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Settimane sociali: è arrivata l’ora delle scelte di campo

Dalla 48ma edizione delle Settimane sociali arriva un invito (non solo al mondo cattolico) ad un rinnovato impegno per la difesa del bene comune

E’ difficile fare un bilancio di questi giorni intensi e densi di parole e suggestioni. Ma in questa 48ma edizione delle Settimane sociali, che dopo sessant’anni si è nuovamente tenuta in terra sarda, il mondo cattolico chiama tutti a un rinnovato impegno per la difesa del bene comune. Innanzitutto chiama tutti noi ad una rinnovata responsabilità individuale. Perché, come è stato detto all’inizio di questa quattro giorni, un lavoro libero, creativo, solidale e partecipativo presuppone prima di tutto che ci siano dei lavoratori che sappiano essere liberi, creativi, solidali e partecipativi.

Certo, come è stato chiesto al presidente del Consiglio Gentiloni, bisogna che si riveda il sistema degli appalti e che venga dato spazio alle imprese più meritevoli. Ma, ancor prima, a livello individuale, bisogna saper dire di no alla corruzione che uccide l’economia, alle bustarelle che oliano gli ingranaggi amministrativi, alle raccomandazioni che ammorbano il nostro sistema economico. A quei piccoli compromessi e scorciatoie che fanno prevalere sempre e solo i nostri piccoli interessi personali sul bene comune. A qualunque livello.

settimane sociali cagliari magatti
L’intervento del sociologo Mauro Magatti, segretario del Comitato scientifico e organizzativo della 48ma Settimana sociale

La ripresa oggi è nelle mani di quei lavoratori coraggiosi che mettono il servizio, la gratuità e il bene comune al primo posto. Che, come ha detto Papa Francesco nel suo videomessaggio, mettono la comunione e la condivisione davanti alla competizione con gli altri.

Esiste poi una responsabilità delle istituzioni, anch’esse governate da quegli individui che noi chiamiamo a rappresentarci, non sempre in maniera oculata. Nelle richieste che in questa 48ma edizione delle Settimane sociali di Cagliari sono state recapitate alle istituzioni nazionali e sovranazionali si intravvede un filo conduttore: la Chiesa, forte della sua autorevolezza e della sua storia millenaria, chiede con forza allo Stato italiano e all’Europa una scelta di campo. Una scelta etica. Quella di agevolare le iniziative meritevoli e giuste e di penalizzare quelle ingiuste, quelle che fanno male alla società.

Bisogna tassare di meno le imprese che fanno scelte sostenibili dal punto di vista sociale ed ambientale, quelle che assumono e creano buon lavoro, e bisogna tassare maggiormente le imprese che inquinano o producono morte. Anche se producono molta ricchezza.

Lo slogan, d’altronde, è quanto mai perentorio: vogliamo un lavoro libero, creativo, solidale e partecipativo.

In un mondo semiaddormentato, anestetizzato dal consumismo, dal materialismo e dal relativismo imperante, da Cagliari arriva un messaggio forte e chiaro a tutta la società. Non solo alla parte cattolica: la ripresa, non solo quella economica, ma soprattutto quella sociale e morale, è possibile a patto che si facciano, tutti insieme, precise scelte etiche. Etiche. Anche se questa parola non piace a chi è imbevuto di ideologie ormai morte e sepolte e di libertarismo.

Eppure è un dato di fatto. Esistono scelte oggettivamente e indiscutibilmente giuste e viceversa esistono scelte oggettivamente ingiuste, esistono scelte per la vita e scelte per la morte. Esiste il vero ed esiste il falso, anche se oggi è difficile distinguerli. Esiste la ragione ed esiste la follia.

Stiamo vedendo dove porta la scelta di affidarsi ciecamente alle leggi del mercato economico, della finanza e della tecnocrazia. Le buone pratiche scovate in questi due anni (sicuramente solo una piccola parte di quelle che si possono trovare in Italia) dimostrano invece che il mercato e la tecnologia si possono governare e che il lavoro può essere umanizzato. Può essere umano. Può essere davvero libero, creativo, solidale e partecipato, come dice il Papa. E che anche il mercato può avere un’etica.

L’idea di un patto intergenerazionale per il lavoro – lanciata da Cagliari – va proprio in quella direzione. La ripresa, finora ostacolata da anziani in perenne competizione con i giovani per difendere assurde rendite di posizione, può essere favorita se gli stessi anziani sapranno mettere a disposizione delle giovani generazioni il loro patrimonio di sapere e, perché no, anche di denaro.

Serve un cambio di paradigma, è stato ripetuto tante volte in questa intensa settimana sociale cagliaritana. Serve un cambio culturale. Un cambio di rotta anche da parte della politica che deve essere più lungimirante e ragionare nel lungo periodo invece di pensare soltanto alle prossime elezioni.

Ma senza dare solo e sempre la colpa a chi ci governa, tutti noi dovremo essere disposti a fare sacrifici, ad impegnarci, a sudare sangue sapendo benissimo che non vedremo i frutti del nostro lavoro. Ma con la consapevolezza che forse, se sapremo fare le scelte giuste, le scelte etiche, quei frutti li vedranno almeno i nostri figli.

@alessandrozorco

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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