Bentu nou: il misterioso annuncio comparso sull’Unione Sarda

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annuncio nursardegna
Mare di Sardegna

Bentu Nou. Vento nuovo. Si intitola così il breve annuncio a pagamento comparso oggi sull’Unione Sarda, proprio in calce alla lunga intervista all’ex allenatore del Cagliari Carletto Mazzone, neo ottantenne, che definisce i sardi “gente leale per bene”.

Il 25 marzo prossimo, in occasione del 60° anniversario del Trattato di Roma l’Italia concorderà nuove regole con gli stati membri dell’Unione Europea – si legge nell’ annuncio -. L’articolo 52 dello Statuto Sardo prevede che la Sardegna sia presente in seno alla delegazione italiana, nella persona del suo presidente, alla stipula dei trattati internazionali che investono materie economiche di interesse per l’isola. Chiediamo al presidente della Regione di partecipare e reclamare, quale condizione ineludibile di coesione e sviluppo, l’ultraperifericità della Sardegna, connessa alla sua insularità. Questa è una delle condizioni essenziali per salvare la nostra amata terra che non riusciamo a difendere”.

Chi c’è dietro l’ annuncio?

annuncio bentu nou
L’annuncio a pagamento dal titolo Bentu Nou

E’ facile immaginare che dietro questo annuncio a pagamento ci sia verosimilmente il movimento Sardegna Zona Franca. Proprio nei giorni scorsi – come riportato da questo sito – il segretario politico del movimento Francesco Scifo aveva lanciato un appello alle forze politiche sarde per formare una delegazione isolana che chieda al governo centrale una maggiore autonomia per la Sardegna.

Il riconoscimento dello status di “ultraperifericità” della Sardegna è d’altronde una delle richieste fondamentali che da anni il movimento rivolge alla politica sarda. E dopo la risposta chiara e netta del governatore Pigliaru che, non più di qualche mese fa, ha detto ai militanti zonafranchisti di essere assolutamente contrario alla ultraperifericità e alla zona franca integrale, questo appello al presidente Pigliaru perché si faccia portavoce proprio di questa istanza durante la ridiscussione delle regole europee suona come una provocazione bella e buona.

Ma chi ha risposto all’appello di Francesco Scifo?

E’ probabile che abbia avuto l’attenzione della galassia autonomistica, indipendentista e sovranista, ma è estremamente difficile che abbiano risposto all’appello quei movimenti pseudo identitari che popolano la politica sarda a caccia di poltrone e poltroncine o quei personaggi che utilizzano la bandiera dei quattro mori solo per ritagliarsi un po’ di prestigio personale.

La proposta del movimento Zona Franca è infatti di quelle radicali. Si potrebbe definire francescana. E’ una proposta che prevede che la classe politica smetta finalmente di fare i propri interessi e inizi a perseguire quelli dei sardi. E’ insomma una proposta troppo poco allettante per chi un po’ di potere se lo è già accaparrato e magari vorrebbe contare di più lasciando più o meno le cose come stanno.

Sono allora completamente fuori dalla partita i partiti centralisti che da cinquant’anni governano l’isola e nel corso degli anni in maniera bipartisan hanno sistematicamente piegato gli interessi della Sardegna a quelli romani.

Ma allora chi può avere risposto all’appello di Scifo?

Un indizio ce lo dà l’indirizzo internet riportato in calce all’ annuncio a pagamento sull’Unione: www.nursardegna.org, organizzazione che sembra riportare a Giovanni Andrea Deligia.

Chi è Deligia?

Deligia – funzionario Onu in pensione tornato da qualche anno in Sardegna dopo aver girato praticamente tutto il mondo – aveva partecipato qualche anno fa ad una assemblea zonafranchista nella quale aveva lanciato un grido d’allarme, puntualmente inascoltato.

La Sardegna – regione poco popolata che sta in mezzo tra il continente africano da cui la gente sta migrando in massa e l’opulenta Europa – rischia di essere stritolata.

Nel 2035 – sostiene Deligia – i sardi saranno 1,4 milioni e gli Africani 1,7 miliardi. Se non interveniamo ora tra 20 anni i nostri figli si ritroveranno servi nella loro terra; molto di più di quanto lo siano oggi”.

Per dirla breve, secondo Deligia se non si prendono delle contromisure immediate il popolo sardo rischia letteralmente di scomparire. Esattamente “come i Kurdi divisi tra Iran, Iraq, Siria e Turchia, come gli Ygur e i Tibetani, i territori dei quali sono diventati rispettivamente le frontiere occidentali e del sud della Cina, come i Palestinesi che hanno perso quasi tutte le loro terre occupate da Israele”.

Ma cosa fare?

Tre i punti sostenuti dall’ex funzionario Onu, che nel 2001 insieme a tutti i suoi colleghi delle Nazioni Unite ha ricevuto il Nobel per la Pace assegnato a Kofi Annan.

Innanzitutto preparare le condizioni per il ritorno in Sardegna dei sardi che sono dovuti emigrare e sono disposti a tornare. Poi aiutare anche finanziariamente le famiglie sarde a fare figli come fanno i governi tedesco e francese. In terzo luogo accettare e controllare una immigrazione e e assimilazione principalmente di cittadini comunitari.

Altrimenti – scrive Deligia – quando le forze globali e multinazionali già attive passeranno alla fase più incisiva, a cui lo Stato italiano non potrà o non vorrà opporsi, i sardi saranno risvegliati dal loro torpore passivo. Ma sarà troppo tardi“.

E’ naturale che i nostri politici, abituati a guardare le barche a vela dai loro uffici nel Consiglio regionale di via Roma, non riescano a rendersi conto di quanto sta succedendo in Sardegna. E’ difficile che dall’atmosfera ovattata di quel palazzo riscaldato ci si possa rendere conto di quanto siano strane e imperscrutabili le traiettorie della Siem Pilot, la rossa nave norvegese che l’anno scorso ha portato a Cagliari quasi diecimila migranti e proprio oggi ne ha portato un altro migliaio, inspiegabilmente costeggiando per molti chilometri la costa africana prima di fare rotta su Ichnusa.

Proprio oggi il condirettore dell’Unione Sarda Roberto Casu ha scritto un post su facebook in cui descrive con esemplare chiarezza la situazione definendo, al di là di qualsiasi falso buonismo, gli sbarchi dei migranti in Sardegna per quello che sono: “trasporti organizzati di carne umana” e “immondo traffico di povera gente”.

Il condirettore dell’Unione si pone una domanda sacrosanta: “esiste una forza politica capace di denunciare e di opporsi, non solo con le chiacchiere a questo scempio”?

Forse per avere una risposta basta sfogliare il giornale di oggi e leggere quell’annuncio a pagamento fatto – con tutta probabilità – da persone che vorrebbero davvero fare qualcosa di concreto per la Sardegna, ma non hanno alcuna voce in capitolo all’interno del sistema paralizzante che governa la nostra regione e sono costretti ad acquistare un piedone (così viene definito quel tipo di annuncio nel gergo pubblicitario) a pagina sette del più importante quotidiano cagliaritano per parlare alla gente e chiedere pubblicamente al presidente della Regione di fare quello per cui è stato chiamato: fare gli interessi della Sardegna ed essere presente alla stipula dei trattati internazionali che investono materie economiche di interesse per l’isola.

Quell’annuncio è lì, proprio sotto l’intervista a tutta pagina in cui l’ottantenne ex mister rossoblù Carletto Mazzone, tra un ricordo calcistico e l’altro, alla fine esprime il suo affetto per la Sardegna e dice che noi sardi siamo “gente leale per bene”. Noi, dal canto nostro, contraccambiamo il complimento di Mazzome e speriamo vivamente di non estinguerci nel giro dei prossimi vent’anni.

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