Alzheimer: ecco come riconoscere i sintomi

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Alzheimer
Spesso per una persona anziana è difficile ricomporre il puzzle della propria vita

Ha una sempre maggiore difficoltà nel ripetere i piccoli gesti quotidiani o nello svolgere i compiti abituali, perde spesso il senso dell’orientamento, cambia i tratti della sua personalità. Oppure fa azioni apparentemente insensate, mette gli oggetti nei posti più bizzarri e poi magari se li scorda. Si dimentica parole e frasi di uso comune, cambia frequentemente umore, perde interesse per qualsiasi cosa. Sono questi i dieci sintomi più frequenti che potrebbero indicare in una persona l’insorgenza del morbo di Alzheimer. Segnali che i familiari (quelli che vengono chiamati Caregiver, proprio perché si prendono cura del congiunto) devono essere in grado di individuare prontamente e intercettare per prevenire o, quanto meno, per limitare al massimo i danni provocati da questa devastante malattia.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica su queste tematiche l’Associazione Alzheimer Cagliari – con il patrocinio dell’Ordine dei medici della Provincia di Cagliari – ha organizzato la IV Giornata Regionale del Caregiver che si terrà a Cagliari i prossimi 8 e 15 luglio (ore 18, sala conferenze di Piazza Giovanni XXIII, 11). Per l’occasione è stato realizzato anche un vademecum che indica schematicamente i 10 Sintomi e segnali del morbo di Alzheimer proprio con l’obiettivo della prevenzione. Per ottenere la mazzima divulgazione la locandina sarà diffusa in tutte le guardie mediche, gli ambulatori dei medici di famiglia, le farmacie e sarà pubblicata anche sul sito dell’Ordine dei Medici.

Alzheimer: un nuovo caso ogni tre secondi

“La demenza – scrive in una nota Maria Stefania Putzu, presidente dell’associazione Alzheimer Cagliari – non deve essere considerata parte integrante dell’invecchiamento fisiologico, ma è una patologia che colpisce un numero sempre maggiore di soggetti soprattutto in età senile ma non solo. Il rapporto dell’Oms e dell’Alzheimer Disease International è allarmante: un nuovo caso ogni tre secondi”.

Lo scopo degli incontri cagliaritani – spiega la presidente dell’associazione Alzheimer Cagliari – sarà quello di illustrare la situazione globale, gli interventi che vengono effettuati dalla rete integrata di servizi dedicata alla Demenza, con l’obiettivo finale di migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro cari attraverso una programmazione di specifiche azioni.

“Nella cura del morbo di Alzheimer – aggiunge la dottoressa Putzu – l’efficacia di trattamenti farmacologici, sostanzialmente sintomatici, è oggi ancora limitata, ma riteniamo di grande importanza il supporto della riabilitazione, visto che la letteratura scientifica considera di grande utilità un approccio combinato tra farmacologia e riabilitazione. E’ evidente – prosegue la presidente dell’associazione Alzheimer Cagliari – che l’obiettivo degli interventi riabilitativi, cognitivi e funzionali su un malato di Alzheimer, o altre forme di demenza, non può essere quello della “restitutio ad integrum”, per la natura degenerativa progressiva della malattia, ma quello di massimizzare la capacità di mantenere le autonomie funzionali del paziente nel proprio ambiente con i limiti imposti sia dalla patologia che dal danno funzionale e dalle risorse disponibili. Per tali motivi l’approccio riabilitativo deve prevedere interventi che considerano il contesto socio-familiare e le risorse funzionali del paziente, rendendo l’ambiente fisico ed interpersonale del malato tali da promuovere un nuovo equilibrio adattativo”.

“Rispetto alle terapie farmacologiche – spiega ancora Maria Stefania Putzu – gli interventi di riabilitazione e stimolazione richiedono un maggiore impegno soprattutto da parte della persona che quotidianamente si prende cura del malato, il Caregiver. Ecco perché è molto importante la progettualità: affinché un intervento mirato alla rete di servizi sia efficace è importante attuare strategie mirate anche alla modifica dello stile di vita e l’intercettazione precoce dei primi sintomi e dei fattori di rischio, ad esempio quello cardio cerebrovascolare. Sapersi ascoltare e saper descrivere ciò che si sente è molto importante”.

Attualmente in Italia sono circa tre milioni le persone che assistono i propri familiari (disabili, genitori anziani, coniugi ammalati). Si tratta soprattutto di donne di età compresa tra i 45 e i 55 anni.

Proprio per riconoscere giuridicamente la figura del Caregiver sono stati presentati in Parlamento due progetti di legge, uno nei giorni scorsi al Senato e uno nei mesi scorsi alla Camera. Entrambi sono sostenuti dal Terzo Settore. Tra le misure previste nella nuova normativa, che si spera sia approvata in tempi brevi, la possibilità per chi assiste a casa un familiare di accedere a un piano assistenziale individuale, di richiedere una maggiore flessibilità sul lavoro, ottenere assistenza psicologica e formazione, certificare le competenze acquisite e godere di un sostegno economico.

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