passare anni quando c’è da mettere in sicurezza una zona della città. Come succede alle pendici di Monte Urpinu, altro luogo simbolo della città, dove da tempo immemorabile sono state sistemate le transenne e non si è ancora provveduto  a sistemare definitivamente il costone del monte. O, come nel caso delle stazioni di bike sharing, rischia di lasciar morire il servizio Bicincittà nato con i migliori auspici, per il quale sono state disegnate piste ciclabili persino sui marciapiedi di Cagliari.

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Le transenne sistemate ormai da qualche anno alle pendici di Monte Urpinu: l’area è stata ripulita ma le transenne sono ancora lì senza che la zona sia messa definitivamente in sicurezza

Una buona amministrazione comunale non è quella che ha manie di grandezza e sogna di cambiare i connotati di una città, ma è quella che compie semplicemente e diligentemente le attività ordinarie mantenendola pulita e ordinata. È una buona amministrazione quella che elimina le sterpaglie dai bordi delle strade e vigila perché i privati facciano altrettanto a dempo debito. Perché sia nella prevenzione degli incendi come quello di Terramaini, sia nella gestione dell’emergenza dei migranti che per mesi hanno bivaccato in Piazza Matteotti, sia in tutte le altre situazioni di urgenza e straordinarietà che accadono necessariamente in una città, l’amministrazione comunale è chiamata ad agire e a prendersi le sue responsabilità.

D’altronde c’è sempre qualcuno pronto ad approfittare delle omissioni. Le sterpaglie sul ciglio della strada o in un terreno incolto possono essere bruciate dolosamente da qualche disgraziato con l’accendino facile o da chi butta distrattamente un mozzicone di sigaretta da una macchina in corsa e in questo periodo il maestrale è in grado di trasformare un piccolo focolaio in un rogo enorme. Come è avvenuto a Terramaini.

Saranno le indagini a ricostruire le cause di questo disastro e le eventuali responsabilità. Ma se fa rabbia vedere andare in fumo un parco dove ogni giorno vanno a giocare tanti bambini, fa rabbia anche vedere il patrimonio pubblico devastato quotidianamente da chi non ha alcun rispetto per le cose comuni. Come quelle biciclette che quotidianamente vengono saccheggiate dai vandali.

Il cambiamento vero non è dato soltanto da una amministrazione comunale che con un po’ di personalità e decisione e si prende le sue responsabilità. Ma è dato soprattutto da una consapevolezza diversa da parte di tutti i cittadini. Perché i beni comuni appartengono a tutti e da tutti devono essere difesi e tutelati.

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