Bullismo e devianze: viaggio nel mondo del disagio giovanile

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Solitudine e bullismo

Adolescenti che aggrediscono i coetanei all’uscita di scuola davanti ai compagni che invece di difenderli li sbeffeggiano, fanno il tifo, filmano le gesta del bullo e le postano su Facebook. Il bullismo è sicuramente un fenomeno antico, ma episodi come quello avvenuto recentemente all’uscita della scuola alberghiera di Muravera, amplificati da video che diventano vitali sui social network, nascondono un profondo disagio giovanile che anche in Sardegna sta assumendo proporzioni drammatiche. Ne parliamo con la dottoressa Maria Franca Pinna, pedagogista e criminologa che da anni studia il fenomeno del bullismo e i temi legati alle devianze giovanili. La professoressa Pinna collabora con alcune scuole del Sassarese per la predisposizione di progetti contro la dispersione scolastica e l’educazione alla legalità.

Dottoressa Pinna, in Sardegna è prevalente il bullismo femminile. La ragazze sono più aggressive dei maschi?

Mentre il bullismo dei maschi è più di natura fisica (si aggredisce in branco e le vittime sono per lo più disabili o persone che vivono ai margini della società) il bullismo femminile è più psicologico. Ha inizio con sguardi provocatori e ridicolizzanti verso la vittima, sino ad arrivare alla sua circuizione e al suo isolamento. Di solito le bulle inventano bugie sulle vittime. Il corpo è il bersaglio più facile da colpire, un’eccessiva magrezza o qualche chilo di troppo. Qualche volta ci si inventa che la vittima non si lava, come in un caso successo qualche anno fa nell’istituto Magistrale di Castelvì in cui una ragazzina è stata spinta al suicidio.

La possibilità di colpire attraverso internet amplifica questi episodi?

Oggi una forma molto particolare di cyberstalking è cosiddetto il revenge porn che consiste nel ricatto sessuale della vittima: le sue foto o i suoi video vengono inviate su Whatspp, Facebook, siti porno e nei canali Youtube. Abbiamo avuto tanti casi anche in Sardegna.

Tante volte le vittime di atti di bullismo tentano il suicidio….

Le  vittime tentano il suicidio perché per loro purtroppo quella è l’unica via d’uscita in una società che non li accetta: gli altri sono complici nella distruzione di quel povero bersaglio. Su Ask (motore di ricerca web statunitense incentrato sul segmento domande e risposte on-line, ndr) addirittura si trovano delle vere e proprie istigazioni esplicite al suicidio. Le vittime che spesso scelgono la Rete per condividere le loro ansie e paure seguono questi criminali che giocano sulla loro pelle.

Il bullismo nasce alle scuole elementari, quando i ragazzi sono molto piccoli. Quali sono le cause di questa aggressività?

Secondo la teoria della frustration aggression studiata dalla psicanalista Melanie Klein un individuo sottoposto a situazioni aggressive e stressanti diventa a sua volta aggressivo verso se stesso e gli altri. La scrittrice parla del neonato durante l’allattamento al seno: quando la mamma prova a staccarlo perché è finita la poppata lui si attacca con più forza e la morde perché riconosce l’oggetto come suo e quello stacco è per lui fonte di stress. Così accade ai bambini che già dalle scuole elementari non riescono a seguire attentamente la lezione se non hanno le attenzioni rivolte su di loro. Litigano con i compagni e si innervosiscono se un compagno vuole lo stesso gioco.

Cosa bisogna fare per intervenire in tempo?

Bisogna insegnare ai bambini a condividere lo stesso gioco all’interno del gruppo classe e a non offendersi l’uno con l’altro. In troppi casi, invece, sono gli insegnanti che con la collaborazione di genitori e altri docenti creano bullismo ed emarginazione verso i bimbi più difficili e i loro genitori.

Quando i bambini crescono come si manifestano i comportamenti aggressivi?

Il  bullismo riprende in modo particolare in terza media. Lì sfocia in aggressività vera e propria, nel desiderio di fare del male per sentire la paura e le suppliche della vittima. Come nel caso dello knockout game, l’atto di colpire con un forte pugno una persona (non importa che sia un coetaneo o un adulto), sino ad episodi di aggressione o alla violenza sessuale di gruppo. O quelli dei cyber molester sempre più presenti anche nei siti scolastici.

Gli episodi di bullismo avvengono all’uscita di scuola o addirittura nei corridoi o nei bagni degli istituti: la scuola è attrezzata o può fare di più per arginare questo fenomeno?

Il bullismo avviene in classe durante le lezioni, nei bagni delle scuole dove la violenza viene ripresa e postata. Eppure la scuola non riesce a reagire e ad arginare il fenomeno e prevenirlo. Ricordiamoci che anche il bullo va rieducato, portato in carcere e in comunità protette. Lui stesso a sua volta è stato vittima di atti di bullismo. Oggi i bulli vessano le vittime, le pestano a sangue, anche per strada (spesso per rubargli il cellulare o del denaro) e gli amici stanno a guardare come se li incitassero a compiere questa violenza, convinti di restare impuniti: chi non si adegua non ha vita facile perché la prossima vittima potrebbe essere lui. Ma chi è complice di questi reati e non li denuncia è lui stesso colpevole.

Come influiscono le droghe e l’alcol sul comportamento dei ragazzi?

In Sardegna l’età del consumo di droghe si è molto abbassato. Se negli anni Ottanta Sennori Sorso e Porto Torres erano le 3 città del Sassarese con più alto numero di tossicomani under 16, oggi il livello è sceso a 11 anni. Solo nel 2014 Porto Torres aveva 700 minori dipendenti da eroina, oggi sono molti di più. Bisogna dire che l’eroina non è più quella degli anni Ottanta ma molto più pericolosa. La sugar e la brown hanno sostituito la cocaina sul mercato. Sono la nuova droga dei ricchi, ma vengono tagliate male, sciolte e risciolte nella benzina e negli acidi per essere vendute.

Cosa fanno le istituzioni?

Da quando sono stati istituiti i Serd non hanno mai funzionato. Così anche tante comunità che non hanno al loro interno operatori qualificati, psicologi, psichiatri, educatori. Manca la corretta informazione sugli effetti della droga produce, non ci sono postazioni mobili di medici, agenti, educatori che possano informare e aiutare i ragazzi nelle strade. Solo in Sardegna ogni settimana ci sono 10 casi di ricoveri per alcolpatia.

Anche il gioco d’azzardo incide sul fenomeno del bullismo?

Dal primo mattino i centri del Sassarese sono pieni di ragazzini che giocano d’azzardo. Questo li porta a rubare in casa o ad aggredire i loro compagni per avere i soldi. Alcuni arrivano a prostituirsi. Il gioco patologico genera violenza, anche tra gli adulti. Figuriamoci tra i ragazzi.

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Slot machines in un bar: anche il gioco d’azzardo contribuisce ad aumentare l’aggressività dei ragazzi

Tra le cause del malessere dei nostri ragazzi si parla spesso di una sessualità promiscua indotta anche dai modelli propagandati dai media….

Oggi la sessualità dei ragazzi è molto promiscua e non protetta. A volte inizia a 11-12 anni. Già nel 2007 il quartiere di Latte Dolce a Sassari era in Sardegna la zona periferica con la più alta percentuale di mamme sedicenni. Oggi poi i minori non usano alcuna precauzione nei rapporti sessuali. Addirittura ci sono percentuali altissime di giovani che cercano trans o uomini che hanno contratto l’Aids per farsi contagiare.

Un vero e proprio suicidio …

Il problema è che oggi molti i giovani giocano ad una roulette russa con la propria vita. Certi fenomeni – fortunatamente poco frequenti in Sardegna – sono dei veri e propri tentativi di suicidio: il surfining che consiste nel salire sui tetti di trani e tram e riuscire a starci in piedi come su una tavola da surf, il parkur, che consiste nel salire sui tetti e saltare da un tetto all’altro come in una missione militare. Un’altra moda assurda è quella di farsi i selfie sui binari rischiando di finire sotto il treno in corsa per sentire l’ebrezza della velocità. In troppi casi questi ragazzi giovanissimi muoiono perché neppure i macchinisti riescono a fermare i convogli. Una nuova moda proveniente dalla Spagna quella di gettarsi dalle scogliere o da palazzi molto alti senza imbragature: lì si rischia non solo di morire ma di restare paralizzati. Sono mode assurde tra gli adolescenti. Come anche la drunkoressia, altra moda sconsiderata che consiste nel bere a dismisura senza mangiare. Oppure quella diffusa tra le top model di bagnare un pezzo di cotone nel succo di frutta e poi ingerirlo. Provoca sazietà, ma ostruisce lo stomaco: è necessario l’intervento chirurgico per rimuoverlo e provoca danni irreparabili all’intestino.

Quanto incidono i disturbi dell’alimentazione sul diffuso disagio dei nostri ragazzi?

In Italia abbiamo oltre tre milioni di giovanissimi under 13 anoressici e bulimici. Le ragazze sono in maggioranza anoressiche mentre in Sardegna oltre 750mila minori sono obesi. Non c’è una corretta educazione alimentare che dovrebbe essere fatta anche a scuola.

Quanto incidono invece i videogames sempre più violenti?

Oggi i videogames, dove il gioco viene trasformato in situazioni molto reali, influenzano negativamente la psiche di adulti e minori. I bambini che giocano per più di 30 minuti al giorno sono molto più aggressivi dei compagni che li utilizzano per meno tempo. Bisogna dire anche che i videogames sono molto cambiati rispetto a tanti anni fa. Prima si doveva sparare ad oggetti in movimento sullo schermo, oggi invece si devono investire pedoni con l’auto, lanciare bombe per distruggere una città o uccidere uomini con la motosega per conto della mafia. E’ un fenomeno che si è amplificato a partire dagli anni ’90. Il risultato però lo possiamo leggere sui giornali: a Siena un papà è stato accoltellato all’inguine da suo figlio perché gli aveva proibito di giocare con il videogioco; a Torino un ragazzo di 20 anni ha sparato con un fucile alla fidanzata perché stava imitando la scena di una fiction.

Quali sono gli effetti dei videogiochi sull’organismo dei ragazzi?

Un uso eccessivo dei videogame può predisporre i nostri ragazzi a sviluppare una serie di patologie fisiche, dalla semplice stanchezza all’obesità fino alle crisi epilettiche nei soggetti predisposti (il cosiddetto fenomeno dell’epilessia da videogioco). E’ stato inoltre dimostrato che i giovani che utilizzano più frequentemente i videogiochi sono giudicati più egoisti dai propri compagni e meno disponibili all’aiuto. I videogiochi creano una dipendenza inserita tra le new addictions: il soggetto non fa uso di sostanze, ma impiega un comportamento generalmente lecito per soddisfare bisogni che non riesce altrimenti ad appagare.

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Joystik per giocare con i videogames

Anche la musica è spesso foriera di messaggi estremamente negativi…

Sicuramente i giovani ricevono dalla musica e dai video musicali messaggi molto negativi che inneggiano alla trasgressione e alla violenza. Da anni i media danno notizia dei rapporti tra satanismo, esoterismo e musica moderna. Tanti dischi spingono alla violenza, al suicidio, alla droga, all’adorazione del diavolo. Molti gruppi rock degli anni ’80 che ancora oggi vengono riascoltati dai giovanissimi inneggiano al satanismo e alla violenza. Ancora oggi molti artisti italiani nei loro testi descrivono scenari agghiaccianti. Tenga presente che l’idea di una musica che può spingere alla pratica del satanismo fino a qualche tempo fa era considerata una semplice ipotesi, ma alcuni fatti di cronaca accaduti proprio in Italia hanno dimostrato che i messaggi lanciati da alcuni cantanti possono avere effetti devastanti, soprattutto quando vengono ricevuti da ragazzi psicologicamente fragili e influenzabili.

Cosa possono fare i genitori per tutelare i loro figli?

Oggi le famiglie non sembrano capaci di dire no, spesso i genitori non sanno creare delle norme fondamentali per un sano sviluppo dei loro figli. Ma se l’aggressività non viene sublimata e dirottata verso forme alternative tende a trasformarsi in violenza bruta e dà luogo a fenomeni come il bullismo. Gli adulti dovrebbero essere in grado di supervisionare le attività ludiche dei loro figli facendogli usare i videogiochi o ascoltare la musica con senso critico, aiutandoli ad evidenziarne i lati positivi e mettendoli in guardia dalle conseguenze dannose.

Lei ha organizzato nelle scuole parecchi progetti sull’educazione alla legalità insieme alle forze dell’ordine: che cosa insegnate ai ragazzi?

Innanzitutto presentiamo i dati sui reati ai danni dei più deboli, ma soprattutto parliamo con loro. Io chiedo sempre di fare un piccolo tema sull’argomento, cerco di spiegare attraverso il linguaggio metaforico delle fiabe fenomeni come il bullismo, la prostituzione minorile e poi i reati di stalking, femminicidio e abuso sui minori mettendo in luce le conseguenze che questi comportamenti hanno sulle vittime. Attraverso le immagini spiego anche ai ragazzi gli effetti di ogni droga. Insieme alle forze dell’ordine parliamo poi dei loro interventi e del ruolo dei giudici. I ragazzi sono cresciuti tanto con questi incontri.

A che età scolare vi rivolgete prevalentemente?

Ci rivolgiamo ai ragazzi di prima e seconda media, ma anche ai bambini delle elementari. E parliamo anche molto con i genitori di prevenzione e sostegno.

In Sardegna esiste anche un Osservatorio sul bullismo. Che tipo di interventi ha realizzato?

Che io sappia in questi anni l’Osservatorio regionale sul bullismo in Sardegna non è mai intervenuto.

Per concludere: bullismo e sopraffazione non sono una prerogativa dei giovani, ma esistono anche nei posti di lavoro….

Certo, ma dopo i vent’anni il meccanismo cambia. Il bullismo esiste anche nel mondo del lavoro, viene chiamato bossing. E’ esercitato dal datore di lavoro verso i dipendenti, oppure a livello orizzontale tra gli stessi dipendenti. E’ un meccanismo che porta la vittima ad autodistruggersi: non mangia, perde i capelli arrivando a strapparseli, abusa di farmaci, vomita. Nelle donne lo stress arriva a modificare persino il ciclo mestruale. Ma come abbiamo visto tutti questi meccanismi hanno origini molto precedenti e il modo di combatterli è soprattutto la prevenzione.

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