Apnea: Chiara Obino non riesce a riconquistare il titolo mondiale

Fallisce nelle acque di Geremeas il tentativo dell'apneista cagliaritana Chiara Obino di riprendersi il record mondiale di apnea ad assetto costante

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Chiara Obino (foto Alessandro Madeddu)

Resta ancora nelle mani della slovena Alenka Artmick e dell’ucraina Natalia Zharkova – scese a meno 85 metri di profondità nelle acque di Kas, in Turchia- il record mondiale CMAS (Confederazione mondiale attività subacquee) di apnea in assetto costante con le due pinne. E’ infatti fallito di pochissimo il tentativo dell’apneista cagliaritana Chiara Obino di riprendersi il titolo che in precedenza aveva conquistato ad Ustica nel 2016. A causa di un problema di compensazione la 42enne dentista cagliaritana non è riuscita a raggiungere il cartellino piazzato a -86 metri e con esso il record del mondo.

Ho avuto un problema di compensazione”, ha raccontato la record woman cagliaritana subito dopo la gara, organizzata nell’ambito del Trofeo Profondamente Sardegna – Memorial “Fabrizio Accorte” dal club BlueWorld di Cagliari. La competizione si sarebbe dovuta tenere nelle acque dell’Area Marina Protetta di Villasimius, ma è stata spostata a Geremeas a causa della forte corrente che avrebbe viziato, oltre a rendere pericolose, le performance degli atleti.

Una volta montati i cavi di sicurezza e i contrappesi nelle acque di Geremeas era tutto pronto. Chiara Obino si è infilata la muta ed ha iniziato la fase di rilassamento per immergersi alle 10,45. Sembrava filare tutto liscio, sotto la supervisione di Edmondo Puddu, il compagno di Chiara. Ma dopo aver superato i 70 metri l’apneista cagliaritana ha deciso di risalire in superficie ed è stata raggiunta dai safety diver, cioè gli apneisti responsabili alla sicurezza dei colleghi in gara.

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Chiara Obino durante la discesa a Geremeas (foto Alessandro Madeddu)

A un certo punto della discesa mi sono accorta che l’aria stava finendo e non riuscivo ad arrivare in fondo. Il piattello era troppo distante“, ha spiegato Chiara Obino. “Per compensare le orecchie devo traslare aria dai polmoni alla bocca, ma oltre una certa quota questo passaggio non si può più fare. Se compio tutti i “ricarichi” correttamente fino ai -35 metri ho aria per arrivare fino al piattello, in profondità. Mi sono accorta di non aver fatto bene i carichi, ma non sai mai quanto male li hai fatti, quindi ho continuato a scendere”.

Per questo a -80, a pochi metri dal raggiungimento del suo obiettivo, Chiara ha preferito tutelare la sua salute, girarsi e risalire. “La scelta più giusta sarebbe stata rimanere agganciata mentalmente al percorso mentale che mi ero fatta, e tornare pinneggiando come faccio normalmente. Invece ho pensato a cosa potevo fare per stancarmi il meno possibile e conservare le forze per fare il tuffo domani: mi sono tirata a braccia dal cavo per salvaguardare le gambe, ma questa è una modalità molto più lenta rispetto alla spinta che ti danno le pinne. Poi ho visto il safety diver con lo scooter e mi sono attaccata a lui. Nella parte finale mi sono rimessa sul cavo con le pinne. Ho fatto azioni che normalmente non faccio, una serie di errori che non ho mai fatto in allenamento – ha spiegato delusa Obino – e gli errori si pagano cari. Così come si paga cara la tensione della gara”. 

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Chiara Obino (foto Alessandro Madeddu)

L’apneista cagliaritana, che nella vita è dentista e mamma di due figlie, è una delle poche donne che oggi pratica l’apnea a livello non professionistico e, anche per questo, è una delle poche che tenta i record ancora nel Mediterraneo, un mare con acque molto più ostiche rispetto alle placide e calde acque del Mar Rosso o delle Bahamas, dove normalmente si tentano record come quello di oggi a Geremeas. Questo perché nel Mediterraneoci sono sempre le correnti (come quella forte di oggi, che ha costretto a spostare il campo gare), il moto ondoso sempre presente e il termoclino, cioè la presenza di tagli di acqua fredda che rendono difficoltoso il rilassamento.

E’ possibile che Chiara Obino possa di ritentare già domenica di riprendersi il record mondiale ancora nelle mani di Alenka Artmick e Natalia Zharkova.

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