Anna Paolone Zedda: una vita dedicata al pianoforte

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Anna Paolone Zedda ritratta dalla fotografa cagliaritana Daniela Zedda

La sua grande sfida è stata la Hammerklavier, la Sonata in Si bemolle maggiore op.106 di Ludwig van Beethoven. Difficilissima, quasi inaccessibile. Insieme a suo marito, il musicologo Ernesto Paolone, l’ha studiata per anni, arrivando a ripristinarla nella sua versione originale, così come era stata concepita dallo stesso Beethoven. Le sue esecuzioni dell’opera, nelle sale da concerto di tutta Italia, da Firenze a Roma, da Milano, a Torino, Cagliari, Sassari e Alghero, hanno estasiato i critici che scrissero di aver finalmente sentito per la prima volta la vera, autentica e veramente grande Sonata di Beethoven. Ma questo è solo uno dei tanti successi della pianista cagliaritana Anna Paolone Zedda, il più grande talento pianistico che la Sardegna abbia mai avuto. Compositrice, concertista applaudita nelle sale da concerto in tutta Italia e nel mondo (soprattutto in Svizzera), docente di pianoforte al Conservatorio statale di musica «G. Pierluigi da Palestrina» di Cagliari, la pianista il 2 maggio compirà cento anni e per l’occasione sarà onorata dalla sua città, in testa il Comune, che, contraddicendo almeno per una volta il detto nemo propheta acceptus est in patria sua, le ha sempre riconosciuto il meritato successo.

Ernesto Paolone e Anna Paolone Zedda al “chiaro di luna” (Quadro di Luca Sorrentino)
Nata nel quartiere di Villanova, in via Costituzione, da una famiglia di musicisti (il padre, Venturino Zedda, era un ottimo violinista e un ricercato insegnante), Anna Paolone Zedda è stata l’ultima di tredici figli. Ovviamente la prediletta del padre. Ha iniziato sin da bambina a destreggiarsi tra i tasti bianchi e neri, accompagnando al pianoforte i numerosissimi allievi del padre, avida di apprenderne i preziosi insegnamenti. “Dio mi ha dato il grande dono dell’amore per la musica senza la quale non potrei vivere: gliene sono infinitamente grata”, racconta in una breve autobiografia pubblicata in occasione del centenario.

Già dalle scuole elementari, frequentate nell’ex municipio cinquecentesco di Piazza Palazzo, in Castello, la sua strada era tracciata. “Mi tormentavo per via dell’età di non poter intraprendere gli studi musicali, come già faceva mia sorella Assunta, poco più grande di me – si legge nella biografia -. A casa, appena scorgevo il pianoforte libero, mi ci accostavo come se fosse lì ad attendermi e, senza che alcuno mi avesse insegnato qualcosa di musica, lo suonavo ripetendo a orecchio, senza errori, tutto ciò che avevo ascoltato da mia sorella”.

Dopo aver vinto in tutti i modi la riluttanza del padre che la ammoniva delle difficoltà di una carriera musicale, soprattutto per una donna, la giovane Anna Zedda riesce a convincere finalmente i genitori a farle studiare musica. Prima la affidano ad una maestrina di pianoforte, rivelatasi subito insufficiente per le doti innate della ragazza, e poi la iscrivono al Liceo Musicale di Cagliari, con il maestro Renato Fasano, dove consegue il diploma col massimo dei voti e la lode, nonostante la commissione esaminatrice fosse presieduta dal pianista Nino Rossi, temutissimo per la sua competenza e la sua grande severità.

La precoce attività concertistica di Anna Paolone Zedda inizia già dal liceo quando viene chiamata (“con una incoscienza che ancora mi rabbrividisce”, racconta) ad assolvere difficili mansioni artistiche. “Fui costretta, non ancora diplomata, ad accompagnare in pubblico celebri solisti, quasi sempre senza nemmeno avere avuto il tempo di studiare la parte, che mi veniva consegnata al momento stesso di provare, poco prima dell’esecuzione in pubblico”.

Già in quel periodo la pianista cagliaritana riceve le prime offerte per partecipare a concerti fuori dalla Sardegna, declinate sia per gli impegni di studio e sia per il mal di Sardegna che ha sempre condizionato le scelte professionali della musicista.

Già prima del diploma Anna Paolone Zedda si classifica prima al Concorso Nazionale di Pianoforte indetto dall’allora Opera Nazionale Dopolavoro. Sarà l’unico concorso al quale potrà partecipare perché la sopraggiunta guerra mondiale condanna la Sardegna ad anni di isolamento.

E’ in quel periodo che inizia anche l’attività di insegnamento che, come vedremo, sarà una delle passioni della Paolone Zedda. “Negli ultimi anni di studio dovetti assolvere anche il compito di maestrina nella scuola che frequentavo come alunna – racconta -. Avevo la classe completa, affidata soltanto alle mie cure, con allievi anche degli ultimi corsi e più grandi di me, con obbligo di saggi e di regolari esami e relative ispezioni ministeriali, come allora si usava. Da allora ebbe inizio la mia carriera didattica, svolta poi ufficialmente per decenni, sempre presso la stessa scuola, che dapprima era Liceo Musicale Pareggiato e poi Conservatorio Statale di Musica intitolato a Giovanni Pierluigi da Palestrina”.

La sua carriera didattica, che dura ancora oggi, conta alcune generazioni di allievi, certamente più di un centinaio. “Quanti ricordi, quante sofferenze, quante impagabili soddisfazioni – ricorda nelle note autobiografiche (curate dalla figlia Rosi Paolone con la collaborazione di Adriano Vargiu). Potrei scrivere minutamente la storia di ciascuno dei miei allievi, di tutti, artisticamente meritevoli o meno meritevoli, perché essi erano per me come la pupilla dei miei occhi e di loro ricordo tutto”.

Anna Paolone Zedda
La copertina della pubblicazione per il centenario di Anna Paolone Zedda (la foto è di Daniela Zedda)
Ma è la carriera concertistica, iniziata da giovanissima, che porta Anna Paolone Zedda sui maggiori palcoscenici italiani dove dimostra una assoluta dedizione e fedeltà ai compositori. L’esempio della sonata Hammerklavier di Beethoven, studiata con passione insieme al marito Ernesto Paolone, musicologo e storico della musica scomparso nel 2002 all’età di 98 anni, è sintomatico del suo approccio agli spartiti. “Altro impegno fondamentale, a cui attribuisco enorme importanza – racconta – è il rispetto assoluto a ciò che l’autore ci ha tramandato, a ciò che egli ha scritto. Non riesco a tollerare nessun arbitrio. Lo aborro come un vero e proprio sacrilegio”.

Il suo legame con la città di Cagliari, dove ha tenuto la maggior parte dei concerti l’ha portata a curare un repertorio molto più vasto rispetto ad altri concertisti che hanno girato il mondo in lungo e in largo ripetendo ovunque, per decenni, le stesse opere. Ma tra le sue opere predilette, ripetute quelle sì più volte, ci sono le due composizioni pianistiche del musicista sardo Ennio Porrino, la Sonata drammatica per pianoforte solo e per pianoforte e orchestra e l’Ostinato. “Come cagliaritana – racconta – mi sono sentita in dovere di eseguire dappertutto queste musiche di un concittadino, nell’isola, in continente, all’estero, da sola e con orchestra, in pubblico e in trasmissioni radiofoniche”.

Impossibile sintetizzare le esibizioni della Paolone Zedda. Durante l’esecuzione del bellissimo Concerto n° 3 di Sergej Prokofiev è stata definita dalla critica romana una rivelazione, come la cometa di Halley che compare ogni settantasei anni.

Una carriera, la sua, assolta in contemporanea ai compiti di insegnante di pianoforte presso il Conservatorio e contemperando in modo amorevole anche il ruolo di moglie e madre. Una carriera fatta di successi e applausi, ma anche di episodi divertenti, che la pianista racconta con grande senso dell’ironia. Come quella volta che, nel ‘65, in attesa di esibirsi al Teatro Massimo di Cagliari, mentre ripassava gli spartiti nel suo camerino davanti ad una stufetta per non congelarsi, il suo vaporoso abito da sera stile settecentesco prese fuoco senza che se ne accorgesse. Fu il pronto intervento del critico musicale Nino Fara a spegnere il fuoco mentre la pianista, ignara, si dirigeva verso il palco per suonare.

Oppure quando gli addetti alla pulizia di un teatro romano pensarono bene di cospargere con una robusta dose di cera il pavimento in legno su cui la Paolone Zedda si sarebbe dovuta esibire in un concerto molto impegnativo, con tecnica trascendentale, rapidi incroci di mani dall’una all’altra estremità della tastiera, tempi velocissimi da capogiro. Con la conseguenza che ad ogni passaggio lo sgabello su cui era seduta guizzava da tutte le parti, come se fosse poggiato su un cumulo di bucce di banane. “Ciononostante, per quel concerto da me tanto sofferto come non auguro a nessuno, ebbi le più belle ed entusiastiche critiche – racconta -. Non sgarrai una nota e non persi mai la calma e l’ispirazione. Dopo, mio Dio, per poco non svenni. Ero disfatta, ridotta a un cencio”.

Tra i ricordi più significativi nella carriera della pianista ci sono quelli legati al periodo della guerra. I concerti tenuti nel 1944 al Teatro dell’Aeroporto Militare di Elmas davanti ad un pubblico eterogeneo composto dai militari delle truppe di liberazione inglesi, statunitensi, canadesi, neozelandesi, senegalesi, molti dei quali, a guerra conclusa, si sono ricordati di quel momento di serenità regalato loro dall’artista. O i Concerti Pro Sfollati che si tenevano nella Sala della Provincia in Piazza Palazzo e nella Sala Scarlatti in via Canelles, che per i cagliaritani di rientro dallo sfollamento rappresentavano la voglia di ritrovarsi e di riprendere a vivere.

Ancora oggi la pianista cagliaritana, a cui martedì la cittadinanza cagliaritana renderà onore, è in fervida attività. Attualmente si dedica alla registrazione di vecchie e nuove incisioni del suo repertorio in cd prodotti dalla Aurelia Records di Sarroch e registrati in gran parte nella sua casa cagliaritana. “Non cesso mai di studiare e di insegnare, come ho fatto sempre”, racconta ricordando gli ultimi concerti tenuti ad Alghero nel maggio del 1990 e a Cagliari nel Teatro Comunale (Sonata in Si bemolle di Chopin) in occasione di una commemorazione per Maria Carta. “L’artista – conclude Anna Paolone Zeddaè un eterno scolaro, desideroso di apprendere e di perfezionarsi sempre”.

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