Attentato a Dorgali: la Sardegna che non sa più essere accogliente

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Una mano tesa

Due chili di gelatina esplosi nel centro di accoglienza Su Babbu Mannu a Dorgali, bellissima località turistica della Sardegna. “Poteva essere una strage”, titola il quotidiano l’Unione Sarda raccontando l’ennesimo episodio di intolleranza avvenuto ai danni dell’ex hotel che ospita circa 64 migranti (due sono stati feriti), prima di dare la parola ai politici di turno che – stigmatizzando l’ attentato a Dorgali – snocciolano le solite frasi di circostanza. Manifesta ammissione dell’incapacità di arginare una situazione diventata ormai esplosiva nel vero senso del termine.

La sensazione, a leggere lo sterile dibattito che da tempo si ripete sui social network, è che si stia sottovalutando gravemente il problema. Nel delirio feisbucchiano sul tema dell’immigrazione i sardi si dividono come al solito in due grandi fazioni: chi non perde occasione per vomitare una valanga di odio xenofobo e chi invece, vomitando altrettanto odio contro i razzisti, si ostina a mettere la testa sotto la sabbia e a non voler guardare la realtà. Entrambi complici di un sistema globale al quale, della salute e della dignità di quei ragazzi, spesso giovanissimi, giunti in Italia dall’Africa non gli interessa assolutamente nulla. Ma che viceversa ha tutto l’interesse a svuotare il continente africano per permettere a qualcun altro di sfruttarlo.

Quel che non emerge, in quello che sembra un dialogo tra sordi, è che la rabbia che sta montando in Sardegna non è rivolta tanto contro i migranti, quanto contro una classe dirigente incapace di creare lavoro e sviluppo per nessuno. Perché la Sardegna, quella che nell’immaginario collettivo è sempre stata una terra accogliente e ospitale, non riesce più ad accogliere. Né i migranti né gli stessi sardi.

L’attentato a Dorgali

L’attentato a Dorgali – così come altri episodi di violenza che si sono verificati in Sardegna ai danni dei migranti – parrebbe il risultato di un mix di rabbia sociale, xenofobia e incapacità politica. Ma è anche conseguenza della vecchia logica dell’assistenzialismo che ha sempre prevalso in questo Paese e che sta prevalendo anche nella pessima gestione dell’enorme problema dei migranti. Fino a quando si sfrutterà il pietismo per ingrassare il business dell’accoglienza – come le cronache ci raccontano – i problemi non saranno mai risolti, le disuguaglianze sociali aumenteranno e i poveri continueranno a scannarsi con altri poveri.

attentato a dorgali
La foto pubblicata su Facebook dopo l’attentato al centro di accoglienza Su Babbu Mannu da Don Michele Casula, parroco della parrocchia di Santa Caterina D’Alessandria a Dorgali

L’assistenzialismo fine a se stesso è la strada più facile. E’ molto più difficile creare sviluppo e lavoro, dare a tutti pari dignità e libertà. E’ molto più difficile aiutare i popoli africani a vivere in Africa sfruttando le loro terre ricchissime di materie prime. Quanto meno non derubarli e non saccheggiare le loro ricchezze. Ma per evitare altri assurdi episodi come l’ attentato a Dorgali bisogna prima di tutto che qualcuno si tolga il prosciutto dagli occhi e guardi la realtà complessa che sta dietro questa epocale migrazione, cercando di capire cosa sta succedendo davvero in Africa dove le grandi multinazionali occidentali continuano a sfruttare le materie prime e la Cina, in continua espansione demografica, sta costruendo città fantasma in cui trasferire centinaia di migliaia di persone. Mentre gli africani vengono sfrattati con l’illusione di un finto benessere e poi, per nostra gentile concessione, finiscono nelle nostre strade a fare gli accattoni. 

Come al solito – in questa confusione – è comunque dalla Chiesa che sono arrivate le parole più forti. Quelle di Charles de Foucauld con cui il parroco di Santa Caterina d’Alessandria don Michele Casula ha commentato l’ attentato a Dorgali sulla pagina Facebook della parrocchia.

Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,

Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,

Se tu credi che la pace è possibile,

allora… La pace verrà

 

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