Agricoltura: il silenzio della Regione sul devastante trattato CETA

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Manifestazione popolare a Bruxelles contro i trattati TTIP e CETA: perché in Italia non se ne parla?

Mercoledì prossimo i contadini e gli allevatori sardi andranno a manifestare sotto i palazzi istituzionali della Regione Sardegna. Per l’ennesima volta i rappresentanti del mondo agropastorale isolano chiederanno ai politici di far qualcosa per risolvere la crisi delle campagne sarde. Una crisi globale per arginare la quale chiaramente la politica sarda non può far nulla. Anzi non proprio nulla. L’unica domanda che sicuramente non sarà fatta ai nostri rappresentanti istituzionali è questa: state utilizzando gli strumenti legislativi a disposizione per monitorare i negoziati su trattati internazionali, come gli accordi di libero scambio con gli Stati Uniti e il Canada (TTIP e CETA), che potrebbero mettere in ginocchio l’economia sarda?

Del TTIP, accordo super segreto con gli Stati Uniti, si è parlato molto – per lo più sui blog e sui siti di controinformazione – lo scorso anno. Questa è la volta del cuginetto minore, il CETA che potrebbe avere effetti altrettanto devastanti per la nostra economia. “Il trattato CETA è un suicidio per la Regione Sardegna – spiega Francesco Scifo, segretario nazionale del movimento Zona Franca, che da anni si batte per l’equità fiscale e lo sviluppo economico dell’isola con lo strumento della zona franca integrale -: l’intero comparto lattiero caseario e agroalimentare sardo sarà raso al suolo. Solo la Zona franca integrale potrebbe proteggere le nostre produzioni di qualità ma siamo incapaci di farlo capire ai sardi. Mercoledì gli allevatori protesteranno davanti alla Regione che continua a non tutelarli, mentre poteva salvare tutti applicando l’articolo 52 dello Statuto sardo e porre il veto”.

Ma di cosa si tratta?

Attuato nel ‘99 con il decreto legislativo numero 363, l’articolo 52 dello Statuto sardo al quale fa riferimento l’avvocato Scifo impone che un rappresentante della Regione Sardegna (il presidente della Giunta regionale o un suo delegato) faccia parte della delegazione italiana che partecipa alla elaborazione dei progetti di trattati di commercio che lo Stato italiano intende stipulare con Paesi esteri, qualora gli accordi riguardino interessi rilevanti per l’economia della Sardegna.

La questione era stata posta dal legale per il TTIP, il Trattato Transatlantico sugli investimenti tra Stati Uniti ed Europa. E si pone con la stessa forza oggi con il CETA, l’accordo di libero scambio tra Europa e Canada che, nel silenzio della stampa italiana, è stato approvato nei giorni scorsi dalla Commissione Commercio Internazionale del Parlamento Europeo.

Il trattato CETA

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Manifestazione popolare in Germania contro i trattati TTIP e CETA: perchè in Italia non se ne parla?

La notizia dell’accordo CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) – trattato che potrebbe avere impatti devastanti per l’economia, l’ambiente e la salute pubblica europea con impatti persino sul clima globale – è stata riportata anche in questo caso esclusivamente dai blog. A testimonianza del fatto che i siti online stanno diventando un essenziale presidio di democrazia e libertà nel silenzio ormai assordanti della stampa mainstream italiana troppo condizionata da interessi che esulano dal giornalismo.

Votato dalla commissione parlamentare europea di cui fanno parte anche gli euro parlamentari italiani Alessia Mosca (PD) e Salvatore Cicu (Forza Italia) il CETA rischia di dare una spallata definitiva alle agricolture locali (anche quella sarda, ovviamente) permettendo al Canada di importare liberamente due prodotti di cui è un grande produttore: il grano e i suini, che invaderebbero il mercato italiano (e sardo) a prezzi estremamente bassi con conseguenze devastanti sulla nostra economia.

Non solo: come riporta il blog di Beppe Grillo, il Canada è il terzo produttore di mondiale di OGM: il trattato CETA di libero scambio, così come il TTIP, porterebbe ad una invasione del mercato di cibi nocivi per la salute collettiva.

Il CETA e soprattutto il suo cugino maggiore il TTIP, avranno dunque conseguenze devastanti per la nostra economia basata tradizionalmente sulla qualità delle produzioni tipiche e su un tessuto imprenditoriale fatto quasi esclusivamente di piccole e medie imprese.

Trattati di questo tipo agevoleranno ulteriormente e definitivamente lo strapotere delle grandi multinazionali nordamericane che, avendo economie di scala e costi di produzione più bassi, distruggeranno senza pietà le nostre aziende già in crisi, il nostro commercio e la nostra agricoltura. Senza contare che la globalizzazione selvaggia prevista dall’accordo CETA, così come dal TTIP, prevede che qualsiasi controversia con le multinazionali venga risolta da apposite commissioni arbitrali che elimineranno completamente  ogni forma di tutela democratica per i cittadini europei.

Quanto all’ambiente, una volta approvato definitivamente il trattato CETA, il Canada potrà liberamente esportare in tutta Europa la celeberrima sabbia bituminosa, combustibile fossile a buon mercato, ma altamente inquinante (molto ambito ora che il prezzo del petrolio sta salendo), materiale di cui i canadesi sono grandi estrattori. Già nel 2014 – come riporta questo articolo – veniva denunciato l’ingresso in Sardegna di grandi navi che trasportavano verso Sarroch il petrolio canadese.

Tutti argomenti questi di cui non si deve però parlare per non disturbare il manovratore europeo. Lo scorso ottobre un gruppetto di europarlamentari, prima firmataria guarda caso una parlamentare europea del Pd, ha lamentato il fatto che un dibattito pubblico su questi temi nei parlamenti nazionali metterebbe a rischio i passi avanti fatti finora a livello europeo.

Questo lancio dell’AgenParl, autorevole agenzia di stampa parlamentare, è abbastanza eloquente nell’esporre il tentativo di alcuni europarlamentari nostrani di esautorare completamente le sovranità nazionali, evitando addirittura di fargli esprimere un voto di ratifica per questi trattati: “per gli europarlamentari dire che i voti dei parlamenti nazionali siano un’assicurazione del controllo democratico equivarrebbe ad un declassamento implicito delle competenze del Parlamento Europeo”.

Trattati come il TTIP e il CETA sono dunque la prova evidente della inesorabile e sistematica erosione della sovranità nazionale ad opera delle istituzioni europee tramite, ovviamente, i rappresentati delle singole nazioni all’interno delle istituzioni europee.

Il disegno esplicito – che speriamo sia scongiurato (sono numerose le petizioni online in proposito) – è quello di bypassare i parlamenti nazionali attribuendo solo alla Commissione Europea il potere di ratificare questi trattati internazionali dalle conseguenze devastanti per le popolazioni interessate.

Questi accordi non hanno alcuna legittimità democratica perché sono preparati in totale segretezza ed escludono soggetti fondamentali, come i sindacati, le associazioni dei consumatori e gli esperti di salute e ambiente”, ha ricordato qualche mese in questo intervento fa l’esperto di Diritti umani delle Nazioni Unite Alfred de Zayas, denunciando che lo scavalcamento dei parlamenti nazionali avrà effetti pericolosissimi per il sistema democratico.

De Zayas ha lamentato con forza l’assenza di una discussione aperta approfondita da parte dei parlamenti nazionali ed un referendum democratico che dia la parola su questi temi di vitale importanza alle popolazioni interessate. “La ratifica del CETA e del TTIP – ha dichiarato – potrebbe avviare una corsa al ribasso in termini di diritti umani e potrebbe compromettere seriamente lo spazio di regolamentazione degli Stati. Tutto ciò è contrario agli scopi e ai principi della Carta ONU e andrebbe a rappresentare un serio ostacolo al raggiungimento di un ordine internazionale democratico e giusto”.

In questo contesto una Regione a Statuto Speciale come la Sardegna – lo va ricordando da tempo l’avvocato Scifo – ha disposizione una norma, l’articolo 52 dello Statuto Speciale, che le consente di andare a vedere che cosa sta succedendo nelle stanze segrete internazionali e di provare a contrastare accordi che potrebbero essere devastanti per i propri cittadini.

Il problema è che ormai a decidere è sempre e soltanto l’Europa. E senza una forte ed orgogliosa presa di posizione delle nostre istituzioni locali il tracollo sarà inevitabile. Lo Stato italiano ha, a quanto pare, abdicato alle sue prerogative rinunciando senza combattere alla sua sovranità nazionale. L’unico baluardo potrebbe essere rappresentato dalle Regioni. Ma senza una politica coraggiosa e forte che difenda davvero i cittadini anche manifestazioni popolari come quella di mercoledì prossimo rischiano di essere completamente inutili. E forse non è ben chiaro che questa volta in gioco non c’è solo la nostra economia, ma la stessa democrazia.

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